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Quando il gioco si fa duro …
Pubblicato in Architettura
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“IL LIVELLO METASTORICO … DELLA DOTTA IGNORANZA” …
Giancarlo Galassi :G commented on: “NON HA TEMPO” …
“Quello che manca a Krier & co. è il grande camuffamento che nella critica architettonica italiana va rubricato sotto la voce “ironia”.
Perché solo l’ironia è intelligenza, modernità, avanguardia…
Se solo fossero più ironici sarebbe andata per Krier come per un’architettura di capannoni dietro e facciate davanti, quale quella dell’ Outlet Soratte che anziché essere stupida e orribile si staglia oggi sull’orizzonte della storia come il capolavoro di Francesco Moschini che del resto è, meritatamente, il Segretario della gloriosa Accademia di S.Luca.”
Scoperta La 3a Via All’Architettura …
“Il nuovo Outlet Shopping sorto nel comune di S. Oreste, in località
Soratte, lungo la direttrice Roma nord, si configura in questo senso
come intervento straordinario nell’itinerario di definizione di nuovi
modelli tipologici rivolti ai luoghi del consumo. Realizzato
dall’architetto Carlo Maria Sadich, insieme con la Compagnia del
Progetto e con l’A.A.M. Architettura Arte Moderna che ha coordinato la
configurazione dell’immagine dell’intero progetto, l’intervento è
calibrato intorno al concetto di ricorso alla storia come tipo, anziché
come modello.
Il livello metastorico cui fa riferimento questo progetto
implica, infatti, il ricorso al passato come antitesi del simbolo e
superamento della tipologia secondo un’interpretazione della memoire
espressa, attraverso sofisticate declinazioni e intellettualistiche
interiorizzazioni, lasciandola riaffiorare continuamente secondo la
logica della dotta ignoranza.”
Pubblicato in Architettura
3 commenti
LA CASA … “SOGNO PICCOLO-BORGHESE” …
- Pietro Pagliardini su: INCREDIBILE MA VERO: ETTORINO RAMPANTE … ALLA CONQUISTA DEL BRABANTE …“A me sembra che Filippo ragioni proprio come lui immagina ragionino i geometri che tanto disprezza, cioè con la caricatura di quella categoria. Ma non i geometri sic et simpliciter, quanto gli archeometri. Questi, culturalmente, sono in genere, ma con lodevoli eccezioni, la più dannosa specie in circolazione tra gli architetti. E’ questa mia una forma di razzismo o snobismo nei confronti dei geometri verso i quali invece nutro sincera stima? Niente affatto, la mia affermazione nasce da anni di frequentazione di soggetti in questione i quali, hanno, in maniera diffusa ed evidente, una caratteristica distintiva: un certo complesso di inferiorità, che deriva presumibilmente da un malinteso e ingiustificato disprezzo per la scuola che hanno frequentato e che non citano mai, quasi a rimuoverne il pensiero, che, facendoli sentire architetti sì, e spesso in abbondanza, ma figli di un dio minore, li costringe ad aggrapparsi tanto acriticamente quanto stupidamente alla figura di un Maestro di riferimento. Questa condizione psicologica, indipendentemente dalle qualità dei singoli, che sono, come ovvio, statisticamente distribuite esattamente come negli architetti non geometri, genera la conseguenza di cristallizzare il loro pensiero sull’architettura così come fanno con il Maestro, non immaginando nemmeno di poter andare oltre il proprio naso, escludendo che possa esserci un pensiero diverso da quello sicuro che hanno ormai introiettato, perchè significherebbe avventurarsi in un sentiero nuovo e pericoloso per le loro certezze. Ovviamente questa generalizzazione è allo stesso tempo portatrice della negazione di se stessa ma è utile a caratterizzare con sufficiente approssimazione una categoria di architetti che esiste nella realtà.
Tutto in Filippo dice questo:
– il disprezzo per l’agenzia immobiliare, quasi immaginando che gli architetti debbano e possano avere tutti un Principe come committente, come certamente lui avrà; Visione astratta, idilliaca e utopica, soprattutto se rapportata al numero di 150.000 architetti italiani;
– il banale confronto con Maria de Filippi, pensiero debolissimo nel paragonare il mondo dello spettacolo a quello dell’edilizia (sì, la chiamo così, godendo a immaginare la reazione di disgusto), sfuggendogli evidentemente la differenza che passa tra una attività di svago passivo quale è la TV rispetto a quella dell’abitare, che è invece primaria nell’uomo come in ogni forma animale, anche se con consapevolezza evidentemente assai diversa;
– e poi la perla, il ricorso all’antico e desueto stereotipo del “sogno piccolo-borghese” appreso sui libri di storia ma non digerito, tanto da riproporlo indenne ai tempi d’oggi, che mi riporta indietro di qualche decennio, quasi che desiderare vivere in una casa accogliente, bella, diversa e magari migliore di quella del vicino sia un delitto e non un’aspirazione umana che a che fare con la libertà, che sicuramente anche Filippo prova, se non l’ha già soddisfatta con una villa in campagna o un appartamento con annesso studio nel centro storico. Insomma, c’è proprio l’incapacità critica di saper adattare un concetto storicamente vero ad una realtà sociale e politica completamente diversa.
Si rassegni Filippo, esiste un pensiero diverso e consolidato anche nella sua Olanda, paese splendido e colto ma lievemente diverso dal nostro per storia e soprattutto per geografia e modo di appropriazione e “invenzione” del territorio, che già la dice lunga sulla incapacità di cogliere l’importanza e l’influenza decisiva della diversità dei luoghi per l’architettura e di saper leggere e apprezzare il tono e il colore diverso con cui ogni luogo informa di sè la città e l’architettura.
Coraggio, si lanci nell’ignoto e metta in discussione le sue ormai stanche e deboli certezze.
Saluti”
Pietro -
“Signora mia … che brutto paesaggio” … e Rutelli dichiara guerra ai geometri …
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“NON HA TEMPO” …
memmo54 su: NUN CE VONNO STA’ …
“Una cosa concreta e normale spaventa ed allarma molto di più degli incubi di migliaia di giovanotti imbizzarriti che le provano tutte, ma proprio tutte, per inverare “l’architettura combinatoria”: una delle peggiori “distrazioni” (…. di civiltà ed anche di denaro…pubblico o privato che sia…) che questa incessante illusoria e minacciosa società propone.
Il merito è stato rifare tutto per filo e per segno : a qualcuno può sembrare una banale copiatura ma non è così. Chi non ci crede vi si provi….solo per gioco magari; i risultati potrebbero essere, letteralmente, una sorpresa.
Molti altri, spaventati dal proprio ardire, avrebbero sostituito quegli irrinunciabili elementi del linguaggio “superficiale” con prefabbricati di cls, alucobond, vetri acidi e putrelle colorate, stacchetti, dettagliucci ed attacchetti fantasiosi ed altre novità che avrebbero testimoniato il “proprio tempo” e la mano dell’artefice (..massimo o minimo…la differenza è poca…): perfettamente in linea con quanto si pensa comunemente che il momento richieda .
Invece così come realizzato non ha tempo: potrebbe essere stato costruito 100 anni fa, oggi o tra cento anni; perdipiù non si vede l’intenzionalità feroce del “nuovo” e del “diverso” che rovina tutto, anche quando c’è qualche buona idea, ragionamento od intuizione dietro.”
Saluto
Pubblicato in Architettura
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