Prove tecniche di demolizione …

prove tecniche

Tagliare i ponti …
con la storia …

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La finestra … sul cortile …

finestra-a

Il più bel panorama possibile …
sul Museo della Scienza …

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Atticismo … piacentiniano …

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Milano … mani e … fumo sulla città …

fumo-milanese

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Finalmente … un poeta … ai Beni Culturali …

Alcune liriche del neo-ministro ai beni culturali: …

A Silvio
Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

A Rosa (madre di Silvio n.d.r.)
Mani dello spirito
Anima trasfusa
Abbraccio d’amore
Madre di Dio

A Veronica (moglie di Silvio n.d.r.)
Bellezza del soccorso
Sensuale ironia
Vigore dell’amore
Intrepida solitudine

A Walter (ombra di Silvio n.d.r.)
Tenero padre
Madre dei miei sogni
Anima ulcerata
Figlio mio Ritrovato

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Come demolire … la sinistra … modello Roma …

Riceviamo da Danilo Nuccetelli questo sacrosanto sfogo che non possiamo non condividere, parola per parola: …
“Rutelli non ha torto perchè ha perso.
Ha perso perchè ha fatto male il Sindaco e peggio il Ministro.
E Veltroni ne è stato il degno continuatore come Sindaco con l’aggravante di averci fatto raccontare dai gionali e dalle tv per sette anni che Roma era la città meglio governata del mondo.
Non mi viene in mente nemmeno un’opera del duo che sia salvabile.
Purtroppo nè l’uno nè l’altro hanno mai voluto solo ascoltare voci che non fossero di adulatori e hanno seminato la desolazione tra i loro stessi sostenitori.
Sono stato tra questi, ma non ho aspettato la disfatta per esprimere, nel mio piccolo, il dissenso.
Che vadano a farsi f. e magari paghino di tasca loro il costo dello smantellamento dell’ascensore, del rifacimento di via Nazionale e dell’inevitabile opera di bonifica di tutta la monnezza che hanno sparso per la città sotto la denominazione di elementi di decoro urbano.”
D.N.

La lista delle occasioni perdute sarebbe infinita, …
ma basta, per tutte, la capacità del duo di far perdere ad un’intera e cospicua parte della città il gusto della politica …
e i recenti risultati elettorali ne sono la prova più eloquente …

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Vittoriano … addio agli ascensori? …

Da “Il Messaggero” di ieri: …
“Salita panoramica addio.
Per mesi al centro delle polemiche …
i due super tecnologici ascensori in cristallo e acciaio inaugurati un anno fa per il Vittoriano saranno rimossi …
L’annuncio arriva dal nuovo direttore regionale ai Beni Culturali Francesco Prosperetti, che in un’intervista …
rivela anche il sequestro, da parte della Procura della Corte dei Conti, del progetto di restauro del Vittoriano …
… i due ascensori, spiega il dirigente del ministero, «saranno smontati e sostituiti con la realizzazione di un nuovo ascensore interno che andrà a sostituire quello esistente che risale al periodo di costruzione del monumento». Le spese dei lavori, sottolinea , saranno coperte «dai biglietti pagati dagli utenti dell’impianto».
Una decisione … che arriva dopo mesi di polemiche, manifestazioni di piazza, interrogazioni parlamentari bipartisan che hanno accompagnato la novità del Vittoriano …
Inaugurati con orgoglio da Rutelli, che ricordò come l’idea fosse stata lanciata nel 2002 da Ciampi, i nuovi ascensori, progettati dall’architetto Paolo Rocchi, sono stati in realtà presi d’assalto in questi mesi dai visitatori, con 32 mila visite alle terrazze solo nel loro primo mese di attività …
Una struttura, fece notare al momento dell’inaugurazione l’allora direttore regionale Luciano Marchetti, separata dal monumento e «totalmente reversibile», «smontabile se necessario in due settimane», aggiunse Rutelli.”

Speriamo bene …
se fosse vero …
vorrebbe dire …
che qualche cosa …
sta cambiando, …
per ora, …
bravo Francesco (Prosperetti) …

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Oltre la politica … una terza via … per l’Architettura …

Cristiano Cossu, rispondendo a Pietro Pagliardini in riferimento a “Dalle nuvole … agli archetti ...” scrive, a proposito del dibattito, un po’ stantio, tra Rutelli e Alemanno … Krier e Meier …
“Non ho mai amato le opere di Krier, perchè non apprezzo la modalità formalista che Krier utilizza nel comporre con i materiali e i temi della tradizione architettonica europea. Ma non bisogna nemmeno demonizzarlo, dipende molto dal contesto nel quale si trovano i suoi interventi e certamente, sono d’accordo, a volte potrebbe essere preferibile una sua opera ben costruita che un avanguardismo stantio e prearruginito.
Esiste da molti decenni una terza via fra le due rappresentate dalla foto di copertina di questo post, ed è quella “tradizione del moderno” che a mio parere caratterizza le opere di non pochi architetti italiani e stranieri. Da Rafael Moneo a Gunnar Asplund, da Loos a Carlo Scarpa, da Plecnik a Wagner, da Gardella a Massimo Carmassi sino a Kahn, da Gino Valle a Grassi, Canella, Albini, e certo anche a Saverio Muratori, seppure con una capacità compositiva e interpretativa degli spazi e dei temi tradizionali che non mi pare sia stata sempre altissima.
Lo schema manicheo Meier-Krier è solo un ottimo innesco blogghistico, che però riflette bene un bipolarismo del gusto tipico della nostra classe politica, incolta di architettura e arte e intrappolata appunto in uno schema binario dove da un lato c’è “la storia” dall’altro c’è “la modernità” o “il progresso”.
Leggo il blog di Pietro e spesso lo trovo interessante nei contenuti intellettuali e teorici, malgrado, come detto all’inizio, lo sbocco architettonico che viene indicato non mi piaccia affatto.
saluti”

cristiano

per fortuna … una terza via esiste … da sempre …

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Architetto … condotto …

Sergio Marzetti, alias “Sergio1943”, ci scrive:

“Dopo aver conseguito la maturità scientifica nel lontanissimo e durissimo (altro che “La notte prima degli esami”!) anno accademico 1961-1962 la mia classe si disperse per la maggior parte tra Ingegneria, Economia e Commercio, Matematica e altre facoltà scientifiche, essendoci allora precluse le facoltà umanistiche. Uno solo scelse Architettura! Io stesso seguii il flusso e mi iscrissi ad Ingegneria. Feci i miei cinque esami del primo anno, vidi che non mi piaceva, diedi un dolore a mio padre e passai ad architettura. Quando noi matricole eravamo tutti presenti riempivamo, sì e no, l’Auia Magna. Trascorsero cinque anni operosi poi successe l’ira di Dio! La nostra Facoltà divenne il luogo dove, nell’immaginazione dei più, si stava svolgendo la Rivoluzione Mondiale, i più fatui erano suggestionati dalla cinematografia dell’epoca che generalmente poneva a interprete principale un architetto che se le faceva tutte, mettici poi che gli esami erano di gruppo, su cinque erano sufficienti due a lavorare per passare tutti, un voto politico non si rifiutava a nessuno e così avvenne la transumanza. Si studiava poco ma si chiacchierava tanto (giuro! vidi nascere allora il vezzo, oramai fortunatamente scomparso, di cominciare ogni intervento con il CIOE’ che serviva a nascondere la vacuità e ripetitività dei discorsi nelle assemblee). Vengo al punto comico che, chissà, però potrebbe essere ancora la soluzione per i 130.000 architetti iscritti agli albi. Dopo un acceso dibattito venne l’astuta proposta di proporre alla società la figura che venne chiamata, papale papale e senza tema di ridicolo, dell’”ARCHITETTO – CONDOTTO”. Questi, come il medico della Mutua, avrebbe aperto il suo studio con un congruo numero di assistiti. Bisognava scegliere il colore delle pareti di casa? Si andava dall’architetto! Come arredare il salotto? Si andava dall’architetto! Come disegnare il giardinetto condominiale? Si andava dall’architetto! La bellezza, come la salute, sarebbe stata un diritto di tutti. Evviva! Mentre così si strogolava la società intanto si faceva gli affari suoi. La campagna intorno alla città si riempiva di borgate abusive di una bruttezza infame. Per costruirle non erano necessari, altro che gli architetti!, neanche i geometri! Erano sufficienti un piccolo impresario che si faceva fare i calcoli da un anonimo ingegnere (quello sì aveva scoperto una nuova miniera d’oro!), due muratori e un manovale. Cacciati gli architetti come inutili, dispendiosi e “sovrastrutturali” dal poter partecipare alla crescita della città, qualche studio aprì magnanimamente le sue porte ai più bravi o ai più ammanicati ma, accortisi i titolari di quanti architetti affamati di lavoro ci fossero su piazza, più di un anno o due non ti tenevano (intanto a “lucidare” erano bravi tutti e nel frattempo anche la loro prole si era laureata), la maggior parte di noi si volse alle supplenze scolastiche dove, con opportune “ope legis”, i più sono rimasti ancorati fino alla pensione. Ma la sconfitta definitiva avvenne quando le edicole si riempirono di riviste d’architettura. Qualsiasi signora bene che ti chiamava per farsi bella con le amiche e poi, hai visto mai ci scappasse qualcosa?, cominciava il discorso aprendo una rivista patinata e cinguettando:” Vede, architetto! Dovrebbe realizzarmi il bagno come questo in fotografia!” Altro che Architetto -Condotto dovevamo chiamarci! Architetto-Prostituta! Pronti a cedere a tutti! Se non volevi arrenderti dovevi ritagliarti una piccola nicchia da dove almeno mandare grillescamente a quel paese i clienti più cafoni. Non ci arricchiva ma si sopravviveva. Il senso più divertente della mia vita me l’hanno data le mie due figlie quando, ripetendo il tormentone del Pinocchio televisivo di Comencini “Il mio babbino, che fà il falegname povero…” mi portano affettuosamente in giro: “Il mio babbino, che faceva l’architetto povero….”.
Mah! Volevo un pò scherzare su questo tema ma mi accorgo che la tastiera mi ha preso la mano e mi sono un pò immusonito e non posso che concludere mestamente che forse, darwiniamente, la soluzione sarà l’evoluzione della specie “architectus architectus” e soprattutto la sua selezione naturale.”

più o meno, … è la storia di un’intera generazione …
quella dei riti di passaggio dal Graphos al Rapidograph …
delle cianografie coi retini, …
della rivoluzione dei cretini, …
del Radex, … delle Gillette usate …
di Paese Sera e di Bandiera Gialla …

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Robin Hood Gardens … addio? …

Demolizione di Robin Hood Gardens ormai quasi certa …

Caro Muratore

Nonostante la protesta internazionale e la raccolta di centinaia di firme famose e non, pare ormai inevitable che questo capolavoro, che rappresenta un punto di svolta nella storia del moderno, verrà demolito. Però continuate a scrivere protestando alla redazione della rivista “Building Design” che ha corraggiosamente condotto la campagna. Scrivete a

Ecco un paio di link. Il primo al servizio ed il secondo all’editoriale:

http://tinyurl.com/56mc7k

http://tinyurl.com/5wahog

Saluti

Tom Muirhead

peccato …
effetto Krier-Alemanno? …

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