Architetto … condotto …

Sergio Marzetti, alias “Sergio1943”, ci scrive:

“Dopo aver conseguito la maturità scientifica nel lontanissimo e durissimo (altro che “La notte prima degli esami”!) anno accademico 1961-1962 la mia classe si disperse per la maggior parte tra Ingegneria, Economia e Commercio, Matematica e altre facoltà scientifiche, essendoci allora precluse le facoltà umanistiche. Uno solo scelse Architettura! Io stesso seguii il flusso e mi iscrissi ad Ingegneria. Feci i miei cinque esami del primo anno, vidi che non mi piaceva, diedi un dolore a mio padre e passai ad architettura. Quando noi matricole eravamo tutti presenti riempivamo, sì e no, l’Auia Magna. Trascorsero cinque anni operosi poi successe l’ira di Dio! La nostra Facoltà divenne il luogo dove, nell’immaginazione dei più, si stava svolgendo la Rivoluzione Mondiale, i più fatui erano suggestionati dalla cinematografia dell’epoca che generalmente poneva a interprete principale un architetto che se le faceva tutte, mettici poi che gli esami erano di gruppo, su cinque erano sufficienti due a lavorare per passare tutti, un voto politico non si rifiutava a nessuno e così avvenne la transumanza. Si studiava poco ma si chiacchierava tanto (giuro! vidi nascere allora il vezzo, oramai fortunatamente scomparso, di cominciare ogni intervento con il CIOE’ che serviva a nascondere la vacuità e ripetitività dei discorsi nelle assemblee). Vengo al punto comico che, chissà, però potrebbe essere ancora la soluzione per i 130.000 architetti iscritti agli albi. Dopo un acceso dibattito venne l’astuta proposta di proporre alla società la figura che venne chiamata, papale papale e senza tema di ridicolo, dell’”ARCHITETTO – CONDOTTO”. Questi, come il medico della Mutua, avrebbe aperto il suo studio con un congruo numero di assistiti. Bisognava scegliere il colore delle pareti di casa? Si andava dall’architetto! Come arredare il salotto? Si andava dall’architetto! Come disegnare il giardinetto condominiale? Si andava dall’architetto! La bellezza, come la salute, sarebbe stata un diritto di tutti. Evviva! Mentre così si strogolava la società intanto si faceva gli affari suoi. La campagna intorno alla città si riempiva di borgate abusive di una bruttezza infame. Per costruirle non erano necessari, altro che gli architetti!, neanche i geometri! Erano sufficienti un piccolo impresario che si faceva fare i calcoli da un anonimo ingegnere (quello sì aveva scoperto una nuova miniera d’oro!), due muratori e un manovale. Cacciati gli architetti come inutili, dispendiosi e “sovrastrutturali” dal poter partecipare alla crescita della città, qualche studio aprì magnanimamente le sue porte ai più bravi o ai più ammanicati ma, accortisi i titolari di quanti architetti affamati di lavoro ci fossero su piazza, più di un anno o due non ti tenevano (intanto a “lucidare” erano bravi tutti e nel frattempo anche la loro prole si era laureata), la maggior parte di noi si volse alle supplenze scolastiche dove, con opportune “ope legis”, i più sono rimasti ancorati fino alla pensione. Ma la sconfitta definitiva avvenne quando le edicole si riempirono di riviste d’architettura. Qualsiasi signora bene che ti chiamava per farsi bella con le amiche e poi, hai visto mai ci scappasse qualcosa?, cominciava il discorso aprendo una rivista patinata e cinguettando:” Vede, architetto! Dovrebbe realizzarmi il bagno come questo in fotografia!” Altro che Architetto -Condotto dovevamo chiamarci! Architetto-Prostituta! Pronti a cedere a tutti! Se non volevi arrenderti dovevi ritagliarti una piccola nicchia da dove almeno mandare grillescamente a quel paese i clienti più cafoni. Non ci arricchiva ma si sopravviveva. Il senso più divertente della mia vita me l’hanno data le mie due figlie quando, ripetendo il tormentone del Pinocchio televisivo di Comencini “Il mio babbino, che fà il falegname povero…” mi portano affettuosamente in giro: “Il mio babbino, che faceva l’architetto povero….”.
Mah! Volevo un pò scherzare su questo tema ma mi accorgo che la tastiera mi ha preso la mano e mi sono un pò immusonito e non posso che concludere mestamente che forse, darwiniamente, la soluzione sarà l’evoluzione della specie “architectus architectus” e soprattutto la sua selezione naturale.”

più o meno, … è la storia di un’intera generazione …
quella dei riti di passaggio dal Graphos al Rapidograph …
delle cianografie coi retini, …
della rivoluzione dei cretini, …
del Radex, … delle Gillette usate …
di Paese Sera e di Bandiera Gialla …

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