“LA MACCHINA … DEL TEMPO” …

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Andrea Di Martino commented on: LA “LUCE” HA UN POTERE … ANCESTRALE … PRIMORDIALE …

Carlo su: Primo esame a Firenze … Disegno e Rilievo … “Carissimo Giorgio, buon anno. Sono tornato a Firenze, il 30 …

“E’ vero: larchitettura è nulla senza la luce. Ma potremmo anche dire, senza timori di smentite, che essa è nulla senza le ombre. Ombre la cui mutevolezza, com’è noto, dipende dalla mutevolezza della luce nella stessa misura in cui quest’ultima dipende dalla mutevolezza del tempo, sia fisico che atmosferico, come l’avvicendarsi delle stagioni, con la conseguente alternanza di piogge e schiarite, ma anche nebbia. Quella nebbia che penetrando nel tempio malatestiano, induceva Rossi a ricordarci una volta di più che la macchina dell’architettura è, in realtà, la macchina del tempo. La sua stessa origine, come l’origine dell’uomo, si perde nella notte dei tempi. Quella notte che, nella visione creazionistica dell’universo, è all’origine della materia, e quindi dell’uomo. Nulla dunque è più ancestrale della notte (e quindi dell’ombra), come ben sapeva Michelangelo quando ebbe a scrivere:
“Ogni van chiuso, ogni coperto loco,
quantunche ogni materia circumscrive,
serba la notte, quando il giorno vive,
contro al solar suo luminoso gioco.
E s’ella è vinta pur da fiamma o foco,
da lei dal sol son discacciate e prive
con più vil cosa ancor sue specie dive,
tal c’ogni verme assai ne rompe o poco.
Quel che resta scoperto al sol, che ferve
per mille vari semi e mille piante,
il fier bifolco con l’aratro assale;
ma l’ombra sol a piantar l’uomo serve.
Dunche, le notti più ch’e’ dì son sante,
quanto l’uom più d’ogni altro frutto vale”.
Ma forse, prima ancora che un elogio dell’ombra e della notte, questi versi sono solo un modo per ricordarci quello che troppi architetti spesso dimenticano, ossia che l’architettura è anzitutto materia. In caso contrario, la luce (prima ancora che il tempo), finirebbe con l’annientarla, contravvenendo così all’umano desiderio di un riparo, e, con esso, a quel desiderio di intimità psicologica che questi stessi versi lasciano trapelare (almeno per chi sa leggere tra le righe).
E nella fervente attesa di un’altra notte (quella della Befana, che poi a noi Romani ci verrà negata per l’ennesima volta), auguro un felice 2016 a tutti voi :-)”

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