«A guardare nei ricordi sembra ancora ieri» …

gliarchicefalici750

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La biblioteca dello Stalker …

Biblioteca_Stalker“Ogni tanto
ritornare
in questa stanza.”
:G

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IL CALENDARIO 2014 DEGLI ARCHITETTI FINITI MALE 02.Febbraio …

Calendario_Architetti_2014_2aMnesicle (475 – 430 a.C.)

Nativo della Dacia (odierna Romania) come i  migliori operai edili nella Grecia di quell’epoca, il suo nome vero era  Munesicule. Cercò di nascondere le sue origini straniere a quei classisti di ateniesi iscrivendosi all’Ordine degli Architetti senza le U. Scoperto l’inganno dal perfido Icotino, il suo più acceso rivale, Mnesicle riuscì a convincere l’assemblea dei cittadini che un nome dalla pronuncia improbabile desse un tono postindoeuropeo all’uomo di classe.  L’idea era così economica e populista che allo statista Pericole bastò togliere la O dal nome per divenire subito demagogicissimo.

Oppresso dalla moglie, a sua volta vessata da quelle snob delle sue amiche, anche l’odioso Icotino si disanagraficò la vocale riconoscendo indirettamente a Mnesicle il suo primato tra i contemporanei: «E’ il mio maestro di raggruppamento consonantico», amava ripetere, ma, secondo lo storico dell’epoca Tcidte, la frase è da intendersi come ironica e colma di malcelata invidia.

Conquistata per meriti antroponomastici la fiducia degli ateniesi, Mnesicle li convinse che i tornanti della vecchia mulattiera che saliva all’Acropoli fossero così antimoderni che anche uno spartano si schifava a farli. Li sostituì con uno scalone dritto per dritto sicuramente scenografico ma con un rapporto alzata pedata da stiva di trireme: «E’ una memoria della potenza marittima di Atene», scrisse nella relazione al progetto.

Purtroppo i lavori di Mnesicle sancirono il declino della solenne Processione Panatenaica che era tanto caratteristica per gli ipparchi di corsa a cavallo, per le quadrighe seguite da opliti trottanti in armatura, per le affannate mandrie di buoi da sacrificare, per i suonatori, le canefore, i sacerdoti eccetera eccetera: nessuno riusciva più ad arrivare in cima alla ripida scala e a varcare i Propilei.

Munesicule il Dacio e suoi assistenti furono bolliti, inscatolati in piccoli tranci e distribuiti come opere d’arte di Pireo Manzoni alla colta popolazione di Atene. Ne trascriviamo la ricetta dall’etichetta: acqua, miele, piante aromatiche, aromi naturali, spezie, carni di architetto cotte 38% equivalente a 163 gr. di carne cruda magra (76% del peso dichiarato), sale, marsala, gelificante: agar-agar, addensante: farina di semi di carrube, esaltatore di sapidità: glutammato monosodico, conservante: sodio nitrito.

Calendario_Architetti_2014_2b

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ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.22: LUDOVICO QUARONI (2) …

ArchitetturaBuonaComeIlPane22_01

NELLA MERIDIANA

Ludovico Quaroni: Quartiere Casilino

 «Caro Giancarlo,

è notte, un po’ prima dell’alba, il sonno se n’è andato e il sole non si è ancora alzato. Allora mi viene da raccontarti, parlando di sensazioni, di come, sicuramente in maniera inconsapevole anche per il progettista, questo quartiere, ruotando intorno ai suoi fulcri, si muove al volgere delle stagioni.

Non so se il mio è un caso fortunato o se anche le altre abitazioni godono di questo fenomeno. Mentre, quando abitavo in Via Appia con i miei genitori, mi accorgevo dello scorrere dell’anno dal variare della luminosità atmosferica, qui so esattamente quando è il solstizio d’inverno e il solstizio d’estate. Adesso, sotto Natale, l’astro tramonta esattamente tra due stecche ed è una gioia quando la stanza posta a mezzogiorno si infuoca agli ultimi raggi come quando, all’arrivo dell’estate, il calare del sole è inquadrato da altre due stecche e la stanza posta verso Nord esplode a sua volta di colore.

Adesso scherzo chiaramente, ma capisco il rapporto che i popoli antichi avevano con l’astro solare; che so? Stonehenge, l’aula di fondo di Abu Simbel, l’ombra dell’ombelico-gnomone di Augusto e l’Ara Pacis, il raggio di sole che penetra nell’ombra di una basilica e percorre sul pavimento la linea del meridiano. Ma non solo in questi esempi mi ritrovo. La costa del mio paese nelle Marche, quella che hai visto in fotografia, era divisa, fino all’ultima riforma agraria, a mezzadria. Mio nonno era il Vergaro, o come si dice in dialetto, “lu Vergà”, del nobile proprietario. Passavamo l’estate a casa dei miei nonni e una volta gli chiesi il perché dello strano orientamento del suo casale, identico d’altronde a quello di tutte le altre mezzadrie. Mi spiegò, ragazzino abituato alla indistinta  squadrettatura degli isolati cittadini, che l’angolo rispetto all’orizzonte era perfettamente calcolato per la migliore insolazione.

Quando mio padre dovette comprare un pezzo di terra nella nuova squadrettata lottizzazione del paese per ricostruire la casa di famiglia, notai come l’antica sapienza dei costruttori per sfruttare al meglio quella che adesso chiamiamo “energia rinnovabile”, non fosse stata affatto presa in considerazione dagli agenti immobiliari. Ignoranza? Abitudine? Speculazione? Non lo so. Però la storia non finisce qui. Davanti casa mia venne ad abitare un piccolo costruttore e siamo divenuti amici. Quando mi serve qualche lavoretto mi rivolgo a lui e anche lui mi chiede qualche ragionamento d’architettura. Qualche anno fa riacquistò uno di quei casali e un bel pezzo di terra intorno. Voleva costruire ed era indeciso. Buttare giù il vecchio casale e farsi squadrettare dal geometra il terreno in lotti fronte strada? Feci una bella chiacchierata con lui e lo convinsi del valore sia storico che di mercato dell’antico manufatto, una volta restaurato, e di come avrebbe potuto costruire le altre abitazioni che il Piano Regolatore gli concedeva con lo stesso andamento Nord-Ovest/Sud-Est. Queste case, per la gioia del costruttore e dei compratori, godono anche di questo valore aggiunto. Quel piccolo quartiere, a confronto con il più usuale e indistinto posizionamento ortogonale del resto del paese, si pone un po’ come il Casilino 23 di Quaroni si pone con il restante quartiere di Centocelle che gli sta di fronte. D’altronde, sai quando mi convinsi a venire ad abitare al Casilino, io che venivo da San Giovanni/Piazza Re di Roma? Quando le mie figlie, sette e quattro anni, si dimostrarono entusiaste, come lo sono i fiori in fase di crescita e di sviluppo, di quel sole e di quello spazio per i loro giochi.

Be’! Ancora è buio e forse riesco a farmi un’altra ora di sonno. Ciao, Giancarlo!»

Sergio 43

P.S.: Tanto per farti entrare nel mondo di una volta, ti mando questo quadretto che feci, impedito dal muovermi da una ingessatura al piede, nello stile naif che andava di moda qualche decennio fa. Praticamente c’è tutta la mia famiglia, nonni, zii, genitori…buoi e vacche. Il tutto estratto dalla memoria di una dura  giornata di lavoro quando dopo una raccolta del pomodoro, ci si preparava per la danza serale del “saltarello” accompagnato dal suono della fisarmonica. Ah! Sullo sfondo c’è il casale di cui ti ho parlato.

 ArchitetturaBuonaComeIlPane22_02

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Il ‘degrado pagato’ …

Schermata 2013-12-13 a 20.07.01Da Eleonora Carrano: …

“Università: il ‘degrado pagato’ raccontato dagli studenti di Architettura

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/13/universita-il-degrado-pagato-raccontato-dagli-studenti-di-architettura/812283/

Un saluto”
Eleonora

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CasilinoSuGoogle

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ARCHITETTURA BUONA COME IL PANE n.20: LUDOVICO QUARONI …

ArchitetturaBuonaComeIlPane21_01 URBANISTICA

Ludovico Quaroni (con Roberto Maestro e altri) : Quartiere Casilino

    Non ero mai entrato in una casa stretta solo 10 metri, nell’appartamento in linea funzionalista a corpo doppio, con vano scala a due appartamenti per piano e il famoso doppio affaccio su fronti opposti che consente di catturare il sole a tutte le ore del giorno e avere una ventilazione trasversale. Probabilmente la più importante conquista “igienica” del movimento moderno che risolveva il problema della linea ottocentesca a corpo quintuplo rigirante con alcuni alloggi affacciati su strada e altri solo su cortile e un nodo d’angolo inabitabile riservato, nei casi migliori del primo novecento, alle scale.

Avevo sempre dubitato della trovata quaroniana di usare questo tipo in un impianto a raggiera per costruire un luogo al Casilino 23, un luogo da opporre al tappeto indifferenziato di condomini da otto piani o palazzine da quattro che occludono il territorio romano tutt’intorno al centro storico. Nel primo progetto, a firma soprattutto di Roberto Maestro (Quaroni aveva indetto un concorso per l’impianto del quartiere tra i suoi collaboratori), gli edifici puntavano tutti verso un centro, ma la variante realizzata divide a gruppi le stecche e li incardina su poli diversi tutti raccolti in un’area centrale dove sono le scuole, la chiesa e il mercato. Ed è una scelta forse casuale ma giusta: se a volo d’uccello un unico centro era più leggibile e significativo (il famoso rudere di Colosseo), sul terreno, assumendo il punto di vista del residente, sarebbe stato inutile e ridondante.

Ho studiato un paio di anni questo quartiere ma solo affacciandomi dalla loggia di una delle firme di Archiwatch, ho capito che alla finestra di una di queste case non si può mai eludere la propria posizione nel quartiere, che è quella che conta, a scala umana, da cui deriva la consapevolezza di avere un posto nel mondo.

Gian Carlo :Galassi

[duepuntig@gmail.com]ArchitetturaBuonaComeIlPane21_02

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Saluti con leggerezza …

Schermata 2013-12-13 a 11.38.49Da Mauro Risi: …

“Buongiorno Professore.

A proposito di quanto scrive Sergio 43
Qualcun altro, per innata LEGGEREZZA…
I “4 a Vita”
Vi saluto con “leggerezza“, s’intende…

MAURO

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“Aripunzipunzipà” …

Antonio_Gherardisergio 43 commented on: La falsa ultima vignetta di Falso Cascioli …

“E con questo finisce la necessità di Archiwatch, se è vero, Dio non voglia, che questa possa essere l’ultima vignetta di Falso Casioli. Qualcuno ha inteso questo blog come l’estensione di un’Aula Accademica dove scaricare frustrazioni, disillusioni, presunzioni. In quest’Aula Virtuale se ne son sentite e viste cose che voi umani….(puntini, puntini). Qualcun altro, chiuso nella propria grotta come un San Girolamo, ha ritenuto che fosse cosa opportuno affermare la necessità di riscrivere il Librone tornando all’originario vernacolo….(aripunzipunzipà). Qualcun altro, per innata leggerezza e vacuità, ha inteso Archiwatch come un porto tranquillo dove cazzeggiare con gli altri naviganti su strani luoghi visitati e aliene e moribonde culture incontrate dopo viaggi perigliosi, zittiti però da altrettanto cigliosi commissari del popolo. Siamo d’accordo che per ognuno di quei “Qualcuno” c’è qualcosa di più significativo da fare che non perdere tempo a partecipare a un Social Network, roba adatta a giovani fanciulli o a stanchi vegliardi, non a vigorosi esemplari che dovrebbero avere ben altro “cazzo da fare”. Invece tutti vi colloquiano con lo sguardo rivolto al proprio ombelico, emettendo, nella generale cacofonia, sentenze apodittiche e apocalittiche.
Quindi: “L’ultimo spenga la luce!” o, se vogliamo chiudere con un tocco di poesia,:
“All’urtimo uscirà ‘na sonajera D’angioli (stavo a scrive, penza ‘n po’, “de Fascioli”!) e come si ss’annassi a letto,
smorzeranno li lumi e bbona sera!”

Antonio_Gherardi part

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VOGLIAMO IL CONFORMISMO? Ce lo dobbiamo guadagnare …

MALAPARTE NO TROLL ...

“Cecco Angiolieri, Benvenuto Cellini, Salvator Rosa, Giacomo Casanova, Lorenzo da Ponte ….
Curzio Malaparte?”

SDS

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