-
Avviso
La biblioteca e l’archivio sono aperti al pubblico su prenotazione in osservanza delle norme anticovid.
Cerca
Contatti:
E-mail: centrostudigm@gmail.com
Tel: +39 347 1095386
Indirizzo: via Tevere, 20 – 00198 Roma
Orari: lun – ven dalle 09.00 – 15.00Classifica Articoli e Pagine
- VENERDI' 30 OTTOBRE 2026 alle ore 17:30 il Centro Studi Giorgio Muratore. Osservatorio sull'architettura inaugura le attività del nuovo anno con l'invito alla presentazione del volume "INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983" a cura di Clementina Barucci e Bruno Regni. Campisano Editore.
- Un ricordo di Patrizia Pizzinato di Simone Ombuen
- Portinerie Romane: Racconto di un progetto 2016-2018, oggi alle 18 al centro studi Giorgio Muratore
- LE ROSE DI PALIZZI ...
- Portinerie Romane: Racconto di un progetto 2016-2018
- VILLINO ROMANO ...
- L’autorevole … segno metropolitano …
- L'INFERNO DELL'ARCHITETTO ...
- Per il Cheapscape (2) …
- Valente “futurista” … il Carro di Tespi compie ottant’anni …
Commenti recenti
- valentinabarucci su Un ricordo di Patrizia Pizzinato di Simone Ombuen
- Lazio su AUGURI DARIO!
- Mauro Risi su AUTOBIOGRAFIE SCIENTIFICHE. Marco Petreschi “L’arpa Birmana”. 22 giugno 2023.
- Franco ansrlmuvvi su Un ricordo per Paolo Portoghesi di Franco Purini
-
Articoli recenti
- VENERDI’ 30 OTTOBRE 2026 alle ore 17:30 il Centro Studi Giorgio Muratore. Osservatorio sull’architettura inaugura le attività del nuovo anno con l’invito alla presentazione del volume “INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983” a cura di Clementina Barucci e Bruno Regni. Campisano Editore.
- E’ appena uscito il volume di Mauro Sàito, “Passeggiate architettoniche”, dedicato a trenta itinerari in Basilicata alla scoperta delle architetture del ‘900.
- Il Centro Studi Giorgio Muratore ricorda con grande affetto Susanna Nobili, con le parole di Flavia Rossi.
- AUGURI DARIO! 10 Agosto..
- Pubblicazione del volume “INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983”.
Archivi
Star-Kult d’antan …
Pubblicato in Architettura
4 commenti
Star-Kult … Vs. … No-Logo … Politica … Spettacolo … Architettura …
Sergio Brenna su Massimiliano Fuksas …
Riceviamo e volentieri vi giriamo …
“Massimiliano Fuksas, dalle pagine del Corriere della Sera dello scorso lunedì 17 marzo, annuncia che ritiene superata la lotta al capitalismo; che votare Sinistra Arcobaleno sarebbe non solo un errore, ma un voto inutile; che alle prossime elezioni appoggerà il PD e Walter Veltroni. Ciò che lo ha fatto decidere al gran gesto è stata la presenza di Bertinotti alla sfilata militare del 2 giugno con al bavero la spilla dei pacifisti: un gesto arcaico che isola dal confronto con la modernità delle magnifiche sorti e progressive della sua architettura nel capitalismo globalizzato. Che altro potevamo aspettarci da uno che, venuto dall’esperienza del FUAN-Caravella (come testimonia Renato Nicolini), ha attraversato il ’68 come esperienza muscolare, per rifugiarsi a trescare col socialismo francese quando era al potere, salvo sedersi subito dopo alla corte di Sarkozy, quando il vento del potere sembrava essere girato ? Non possiamo neanche cavarci la soddisfazione di ripetere “Fuksas se n’è gghiuto e soli ci ha lasciato”, come fece Togliatti con Vittorini, perché sarebbe un’offesa alla memoria di un intellettuale di ben altro spessore e dignità. Non l’ho mai incontrato questo Jean Nouvel “de casa nostra”, questo Bob Venturi “de la Magliana”. Anzi, no: una volta siamo stati seduti insieme allo stesso tavolo su una terrazza romana, dove – dopo aver cortesemente declinato l’invito all’onore di essergli presentato – l’ho sentito concionare contro quei “rompic…” dei cittadini che osavano mettere in discussione l’opportunità di realizzare la sua Nuvola. Come si permettevano, se lui godeva dell’incondizionata stima del Sindaco e dell’assessore capitolini ? Ma di lui sento dire altre cose: ad esempio sembra che sia solito esprimere la sua critica al lavoro dei suoi collaboratori in studio sfasciandone i plastici al grido “che so ‘sti colori da frocio ?”. Si sa, lo stile è l’uomo ! E poi, notizia ben più importante, so per certo che non ha mai progettato la Nuova Fiera di Milano, per cui tanto si vanta e viene decantato. Lo so perché, avendo fatto l’assessore alla gestione del territorio a Rho dal ’94 al ’98, ho visto nascere, ben prima che vi mettesse mano Fuksas, la proposta di impianto insediativo della Nuova Fiera con la ormai famosa spina centrale di quasi un chilometro, elaborato dall’ingegner Vettese dell’Ufficio Tecnico di Fiera. Un impianto non esaltante, molto rivolto alla risoluzione del funzionamento aziendale della macchina fieristica, territorialmente piuttosto introverso e poco attento all’integrazione con l’intorno, ma tutto sommato progettualmente onesto. Fuksas di suo vi ha aggiunto, per conto del general contractor Astaldi, la trasformazione della spina centrale nella sua immaginifica Vela vetrata: avete mai provato ad attraversarla non dico in estate, quando proprio occorrono attrezzature da traversata sahariana (e, infatti, non ci passa nessuno), ma anche solo nelle mezze stagioni ? Di un’assoluta incongruità strutturale e costruttiva che ha messo a dura prova le capacità del consulente strutturista e della ditta esecutrice (non oso nemmeno pensare ai costi inutili, che potevano ben più utilmente essere indirizzati), è un vero monumento alla gratuità espressiva e allo spreco energetico e ambientale !
Al di là delle debolezze dell’uomo che sono note, la vicenda di Fuksas e del suo inarrestabile successo mediatico pone alla Sinistra un problema politico e culturale di fondo che ci interroga sull’effetto di “scoop” dell’immagine nelle opere pubbliche affidate all’indiscutibilità della fama mediatica dei grandi nomi dello stilismo architettonico, oggi usata sempre più spesso da amministratori in vena di cavalcare (a destra come a sinistra) una pervasiva politica-spettacolo per imporre scelte che non si vogliono discutere coi cittadini. Credo sia giunto il momento di chiedere un’estensione delle rivendicazioni no logo anche al campo delle manifestazioni della creatività architettonica, che affermi l’architettura delle città e dei cittadini e non quelle degli architetti !”
Sergio Brenna
Pubblicato in Architettura
16 commenti
Rosso Romano …
Riceviamo dal misterioso, ma evidentemente affezionato … Rondone Romano … questo commento sul Colore di Roma …
probabilmente siamo “coetanei” ed è forse anche per questo che la memoria ci tira brutti scherzi …
ci piace sfiorare a volo radente i tetti, le case, i palazzi, le piazze, le pietre, della nostra città …
ci piace il colore di Corot, dei francesi, degli olandesi, di Mafai, di Socrate, di Trombadori … di Scipione … naturalmente …
non ci piace questa Roma svarecchinata e meringata … tanto politicamente corretta/corrotta … uscita dalla centrifuga degli affari e della falsa cultura … strizzata e scolorita … come un cencio esangue … scorticata e riportata ad un’origine mai stata … solo per non prendersi le responsabilità di una scelta … neppure di un colore qualsiasi … ché tutto deve essere “normato” … da una scuola, da una regola “scientifica” … da un’appartenenza … da un’osservanza … anche per la scelta di un semplice colore di una facciata che, …
almeno per quanto riguarda il contemporaneo …
ma quante bestialità anche e soprattutto sul contemporaneo, … ma già sta scritto nel vecchio regolamento edilizio … eppure non cè condominio che non eserciti la sua squallida e pretenziosa creatività cromatica … (dagli Alberghi Rossi della Garbatella … alla Facoltà di Architettura di Valle Giulia … perché è tutto più “tonto”? … perché si è scelta la via di un melenso quanto pruriginoso bon ton …
smorziamo i toni … quel “rosso”, quasi vermiglio, … così cafone … fa tanto macelleria … meglio un caldo “mattone” … più bruciato … autunnale … signora mia …
Ci scrive, appunto, il migrante volatile capitolino: …
“E’ un tema interessante questo. Sul quale litigo da anni. Ricordo una Roma molto più rosso scuro e grigio travertino da bambino (nonché io abbia mille anni, ma mi avvicino, e la mia anima è anche più antica). A volte perfino troppo. Palazzo Colonna era di fuoco. Sant’Ivo sembrava una mina di una matita carbone puntata verso il cielo.
Del resto le tele di Corot mi facevano capire che in quella porpora e in quella pietra c’era molto del severo, nobile (e papale) calore e colore romano, di almeno un paio di secoli.
Poi sono arrivati i teorici dell’azzurrino, quindi del giallino, se non del bianco gelateria. Roma è diventata candida (di romanelle per la verità, mentre i cortili e gli androni serbano rancore tenebroso). Mi pare una boiata. Ma intanto ci pensa l’inquinamento a riequilibrare il tutto.
Visto che siamo in tema, chiedo all’ArchiWatch se anche questa smania di estrapolare mattoncini a vista su facciate rinascimentali, barocche e settecentesche sia tanto corretta.
Guardando Palazzo Farnese ma ancor più Palazzo Odescalchi qualche dubbio mi viene. (http://www.palazzidiroma.it/palazzo%20Odescalchi.htm) Lesene insieme a mattoni a vista? Fa un po’ troppo ‘loft newyorkese’…
Grazie per le curiosità sempre di grande interesse.”
R.R.
P.S.
solo un’osservazione …
a proposito di scorticamenti e di mattoncini a vista …
sono anni che anch’io mi chiedo il perché di tanto accanimento …
casi eclatanti come Palazzo Farnese e Villa Giulia non possono poi che lasciare piuttosto sconcertati … soprattutto là dove si vedono (specialmente dopo i “restauri” …) affiorare strane e criptiche trame altrimenti “decorative” di un paramento murario, per il resto, a regola d’arte …
evidentemente sotto la maschera della scialbatura …
ah … la scialbatura … l’arte … della scialbatura …
emerge un messaggio … il segno … criptato, ma pur evidente … di una precisa volontà di “firmare” il manufatto …
magari il segreto di un’arte … “massonica” … per intriseca e tautologica definizione …
naturalmente di tutto questo non ho “prova” alcuna … solo … un dubbio che viene dall’impossibilità di un errore …
il caso … la dimenticanza di un garzone? …
alterare la cromia secondo un codice … una trama … sortirne un “disegno” …
è un po’ difficile che sia dovuto alla sbadatezza di un “mastro” …
cioè di un “maestro” …
e la messa in opera dei mattoni …
non era certo lasciata ai garzoni …
Pubblicato in Architettura
3 commenti
Il colore di Roma? … boohh? …
Riceviamo da Vincenzo Delle Site questa gradita segnalazione che riguarda uno degli aspetti più attuali e comunque, da sempre significativi, dell’immagine di Roma …
il tema del colore di Roma … è argomento probabilmente vecchio come il mondo … e comunque irrisolto da sempre …
anzi … da quando, da più di una trentina d’anni, … se ne occupano a tempo pieno le soprintendenze romane … le cose non fanno che peggiorare …
a vista d’occhio …
condividendo sostanzialmente lo spirito della lettera, …
ve la giriamo quindi volentieri …
“Gentile Professore,
ogni tanto faccio una visita al Suo blog, che trovo divertente ed istruttivo. Le scrivo per segnalarle una curiosità piuttosto interessante che potrebbe esserLe sfuggita.
Mi capita spesso di passare sul lungotevere Aventino, da cui si gode la vista del complesso del San Michele, una delle sedi del rutelliano (ancora per poco) Ministero dei Beni Culturali.
Nel corso degli ultimi anni questo enorme edificio è stato ritinteggiato più volte e sempre un pezzo alla volta, tanto che, girandogli intorno, si possono ammirare svariate coloriture tutte un po’ diverse tra loro. Circa tre anni fa si è deciso di dipingere di nuovo la facciata verso il Tevere. Il colore rosso-ocra originario è stato sostituito con un giallino-crema-uovo sbattuto, molto utilizzato negli ultimi tempi (probabilmente esistono depositi immensi di questo colore chissà dove, e si cerca di spalmarlo su ogni edificio possibile). Questa sostituzione a Roma dei caratteristici colori caldi con squallidi colori chiari nord-europei è una cosa che trovo molto triste, ma forse sono il solo a preoccuparmene.
Per farla breve, montati i ponteggi è iniziata la tinteggiatura, si è poi interrotta, poi è ripresa, poi si è interrotta di nuovo e poi più niente, giunti a metà della facciata evidentemente sono finiti i soldi (oppure sono serviti per costruire qualche ascensore…). I ponteggi sono rimasti lì e, ovviamente, ne hanno approfittato i writers per fare qualche sgorbietto qua e là, all’altezza dei primi piani. Dopo un anno di inattività, con i ponteggi mezzi arrugginiti (che probabilmente sono serviti anche a qualche ladruncolo per portar via i computers del Ministero passando dalle finestre) si è deciso finalmente di smontarli. E ora, chi passa sul lungotevere Aventino può ammirare questo enorme edificio dipinto a metà.
Però…a pensarci bene mi sorge un dubbio. Forse il Ministro Rutelli, da bravo laziale, ha voluto fare una gesto di cortesia verso gli abitanti di Testaccio che, come è noto, sono quasi tutti romanisti incalliti. Grazie a Rutelli, ora possono passeggiare sul lungotevere e godere alla vista di questo palazzo mezzo giallo e mezzo rosso.
Cordialmente”
Vincenzo Delle Site
P.S.: “Ne approfitto per chiederLe un parere su questa faccenda del colore a Roma: ma chi decide i colori? Esiste un piano del colore oppure è tutto casuale? In fondo a me non dispiace che il San Michele sia rimasto a metà, perché preferisco il colore vecchio, che mi sembra più “romano”. Se riesce a sapere come sono andate le cose in questa faccenda, ci aggiorni attraverso il suo blog!”
in effetti sul tema si potrebbe e si dovrebbe scrivere ancora molto …
oltre al troppo e, troppo spesso, inutile già pubblicato …
ricordo, qualche anno fa, un noto sovrintendente … che proprio a questo proposito … ebbe a dire che il colore “scelto” dall’amministrazione “competente” … era dovuto alla “media storica” … delle tinte usate negli ultimi due secoli … e quindi quel color merda di gallina che vediamo un po’ dappertutto … ne sarebbe la risultante …
altro caso … (questa volta a proposito di Restauro del Moderno …) … in occasione dei Mondiali di Calcio del Novanta … il Coni ripittò gli edifici del Foro Italico allora ancora di un bel rosso “Del Debbio” … anche se un po’ ammalorati qua e là …
il risultato è ancora sotto gli occhi di tutti … una specie di violetto-ciclamino-tartan … qualcuno per semplicità aveva consigliato infatti di rifarsi al colore delle piste di atletica (alludendo evidentemente alla terra battuta … alla quale si era naturalmente rapportato lo stesso Del Debbio …) …
peccato che, nel frattempo, le piste fossero state rifatte in materiale sintetico e che il loro colore tendesse inequivocabilmente al violetto …
e siamo stati ancora fortunati che non le avessero rifatte … in plastica verde …
altrove, sempre per rimanere nell’ambito delle cromie “moderne”, si è fatto largo uso di documenti fotografici … in Bianco e Nero …
così va il mondo …
P.P.S.: … per quanto riguarda il San Michele … edificio che oltre al Ministero “competente” ospita paradossalmente anche l’Istituto Centrale del Restauro …
il colore che oggi appare come “originale” …
non ha niente a che vedere con quello preesistente prima dei radicali restauri creativi che hanno massacrato l’aspetto e la sostanza della vecchia fabbrica …
all’epoca … correva anche voce che fossero state effettuate, dai valorosi tecnici dell’I.C.R., delle stratigrafie per rintracciare il colore “originale” …
ma che si fosse optato per tinte più in sintonia con le sensibilità estetiche ministeriali … per l’eccessiva “vivacità” delle cromie antiche …
infatti …
ringraziamo Vincenzo Delle Site anche per le foto …
Pubblicato in Architettura
6 commenti
Per gli amanti della leggerezza …
Pubblicato in Architettura
2 commenti
Sampietrini … a regola d’arte …
Pubblicato in Architettura
3 commenti
Architetture … elettorali …
Roma … architetture-manifesto … lungo le strade del web elettorale …
dal sito di un giovane candidato “civico”, …
forse già sufficientemente “cinico” …
Pubblicato in Architettura
1 commento
Politica e cultura … politica o cultura? …
Riceviamo da Manuela Marchesi e volentieri vi giriamo questo suo commento sugli aspetti “minori” … del degrado romano …
evidentemente è, anche e soprattutto dalle piccole cose, che si legge lo stato di disagio di una città … grande o piccola che sia …
“In effetti esiste un problema di decadimento culturale, e di disinteresse per le piccole cose che messe insieme dànno la misura dell’attenzione alla cultura nel senso più ampio del termine.
Il mio osservatorio è il centro storico. Quando esco di casa vengo “offesa” dalla continua proliferazione di pessimi negozi iperilluminati che vendono souvenirs di Roma fatti non certo a Murano, e tutto ciò dove fino a poco prima esistevano negozi di ben altra natura.
Laddove c’è uno di quei luoghi che chiamo “mangifìci” (nel senso della produzione di mangiare) c’è sempre un cameriere preposto a irretire il viandante con l’offerta orale del menù, cosa che è da accattonaggio, (mi scuso con i camerieri, mani anzi, voci pagate…)
Davanti alla chiesa di San Carlo al Corso è stato aperto un nuovo negozio da “stracciaroli” che si chiama “de puta madre” ovvero “figlio/a/ di puttana…
Il sagrato di San Carlo è stato circoscritto da piloni e catene così chi vuole andare nello spazio pedonale deve scavallare le catene (e se uno ha male a un gionocchio?)
Guardo con amore i vecchi intonaci che il tempo ha ingentilito, e guardo con fastidio le nuove tinteggiature biaccose e troppo anemiche di colore, lesene, stucci, fregi, timpani, tutti uniformati da una mano di tinta pseudocolta.
Anche in queste piccole cose si vede la cura della città, l’interesse per la cultura intesa come qualcosa che non è appannaggio esclusivo di chi è colto(!?!)
E non taccio sui lavori che hanno iniziato all’Augusteo, ché già piango per le piante e gli alberi che faranno quasi di certo una brutta fine. E poi cosa ne sortirà fuori?
Un’ altra Ara Pacis?
‘Sta storia di riqualificare maschera la necessità di far lavorare le persone, di creare occupazione, di muovere le acque giusto per muoverle, mentre chissà quante altre zone della città avrebbero davvero necessità di molta più attenzione, ma un tipo di attenzione non megalomane o trionfalistica. un’attenzione, invece, davvero colta.”
E.M.
parole “sante” e … naturalmente … poco “politiche” …
Pubblicato in Architettura
6 commenti
Dar Bottegone … ar botteghino … tutta ‘na fiction …
Strana giornata davvero, quella di oggi, con il Cavaliere a Corviale e il Warter nazionale a Villa d’Este di Cernobbio …
Così il Cavaliere mascarato che abbandona il suo amato Biscione e cavalca l’odiato, romanissimo Serpentone e Corviale che doveva essere il Karl Marx Hof capitolino diventa il BerluSchloss, roccaforte del nuovo ducetto della marana … sembra di sentirlo … “Faremo di questa muraglia sorda e grigia … la prima pietra di Roma 2 … qui pianteremo le rose … là un laghetto con le gondole … le papere, i cigni, i nanetti, Biancaneve, … si pagherà anche il biglietto all’entrata … mutui per tutti a tasso zero … pago io …”
Intanto il Warter nel salotto buono del neocapitalismo internazionale, quello che sa di affari bacati, di massoneria soda e di finanza tarocca … arringa da par suo promettendo “il sogno di un Romano novissimo … meno tasse e più lavoro … stipendi assicurati per i ggiovani … pensioni d’oro per tutti gli altri … caramelle … cioccolatini … colombe pasquali e marzapane … per diventare tutti più buoni” … (bboni da magnà … forse) …
Il cavaliere di plastica che caccerà gli Stalker dall’abominevole kilometrico edifizio spalleggiato dalle muscolose comparse del nuovo Littorio …
Il poverello di Spello che sceso dal bus … dividerà le sue “ermetiche” crostatine bbiologgiche … con i bancari riciclati verdi dei petrolieri ecosostenibili della LSE … che, dopo che ce se so magnati tutto er patrimonio, … puro l’occhi pe’ piagne, come se dice da ste parti, … ce venderanno puro l’acqua der rubbinetto … quella che ce l’avevamo gratise dai tempi de l’antichi romani … ma che ormai … nelle mani loro … vale più dell’oro …
Ma che cazzo di paese è mai questo?
Sembra il set di Maciste … o quello di una commediola alla Woody …
Ma chi jele scrive le sceneggiature … a ‘sti politici? …
Poi tutti a Porta a Porta … cor Vespone nostro … (anzi … loro) … a facce vedé com’è annata ar botteghino …
Veramente un Bel Paese … ‘n’arta fiction …
Pubblicato in Architettura
14 commenti













