Intervista a Giorgio Muratore – di Salvatore D’Agostino

Pubblichiamo l’intervista a Giorgio Muratore curata da Salvatore D’Agostino e pubblicata su Wilfing Architettura il 31 maggio 2008. Qui il post con i commenti, lasciati all’epoca, su Archiwatch.it.


Salvatore D’Agostino: Giorgio dal greco gheorgòs “agricoltore”: agricoltore/muratore/architetto chi è Giorgio Muratore?

Giorgio Muratore: Se potessi scegliere … naturalmente … il primo, poi il secondo e quindi il terzo, che sarei comunque tentato di escludere fin da principio. Sono senz’altro un architetto “pentito” e, in fondo, lo ero diventato, tanti anni fa decisamente “per caso” … scegliendo una facoltà e quindi un “mestiere” che nel ’64, con i miei occhi di allora … sarebbero dovuti essere “del futuro” …

Muratore, quindi di nome e di fatto … mi piacciono le cose concrete … I muri, le pietre, i mattoni, le cose e le case semplici, normali, naturali, … detesto l’artificio, la maschera, le cose urlate, la “messa in scena”, la manfrina, l’arroganza, l’ignoranza, l’ipocrisia … in breve: l’architettura vincente di oggi …

Agricoltore, quindi, contadino … come un sogno, un’aspirazione alla ciclicità, alla visione naturale di un tempo che si è pur sempre perduto, è altrettanto capace di ricominciare … sempre uguale … il fascino dell’immutabilità e del mutamento … metamorfosi … natura …

A che cosa serve un ‘blog’ per un architetto?

Assolutamente a niente … quindi: indispensabile … soprattutto per uno come il sottoscritto che negli ultimi anni non poteva più scrivere praticamente da nessuna parte …
Tutto quello che dice Grillo sulla stampa è vero … la censura esiste … il mondo della carta stampata nella quale ho vissuto per quarant’anni, come l’università è un letamaio; … un blog … finché non staccheranno la spina … è l’unico modo per avere l’illusione di poter parlare, ma è, comunque, una bottiglia nell’oceano, … ma, sicuramente, sempre meglio di niente …

Perché Archiwatch?

Immagino che tu voglia sapere come è nata la scelta di un logo così banale … trendy … e, al fondo, volutamente kitsch … la scelta risale ad alcuni anni fa, molto prima del blog ed era il titolo di una rubrichetta su una rivistina architettonica, inventata da Massimo Catalani che, in qualche modo, era a sua volta un’appendice di una testatina artistica di Ludovico Pratesi che, ben prima della rete, si autoriproduceva via fax … e delle quali, vista l’età, non ricordo neppure il nome … sicuramente, erano i primi anni del primo Rutelli, sarà stato il ’93 o il ‘94 e proprio “via fax” [N.d.R.: La rivista si chiamava Artel] … iniziò, per me, la lunga battaglia dell’Ara Pacis … i primi scazzi con l’amministrazione capitolina e i suoi sinistri suggeritori … poi entrai in contatto con James Beck un famoso e compianto professore della Columbia che, con grande modestia, intelligenza ed energia animava un’associazione e un sito intitolato “ArtWatch” [N.d.R.: Sito attuale ArtWatch] che lui usava per denunciare le malefatte degli addetti ai lavori nel campo dell’arte antica e del restauro (famosa la sua denuncia contro i restauri della Sistina …) così quando capitò l’eventualità, su due piedi, di dare un nome ad un blog elettorale in occasione delle ultime elezioni per il consiglio dell’ordine degli architetti di Roma … non trovai di meglio che riesumare quell’Archiwatch … che, in fondo, conservava pressoché intatta una certa quale attualità comunicativa … oscenamente trendy … come ho già detto … in fondo l’Archiwatch di oggi è una specie di residuato bellico … riciclato … un po’ come la vespa … come Internet … se vogliamo fare qualche paragone “alto” … si parva licet …

Un osservatorio sull’architettura … un diario … un pulpitino … dal momento che per me si erano praticamente chiuse le possibilità di comunicare via stampa a causa di una censura lunga ormai diversi anni …

… sono puntini di sospensione che in grammatica indicano pausa, altro, non detto e così via. Perché questa scrittura sospesa e romana?

Non so se i miei troppi puntini … siano una pratica “romana” o meno … quello che è certo che nella scrittura, come in qualsiasi altra forma di espressione mi sembra opportuno lasciare sempre spazio all’immaginazione, alla creatività del lettore e quindi … giù coi puntini …

È sempre preferibile a un nudo … anche se di Marilyn … il panneggio delle vesti dell’estatica Teresa berniniana … è più sexy …

È possibile costruire oggi a Roma senza fare i conti con la retorica della città storica?

Naturalmente si … chi lo impedisce?
Basta avere la modestia, la cultura, l’intelligenza e soprattutto le palle per saperlo fare … La città storica è un’invenzione dei giornalisti e degli urbanisti … due categorie dannose e inutili, destinate alla demolizione …

Per lei e altri, “Citylife ” a Milano è una speculazione finanziaria alla stregua delle villette-abitazione di Monticchiello. È possibile un connubio architettura/imprenditoria senza scadere nell’epiteto ‘operazione di speculazione’?

Da che mondo è mondo dietro ad ogni architetto ci sono un committente e un imprenditore … è il ragionevole equilibrio tra le loro tre esigenze a produrre un’Architettura degna di questo nome … Tra il caso di Milano e quello di Monticchiello c’è poi una bella differenza …

Il caso di Monticchiello è stata sostanzialmente una montatura giornalistica estiva in stile Repubblica … vip in vacanza … presenzialismo di vecchi e baffuti intellettuali-guru decotti, scandali colti, ipocrisia e arroganza da cortile snob tra Capalbio e la Val d’Orcia … Insomma: … una tempesta … in un bicchiere di Brunello …

A Milano mi sembra che le cose stiano ben diversamente … si tratta di un modello di sviluppo incivile e selvaggio che si sta sviluppando in tutto il pianeta da parte di alcuni gruppi bancari internazionali e degli architetti al loro servizio … un modello che si potrebbe utilmente evitare nel nostro paese, ma che non trova forze sociali, politiche economiche e culturali capaci di contrastarlo … anzi, da destra e da sinistra, … tutti accorrono in aiuto innescando la catastrofe definitiva, prossima ventura; … l’idea di sviluppo, di sperimentazione e di innovazione sottintesa a queste operazioni è solo uno specchietto per le allodole, un’attrattiva per i gonzi che accorrono a frotte … incoscienti e felici … verso il sedicente “nuovo” che avanza …

Lei è attualmente professore presso la Facoltà di Architettura “Valle Giulia”, dov’è titolare della cattedra di “Storia dell’Arte e dell’Architettura Contemporanea”. Qual è la situazione dell’università in Italia?

Questo è un tema un po’ troppo grande per trattarlo in poche battute … sull’argomento credo poi di aver rotto abbastanza le balle … ai miei colleghi e ai miei studenti, per circa quarant’anni, per insistere ancora … L’università è, com’è ovvio, lo specchio del paese … lei ha presente Napoli … Palermo … Casal di Principe … Gioia Tauro … Roma?

Mi può raccontare lo studente di oggi?

In questi casi è buona norma lasciarsi andare alla leggerezza … alla speranza … al ritornello: delle nuove idee che vengono dalle nuove generazioni; … tutti contenti e tutti coglionati; … purtroppo non credo che sia così … credo che gli studenti, oggi come ieri, siano sostanzialmente “sempre gli stessi” … con i loro problemi e con le loro speranze … ma che, come sempre, esista soltanto una piccolissima minoranza “realmente” interessata, realmente in grado di capire criticamente le cose, le situazioni, i contesti … insegnare è difficile, ma anche studiare dovrebbe esserlo, almeno un po’ … oggi poi con l’informatica, con i telefonini … si potrebbero fare cose magnifiche, ma … al massimo si scopiazza Zazà o si fanno le tesine copia-incolla … ci sono, come sempre le eccezioni dalle quali c’è sempre qualche cosa da imparare, ma sono veramente eccezioni …

Quanti studenti spengono il telefonino a lezione? … e quanti professori fanno altrettanto? Quest’anno poi mi è capitata, per la prima volta, una strana vicenda: mi si avvicina, prima della lezione uno studente un po’ imbarazzato con un foglietto in mano e mentre io, tutto contento, sperando in una domanda sul programma … in un chiarimento … in un suggerimento bibliografico … tra me e me andavo già dicendomi: “vedi come sono interessati gli studenti di quest’anno …”, mi allunga il bigliettino e mi sussurra con voce implorante “potrebbe farmi una dedica prima della lezione … sa … è il suo compleanno …” capito? Come nelle radio private, nelle feste di paese, nelle televisioni trash di prima serata, … io, naturalmente, ho fatto premurosamente la “dedica”, … ma ho anche pensato per settimane al mio professore di meccanica razionale … se l’avessero chiesto a lui? …

Comunque all’università, dagli studenti, non si smette di imparare io ci vado ancora per questo …

Nel suo blog lei è spesso critico verso gli architetti denominati ‘archistar’ e il potere politico. Qual è la sua idea di architettura?

“Una cosa semplice e fatta bene” … come diceva un mio vecchio professore che nessuno si filava … perché insegnava arte dei giardini, un “complementare”, … ma che era un galantuomo e si chiamava Francesco Fariello … e che, evidentemente, ripeteva una frase sentita, a sua volta, a scuola … quando, anche lui, era studente … i grandi professori, all’epoca già attigui ai politici, “insegnavano” invece … l’utopia … ed ecco i risultati …

Intervista a cura di Salvatore D’Agostino
Link: wilfingarchitettura.blogspot.it

 

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