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COMMITTENZA E SOVRINTENDENZA BECERA …
Da Sergio Marzetti: …
Prometto, Prof. , dopo questa non disturbo più e vado a fare la dichiarazione dei redditi. Trovo su Facebook questa foto di “Roma sparita” e scattano delle associazioni mentali. Sulla destra si vede l’edificio del Cinema Massimo dove con mia madre e le mie sorelle vidi, finalmente adatto alla mia giovanissima età, il “Pinocchio” di Walt Disney, altrimenti i miei genitori mi portavano a vedere i pallosissimi “Il ponte di Waterloo”, “Le bianche scogliere di Dover” ed altre amenità. Adesso al posto di quel cinema c’è la sede di un moderno grande magazzino. Sulla sinistra, alla fine di via Magna Grecia, c’è anche lì un grande magazzino che ha sì svuotato l’edificio, che qualcuno ricorderà fu la location di “Sotto il sole di Roma” di Renato Castellani, ma ne ha mantenuto le facciate, conservando, almeno lui, l’unitarietà del Piazzale Appio. Embè? Embè, niente. Primo: per me il motivo, per cui in un lato della piazza si è voluto imporre un intervento estraneo in una parte già compiuta, è perché estranea alla città, senza il senso della sua storia, è la catena commerciale, un intervento calato dall’alto come l’Holiday Inn. Secondo: La proprietà del lato di fronte è, come si diceva, “romana di sette generazioni”, intimamente più attenta, anche se ugualmente tesa al profitto, al luogo. Terzo: ma questo “Moderno”, cui siamo purtuttavia legati da intima contiguità, si deve infilare da per tutto, anche davanti al panorama dell’attico di San Giovanni, Porta Asinaria, i fornici di Porta San Giovanni, le Mura Aureliane? Dice: “Ma a Piazza Fiume c’è ben il lavoro di Albini!”. Il discorso diventerebbe ozioso: “Sì. ma Porta Salaria non c’è più, Corso Italia è un’autostrada, gli importanti palazzi che proseguono verso Porta Pinciana costituiscono tutti insieme un bel momento unitario del periodo appena trascorso, ecc.”.
Insomma, per dirla con Roberto Veneziani, dovremmo essere capaci ogni volta di distinguere dove” un intervento è pertinente ed interessante” e dove no e ringraziare quando la “commitenza” (e chi deve Sovraintendere) “è illuminata e non becera come spesso accade”.
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IL FASCINO DELLA POLVERE …
Da Sergio Marzetti: …
“Caro Prof., il blog ha posto spesso all’attenzione di noi archiuocciari questo particolare periodo artistico: le formelle della Casa del Passeggero, la bella mostra di Alfredo Biagini. Pongo all’attenzione questo bassorilievo che penso sia dello stesso periodo. Ha una piccola storia. Venni accompagnato a visitare il capannone di una storica fonderia che si era trasferita, approfittando degli incentivi, nel Basso Lazio. Il senso d’abbandono aveva oramai prevalso però il luogo manteneva un suo fascino. La semioscurità era attraversata dai raggi di luce dai buchi sul tetto. Sulle mensole tutt’intorno e a tutta altezza erano appoggiati i calchi in gesso coperti di polvere di vecchi ufficiali del Regio Esercito, baffuti funzionari ministeriali, profili di dame del generone romano con crocchie assestate e giri di perle. Sono sicuro che la maggior parte di quei volti adesso bruniscono al sole del Verano, altri ne ho visti nei salotti borghesi di eredi oramai dimentichi di quegli austeri caratteri. Sotto un bancone, tra altre rovine, raccattai questo gesso che mi piacque e mi venne regalato.
Mi son sempre chiesto chi fosse l’autore e quale fosse il significato, probabilmente la rappresentazione dell’Estate. Qualcuno ne sa qualcosa?”
………….
fichissimo …
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