Un’intervista … blog … su blog …

Salvatore D’Agostino, … che ci ha recentemente intervistato, … ci comunica:

ho pubblicato l’intervista sul mio blog … Link: http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2008/05/0009-mondoblog-mortarchiwatch.html

grazie per la cortesia e la pazienza …

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16 risposte a Un’intervista … blog … su blog …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    Mortacciwatch? :-)))
    bell’intervista

  2. alfredo ha detto:

    a proposito di “una cosa semplice e fatta bene”, mi chiedo come mai non riesco più a leggere in pianta e prospetti e sezioni le architetture che vanno oggi per la maggiore. i progetto di koolas, della hadid, per non parlare poi di ghery, proprio non li capisco. un edificio va vissuto dalla gente, per cui la chiarezza dei percorsi e in secondo luogo delle funzioni, credo siano fondamentali. se uno poi preferisce andare su una giostra, e farsi sorprendere da percorsi stranianti e poco leggibili, allora ha trovato di che divertirsi.

  3. Pilia Emmanuele ha detto:

    @ Alfredo:
    Bhè, credo proprio per il fatto che gli edifici vadino vissuti dalla gente, piante prospetti e sezioni non servino a nulla, tranne che alla costruzione, no!? ;)
    Cmq, i miei complimenti a Salavatore D’Agostino, con il suo blog sta facendo proprio un bel lavoro…

  4. pasquale cerullo ha detto:

    ahi ahi ahi… un autografo? archivip??

  5. Pietro ha detto:

    Dalla sua bella intervista ricavo che:
    la sua saggezza nell’invitarmi a stare lontano dai vari Sirica nazionali e provinciali non è genetica ma decisamente frutto delle delusioni avute dagli ordini, esattamente come la mia che detti le dimissioni da consigliere;
    si riconfema uno spiritaccio libero e non so come i suoi colleghi professori le consentano di restare a piede libero;
    se un bel giorno non leggeremo più i suoi post quotidiani non ci vorrà Sherlock Holmes per trovare il colpevole.
    Pietro

  6. gabrielemari ha detto:

    “una cosa semplice e fatta bene”: davvero una bella frase, posso rivendermela?

    Cmq secondo me l’architettura un po’ incomprensibile delle archistar ci può pure stare. Non credo che tutto debba essere pulito, rilassante, coerente… A volte ci vogliono anche i fuochi d’artificio.
    Anche l’architettura barocca puntava spesso allo stupore, eppure sapeva colorarsi di sfumature più intime e discrete, meno spettacolari ma sempre altissime (Pietro da Cortona?).

    Quattro secoli dopo, mi sembra che dietro lo show (o meglio accanto allo show) ci sia il vuoto o giù di lì…
    E naturalmente l’Università ha le sue colpe.
    Perché se io tiro una linea dritta e mi dicono che “No! Non è abbastanza…” finisce che la butto in caciara e mi metto a disegnare quei 4 palazzi storti per riempire gli occhi del docente e togliermi l’esame senza troppi impicci.
    Ma anche senza imparare gran ché, e soprattutto senza essere convinto del progetto che ho disegnato.

    Naturalmente non ne voglio fare una questione formale che ha poco senso, il punto è che fare “una cosa semplice e fatta bene” dovrebbe essere pratica comune, perché dovrebbe essere pratica comune l’Architettura.

    In mezzo a tante cose fatte bene si può far esplodere qualche fuoco d’artificio, ma se invece le nostre città sono moribonde, allora c’è poco da festeggiare.

  7. alfredo ha detto:

    una replica a emmanuele e gabriele.
    intanto sono perfettamante d’accordo e la storia insegna che ogni tanto i fuochi d’artificio siano necessari per fare dei passi avanti, vedasi ad es. le invenzioni borrominiane o la visionarietà di un gaudì, ma che in un edificio l’utente debba aggirarsi con un navigatore satellitare, credo sia un pò troppo. (io ho avuto una formazione grassiana, e la chiarezza dell’impianto è sempre stata una mia fissa)
    Poi non ci si può sorprendere, come leggo su un settimanale che l’olympics acquatics centre di londra, progettato da zazà passi in tre anni dai circa 92 milioni ai 304 milioni di euro di oggi, e la esimia progettista si lamenti ad es. che in italia i suoi cantieri procedano con estrema lentezza.
    è vero che piante prospetti e sezioni siano un linguaggio tecnico che l’uomo della strada non deve saper leggere, ma la semplicità e la facile leggibilità degli stessi, ritengo siano un pregio di un progetto, che spesso si traducono in una facilità dell’opera ad essere vissuta.

  8. Cristiano Cossu ha detto:

    “Torni domani con pianta, prospetto e sezione. Vada!”
    Carlo Scarpa, a qualche studente chiacchierone che gli capitava sotto tiro a Venezia…
    saluti
    cristiano

  9. Emanuele Vargius ha detto:

    Alfredo sono totalmente d’accordo con te, ne ho discusso ampiamente nel forum di Architettabile (se vuoi puoi leggermi lì: http://www.architettabile.com) ed aggiungo che solo con le piante si possono leggere gli errori di progetto: le immagini sono perfette per mostrare le virtù, però solo le piante bidimensionali ti permetto di vedere gli errori.

  10. sandro cacciatore ha detto:

    Concordo pienamente; il mio professore (Leoncilli Massi) parlava spesso di oppio retinico e conseguente vuoto e mancanza dello spazio (..vero soggetto dell’architettura).
    ..D’altronde in un “vuoto” ci possono cascare più soldi di quanto ci possono cascare in uno spazio definito e …misurabile..

    p.s. un saluto a Cristiano Cossu (dal.. Capitano..)

  11. Cristiano Cossu ha detto:

    Ciao Sandro, mi perdoni se non mi ricordo di te? Sai com’è, l’invecchiamento precoce…
    ciao
    cristiano

  12. sandro cacciatore ha detto:

    Dopo progettazione 1 feci anch’io il Danteum (ma la mia prova non fu esaltante..), tu invece facesti la famosa “croce” e stavi per diventare un “mozzo” del professore.
    Il professore mi chiamava “il capitano” perchè studente-lavoratore dell’aeronautica militare.
    ciao
    Sandro

  13. franco ha detto:

    La famosa “croce”, variante in superfice di quella “scavata”di qualche anno prima (1994) di Zermani per il progetto del Mausoleo dei primi Cristiani…sempre di fronte ad un bastione. Bel progetto.

  14. sandro cacciatore ha detto:

    Certo, il progetto di Zermani è intriso di poetica tensione, ma in stile.. Zermani. L’idea di Cristiano ha preso forme e densità poetiche Leoncilliane.
    Non credo si possano far derivare l’uno dall’altro in maniera così semplice.
    Ciao

  15. franco ha detto:

    Il Prof. Leoncilli Massi è stato “il Docente” capace di riportare la tematica Compositiva al centro del processo progettuale, attraverso, appunto, la “variazione” compositiva di quelle tematiche e “figure” della “Storia” che diventavano “Forma” Spaziale. Grazie a Lui, ci siamo cimentati a rileggere, compositivamente, Maestri sommi come Terragni, Kahn, Libera, Loos, Wagner, Scarpa, Rossi etc. Credo che il vuoto, teorico ed intellettuale, lasciato a seguito della Sua scomparsa, sia incolmabile, soprattutto nell’ambito della Docenza universitaria. I Suoi corsi – dove eri “assistito” da Architetti preparatissimi, come Andrea Ricci, Cristiano Cossu oppure Mario Broccolo – erano vere e proprie “lezioni di Vita”, prima ancora che lezioni di Architettura.
    Grazie ancora Professore
    Franco

  16. sandro cacciatore ha detto:

    sottoscrivo..
    personalmente mi sono appassionato all’architettura quando durante gli studi da geometra frequentavo uno studio tecnico a Galatina. Da poco aveva iniziato la collaborazione l’architetto Masciullo, il quale mi aveva fatto conoscere una dimensione diversa dell’arido tecnicismo insegnato a scuola. Dopo essermi arruolato in aeronautica (per poter sopravvivere..) decisi di riprendere l’antica passione. L’iscrizione a Firenze sembrava coronare i sogni, ma il vuoto didattico era sempre più.. spinto.. tanto che le speranze si andavano spegnendo.
    Il Professore Leoncilli Massi è stato l’angelo che ho cercato e ho avuto la fortuna di incontrare, mi ha ridato speranza e sogni e gliene sarò sempre grato.
    Sandro

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