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- Al Centro Studi GM. PRESENTAZIONE del volume “THE OTHER ROME” curato da Jean-Francois Lejeune 13 febbraio 2026.
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Pubblicato in Architettura
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GRANDE MARCELLO … GRANDE LIBRO …
Marcello Piacentini architetto 1881-1960
finalmente uscito …
il librone …
grande, grosso …
un po’ fregnone …
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COMPLIMENTI E AUGURI …
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PROFUMO DI REGIME …
Pietro Pagliardini su LA SCUOLA DEI MORTI VIVENTI …
“Non dica così professore, vedrà come si risolleveranno le sorti dell’Istruzione dopo il concorsone di oggi, grazie al quale, come ha detto quella testa del Ministro Profumo, “l’Italia tornerà un paese normale”. Infatti bisognava rispondere alle domande su cosa sia il “godet” e la “martingala”. Profumo insegna a Torino, nota per essere la città delle sartine e quindi anche il concorso è contestualizzato e attento alla tradizione.
Ma anche all’innovazione perchè occorreva sapere cosa è un “carter”, omaggio evidente al Politecnico, e “l’home banking”, omaggio doppio al Presidente Monti e alla smart city.. Insomma tutta la cultura di questo paese in 4 domande. Figuriamoci nelle altre 46: ci sarà il meglio d’Europa!
50 domande in 50 minuti: una prova da centometristi. Non c’è trippa per marciatori e maratoneti a Chi vuol essere Milionario.
Ridateci Gentile!!!!”
Pietro
……………..
Gentile? …
magari …
così nel mazzo ci mettono pure …
Piacentini … Foschini … e Calza Bini …
e allora altro che …
populisti …
qualunquisti …
disfattisti …
misoneisti …
ci diranno, senz’altro, …
fascisti …
olé …
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ATTENTI AL MORFEMA … MA C’E’ ANCHE DI PEGGIO …
“Caro Prof., il suo corso è stato il mio primo esame a Valle Giulia nel lontano febbrario 2009, ed insieme al corso di Progettazione 2 con il prof. Pasquali e Progettazione 3 con il prof. Zammerini, sono stati gli unici che mi hanno insegnato qualcosa. Ora, a distanza di 4 anni e mezzo, è la volta di Sintesi finale, ma non c’è niente da sintetizzare, se non la voglia di soffocare idee e la personalità. Al quinto anno, quando teoricamente dovei saper progettare chiese, musei o abitazioni, ancora ho a che fare con morfemi o con prof. che mi interrogano sul libro “la composizione architettonica” di Purini. Come se seguire il corso di progettazione 1 con la prof. Nencini non fosse stato già abbastanza mortificante. E’ terribile quando uno studente si alza dalla sedia, alla fine della lezione, con la sensazione di essere ancora più vuoto di quando si è seduto, soprattutto quando c’è il ricordo delle sue di lezioni, dove, alla fine, partiva un applauso spontaneo. Chiunque abbia assistito alle sue lezioni la stima immensamente e la ricorda con piacere. Continuiamo a seguirla tutti e a parlare di lei e di quello che ci ha lasciato. I miei più sinceri ringraziamenti.”
(lettera firmata)
…………….
ci ho pensato un po’ prima di pubblicare queste righe che, …
devo confessarlo, mi hanno commosso parecchio …
ma mi hanno anche ricompensato di una mattinata orrenda …
passata nel nulla, nel vuoto pneumatico, …
di una falsa discussione accademica …
sensa senso alcuno …
ove si è scoperto, dopo mezzo secolo di “riforme”, …
che l’università del futuro sarà, più o meno, come quella degli anni cinquanta …
vera pantomima da morti viventi …
che pure pare appassionare tanti nostri colleghi …
quindi …
un po’ di aria fresca non guasta …
grazie …
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NUVOLA … FICTION … IN PROGRESS …
Giancarlo Galassi :G su: LA NUVOLA E’ UNA FICTION …
“In tempi di crisi, dove tutto è illusione, fatica e incertezza, la nuvola difende l’immaginazione e il sogno riconoscendoli capaci ancora oggi di realizzare imprese altrimenti impensabili”.
“Propongo un concorso tra i lettori del blog per la migliore esegesi di questa frase presa nella pagina che, cercando soldi, tenta di rilanciare la condensazione del cumulonembo metallico.”
La Nuvola di Fuksas Work in Progress al Festival Internazionale …
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UNRRA … altro che “pescetti” …
sergio 43 commented on: UNRRA …
“Il Prof è un vero birbante o un mago. Riesce, volontariamente o meno, a risvegliare, con le immagini che ci regala ogni giorno, pensieri corretti e scorretti, opinioni seriose e battute fulminanti, odierne querelle senza sbocchi e toccanti ricordi sopiti. Embè? Direte voi. Mò che te ricorda l’UNRRA?
Era da poco passata la guerra, mio padre ancora si raccomandava, quando andavo a giocare per strada, di non raccogliere penne o altro perchè potevano essere delle trappole esplosive. Già dei ragazzini, fosse leggenda o meno, si diceva essere rimasti mutilati. L’altro luogo canonico per i nostri giochi era logicamente l’oratorio della domenica. I ragazzini del mio quartiere andavano alla chiesa di Ognissanti sull’Appia Nuova. La mattinata in parrocchia era lunga: la messa dei ragazzi alle 9, il catechismo fino alle 10, colazione composta di una ciriola e, in tempi in cui la cioccolata era scomparsa dalle case e le cui uniche leccornie erano i “pescetti” di liquerizia che il lattaio ci dava come resto, una stecca di cioccolata con la scitta UNRRA e poi partitella a pallone fino alle 13 (io ero una schiappa a pallone e qualche anno dopo preferii entrare nell’Epiro Baseball Club. In quegli anni a San Giovanni il gioco americano se la contendeva con il football e spesso, per conquistare un campetto, si litigava, chi con i guantoni chi con gli scarpini).
Abitavo in una bella palazzina moderna di prima della guerra di via Ceneda che non sfigurava, nella sue linee semplici, con gli edifici vicini, decorati di cornicioni e timpani. Casa non era grande: una stanza da letto dove dormivano i miei genitori con le mie due sorelle più piccole, l’ingresso dove dormivo io, cucina e bagno. A me piaceva e soprattutto mi interessavano dei geometrici segni grafici a rilievo sul soffitto, rette e angoli retti, semicerchi o quarti di cerchi che, senza incrociarsi mai, si rincorrevano sopra la testa. Preferivo quei segni in gesso di cui non capivo la matrice ma che mi soddisfacevano più degli elaborati ghirigori di altri stucchi che vedevo nelle case più antiche dei miei compagni di scuola (anni dopo, in uno dei primi interventi nella ristrutturazione di un appartamento, estrassi dalla memoria e rielaborai, per legare gli spazi, quei geometrici segni grafici sul soffitto. Fu una buona cosa riproporre quel segno di “modernariato”).
Mio padre era comunista mentre mamma era una fervente cattolica ma questa differenza non era causa di discussioni in casa. Papà non andava a messa e mamma non ce ne faceva perdere una, novene comprese mentre lui, comprato il suo “Paese Sera” e il “Corriere dei piccoli” (aveva cercato di portare a casa “Il Pioniere” ma non c’era piaciuto), se ne andava a discutere al bar con gli amici o al campo Almas a vedere la partita. Un giorno mamma si impose di portare quell’uomo, che dopo il matrimonio, non era più entrato in chiesa, alla funzione convincendolo pure a confessarsi. Papà entra nel confessionale pronto con il suo elenco di peccati che poi si riducevano praticamente alle messe mancate e a qualche bestemmia. Rassegnato alla sicura lavata di capo si inginocchia e, con sua e nostra sorpresa, dopo due minuti esce assolto, un Padre, Ave e Gloria. Dopo di lui entra mamma e passa un quarto d’ora buona prima di rivederla accanto a noi. Il ritorno a casa fu tra un padre imbestialito e che sfogava tutto il suo anticlerecalismo. I due minuti di un peccatore e i quindici minuti di una bigotta non facevano altro che confermargli che i preti erano dei mascalzoni.
Mi sorprese molto quindi, quando oramai io e le mie sorelle eravamo abbastanza cresciuti per andare da soli in parrocchia e senza la sorveglianza di mamma, l’insistenza domenicale di mio padre perchè ci sbrigassimo ad andare a messa e tutto il resto, tentandoci specialmente con la cioccolata UNRRA che ci attendeva mentre fino a poco prima aveva criticato aspramente quella americana carità pelosa! Dopo tanti anni compresi il perchè di tutta quella paterna esortazione chiesastica. Nessuna improvvisa conversione ma, poveri genitori miei!, in quel buco di casa erano le uniche poche ore tutte per loro e la loro privacy (parola di cui allora non conoscevamo neppure l’esistenza!).“
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