Critiche finlandesi su Alvar Aalto …

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Critiche finlandesi su Alvar Aalto … Era ora!!

di Ettore Maria Mazzola

Il mio caro amico e collega di Tallin (Estonia), Allan Strus, mi ha segnalato un interessantissimo articolo sul quale occorrerebbe riflettere:

Segnalo questo link ad articolo molto interessante di un articolo uscito ieri su un giornale finlandese in cui si parla di un orribile edificio (sede della Compagnia Forestale Stora Enso), nel pieno centro di Helsinki, disegnato negli anni ’60 da Alvar Aalto sostituendo lo splendido Palazzo Normèn dell’architetto Theodor Hoijer (1843-1910).

http://www.hs.fi/kaupunki/a1305935808368

L’autore dell’articolo si chiede: “L’Imperatore è senza vestiti? Chi è nudo? È il Palazzo Norrmén progettato dall’architetto Theodor Hoijer (1843-1910), oppure la sede di Enso progettata dall’architetto Alvar Aalto (1898-1976)?”

Non è solo l’articolo a dar da riflettere, ma anche e soprattutto i quasi 100 commenti, lasciati da persone comuni e non lobotomizzate nelle facoltà di architettura, che parlano in termini pesantissimi dell’intervento del mitologico Aalto.

Moltissimi commenti definiscono la “scatola di Aalto” una cosa orrenda, c’è chi accusa la storica archistar finlandese perché “tanti i suoi edifici distruggono il paesaggio” e perché “la scelta dei materiali è stata fallimentare visto che le facciate di edifici come la Finlandia Talo Concert Hall crollano a pezzi e i costi devono essere sostenuti dalla collettività”.

C’è chi dice senza mezzi termini che “l’opera di Aalto fa schifo come tutti i lavori in cemento armato degli emuli finlandesi dell’archistar locale”.

Infine, per la serie “mal comune mezzo gaudio”, c’è chi lamenta il fatto che “nelle università non si insegni più a disegnare in modo sensibile”.

Il mio amico segnala come, fino ad oggi, in pochi, fino a ieri, avevano mai osato criticare in Finlandia l’opera del “gran maestro”!

Mi chiedo quindi se non sia giunto finalmente il momento di imparare ad essere critici verso l’opera di personaggi insignificanti che devono il loro successo al fatto che abbiano operato in un momento di buio culturale – il vero medioevo – riuscendo ad emergere nella melma dei loro colleghi meno “brillanti”? … Potremmo dire che, “nel Paese dei ciechi, l’uomo con un solo occhio è re!”

Continuiamo a promuovere personaggi che, con la loro opera di International Style, hanno massacrato l’identità culturale dei popoli ed hanno favorito il proliferare di abomini edilizi che nulla hanno a che fare con l’architettura! È ora di dire basta!

Vorrei invitare tutti a riflettere sulla disonestà culturale della nostra epoca e sulla necessità di riuscire a leggere, onestamente, l’opera degli architetti del Novecento, magari tendendo l’orecchio al pensiero della gente comune che è costretta – dagli architetti e dagli “esperti di architettura” – a vivere in realtà che non le appartiene!

Una prima riflessione è la seguente: nel 2015, ricorrendo il 50° anniversario della morte di Le Corbusier, le nostre Facoltà di Architettura, le cosiddette “riviste accreditate” e gli ordini professionali si stanno calando le braghe per dare l’ennesimo tributo al principale responsabile dello scempio urbanistico planetario, mentre nulla è stato detto o fatto – ad eccezione di una manifestazione per pochi intimi che abbiamo tenuto presso l’Associazione Culturale “Simmetria” – per celebrare lo stesso anniversario del grande Armando Brasini … Ma c’è di peggio: il 2014 è stato il 500° anniversario di Bramante, e nessuno in Italia ha pensato che fosse necessario ricordare uno dei padri del Rinascimento.

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18 risposte a Critiche finlandesi su Alvar Aalto …

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    grazie

  2. De Fote Modulation ha detto:

    Grazie PROFESSORE.

    `E veramente schifoso e va

  3. Nikos Salingaros ha detto:

    Bravo Ettore!

    Non dico niente adesso su Aalto, un proggettatore di immobili industriali sterili e senza vita, ma su Corbusier.

    Fa schifo vedere tanti elogi di questa persona che ha distrutto l’architettura in tutto il mondo. Ogni università, ogni facoltà dell’architettura e ogni rivista patinata mostra la sua obbedienza assoluta al Dio Corbusier, celebrando l’anniversario della sua morte. E così i suoi crimini architettonici continuano a essere sepolti e nascosti degli studenti. Per quanto tempo ancora dobbiamo sopportare questo scempio?

    Saluti,
    Nikos

  4. Pi ha detto:

    Ho letto il link, guardi che non dice nulla di quanto lei sostiene.

  5. Pingback: FORZA NIKOS … | Archiwatch

  6. giggi ha detto:

    Magari l’edificio in causa non sarà bellissimo, su questo si può convenire, ma su nient’altro. La sensibilità degli spazi delle architetture di Aalto non può avere niente a che fare con quella di chi riesce a scrivere “storica archistar finlandese”, che sostanzialmente, non vuol dire nulla. C’è chi vuole celebrare Le Corbusier e chi Brasini, non si capisce bene perchè una delle due parti stia sbagliando. Non è vero che Bramante non è stato ricordato: la rivista San Rocco, ad esempio, gli ha dedicato un intero numero. Questo post si aggira spaventosamente tra disinformazione e blando terrorismo culturale.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      La rivista San Rocco?? Azzzz! Una delle più importanti testate planetarie!
      Se è per questo anch’io, con alcuni membri della Comunità FB “Dottrina dell’Architettura” ho organizzato una giornata con passeggiata lungo i luoghi del Bramante a Roma, ma stiamo parlando di una manifestazione di nicchia e, come tale, insignificante per poter dire che Bramante sia stato ricordato adeguatamente
      Ma dove erano le università e il ministero della Cultura? Eppure quando si tratta di celebrare porcherie astruse questi son sempre pronti e puntuali!
      Altro che “disinformazione” e “blando terrorismo culturale” qui si tratta di dover denunciare la cialtronaggine quando c’è da farlo, e grazie a Dio Archiwatch non censura chi lo fa, come accade altrove

  7. roscab ha detto:

    La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.

    Concordo su Alvar Aalto, ma voglio credere alla buona fede e onestà intellettuale di Le Corbusier perché ha sicuramente teorizzato e proposto modelli nuovi di aggregazione sociale in un mondo che era in rapida e caotica espansione. Purtroppo la speculazione edilizia, da allora ad oggi, ha colto solo gli aspetti razionali e edonistici del costruire edifici multi alloggio, privandoli di tutti i servizi alla persona e alla comunità previsti nei suoi progetti. Anche l’opera di Pier Luigi Nervi è stata saccheggiata, banalizzata e svilita nei contenuti da Santiago Calatrava, ma non credo che questo ne riduca l’importanza culturale universale.
    Incolpare Le Corbusier delle nostre periferie degradate sarebbe come ritenere Enrico Fermi responsabile delle tragedie di Hiroshima e Nagasaki.

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Caro Roscab,
      piuttosto che ripetermi, preferisco segnalare questo mio vecchio post che le spiegail perché LC è responsabile. Soprattutto legga ciò che fu l’intervento di Léger per scongiurare gli errori che di lì a poco vennero compiuti, così come ritengo importante il rapporto epistolare conflittuale tra lui e Giedion che portò alla publicazione in solitaria, da parte del solo LC e con quasi 10 anni di ritardo, della Carta di Atene del ’33 … poi vediamo se il raffronto con Fermi possa omeno risultare calzante
      http://www.de-architectura.com/2009/07/dietro-il-modernismo-alcune-verita.html

      Cordiali saluti

  8. Efisio Pitzalis ha detto:

    Avete ragione…… molto meglio l’opera omnia di Arturo Checcaglioni…..

  9. Angelo Gueli ha detto:

    Ettore,
    allora dillo che ti piace vincere facile :-)

  10. Michele Granata ha detto:

    Una delle cose che mi piace di piu’ di questo Blog, è la demitizzazione dei grandi personaggi dell’architettura.
    Da qui pero’ a distruggere, come tu fai, caro Ettore, delle personalità, come in questo caso di Alvar Aalto, mi sembra un eccessivo.
    Tieni presente che nel caso specifico mi trovi d’accordo, ma solo per un problema di armonizzazione del paesaggio architetturale.
    Mi sarebbe piaciuto infatti che la costruzione esistente fosse stata mantenuta.
    Bisognerebbe pero’ conoscere lo stato di conservatione del manufatto all’epoca.
    Non so’ se questo sia stato il caso, ma alle volte il degrado è tale che un suo restauro potrebbe risultare controproducente.
    Comunque un’architettura piu’ “intonata” sarebbe stata opportuna.
    Nota anche che il progetto in questione, anche se non mi sembra il migliore di Alvar Aalto, non mi dispiace, ma sarebbe stato meglio situarlo altrove e non in quel luogo.
    Sicuramente mi dirai che comunque quel palazzo non doveva esistere ne li ne’ da un’altra parte:
    e li ci troveremmo in opposizione.
    Per me è sempre il momento di essere critici verso qualunque opera di personaggi celebri, ma trattare come “insignificante” Alvar Aalto mi sembra esagerato.
    Demitizzare è cosa buona e giusta.
    A Ginevra, il buon Le Corbu, aveva fatto un progetto urbanistico che prevedeva l’abbattimento di un intero quartiere che va dalle rive del Rodano fino alla piazza della stazione, con la sua sostituzione di una serie di fabbricati paralleli.
    Ebbene, è una fortuna che non si sia realizzato, sarebbe stato un vero e proprio crimine.
    Cio’ pero’ non toglie che per me Le Corbusier rimane un grande maestro di architettura, anche se ha avuto i suoi limiti, come tutti gli esseri umani.
    Noi viviamo in un epoca in cui le forme che ci circondano influenzano il nostro gusto.
    Le automobili, gli aeroplani e tutti gli oggetti domestici legati al nostro tempo non possono essere realizzati con delle forme legate al passato, e l’architettura per forza di cose ne è condizionata.
    È fuori di dubbio che il Razionalismo e l’International Style, piu’ in generale, siano serviti da alibi per degli abomini edilizi, ma cio’ è dovuto piu’ alla speculazione edilizia, legata alla politica ed al potere dominante, che alle teorie che le avevano originate.
    Questi concetti non possono e non debbono essere tenuti per responsabili dallo svilimento che ne è derivato.
    Mi è difficile capire questo accanimento contro un’evoluzione che la storia dell’architettura ha gia’ catalogato ed accettato e non vorrei che la vostra battaglia si riducesse ad una lotta contro dei mulini a vento.
    Capirei meglio se la vostra ricerca si svolgesse attraverso metodi alternativi senza che siano rimessi in discussione i valori già acquisiti.
    Michele

    • ettore maria mazzola ha detto:

      Caro Michele,
      fermo restando che, in un altro luogo insignificante, quella scatolaccia insignificante di Aalto non l’avrei criticata, come ho detto nel post, la critica non è mia (semmai ci ho doverosamente ricamato un po’ su) ma di un centinaio di finlandesi e del mio amico e collega estone che mi ha segnalato la cosa.
      Demitizzare, come dici tu, è fondamentale, ma non solo a parole e per convenienza come qualche archistar-opportunista negli ultimi giorni ha fatto in maniera grossolana e patetica.
      Personalmente ritengo che abbiamo subito anni di angherie da parte di “professoroni” che hanno fatto il lavaggio del cervello agli studenti, creando dei veri e propri “mostri”.
      Del resto, come diceva il buon Giulio Magni scrivendo a Raimondo D’Aronco «[…] colui che deve lavorare si trova nel bivio difficilissimo se cioè fare come la ragione lo guida o come il generalizzato sentimento gli impone […] affrontare l’impopolarità è certo un eroismo […]» Personalmente, nel corso di Composizione I mi venne imposto di scopiazzare la Villa Savoy a Roma!!! Un vergognoso tentativo di lobotomia ad uno studente del primo anno che, per chi non ha il coraggio e la forza per mettere in discussione le idiozie che gli vengono indottrinate, rischia di segnare il resto della sua carriera di studente e, successivamente, di professionista che sentendosi in buona fede “perchè glielo hanno detto i suoi maestri”, violenterà a proprio piacimento i luoghi in cui interverrà!
      Certi professori dovrebbero cospargersi il capo di ceneri e scusarsi con l’umanità intera per i danni che hanno fatto! … ricordo inoltre a tutti che tutte le peggiori periferie romane sono state disegnate da “professoroni” emuli delle follie di Le Corbusier.
      Detto questo, caro Michele tu dici “Le automobili, gli aeroplani e tutti gli oggetti domestici legati al nostro tempo non possono essere realizzati con delle forme legate al passato, e l’architettura per forza di cose ne è condizionata” … e per quale motivo la casa dovrebbe somigliare ad una macchina??
      E poi mi chiedo: perché nel campo del design automobilistico e motociclistico stiamo assistendo da anni ad un ritorno alle linee morbide delle auto degli anni ’50-’60 ed ai remake di vecchi modelli e nessuno grida al “falso storico”, mentre in architettura non è concesso altrettanto? Addirittura ci sono aziende che producono pezzi cromati per il “restauro com’era e dov’era” delle auto e delle moto, perché lo stasso non viene consentito per gli edifici?
      Infine, tu dici: “Le Corbusier rimane un grande maestro di architettura, anche se ha avuto i suoi limiti, come tutti gli esseri umani”.
      Posso capire e giustificare la sua idiozia nel sostenere che si sarebbe dovuto usare il cemento-asbesto perché i pannelli erano leggeri e facili da trasportare e magari non poteva sapere che causava il cancro, posso giustificare, molto relativamente, le sue folli idee dell’unità d’abitazione, e con queste due cose tutte le altre idozie che ha supportato in nome della sperimentazione (sulle cavie umane e non su se stesso) ma, considerate le sue lettere scritte a Mussolini e Hitler, inneggiando perfino alla “pulizia etnica” pur di raccattare un incarico in Italia e in Germania (vedere l’altro post nel quale ho linkato l’imbarazzante articolo di “Liberation”), non credo che certe cose possano giustificarsi, così come non può giustificarsi ciò che fece durante e dopo il IV CIAM (vedere il mio articolo su De-Architectura).
      Se mai certe cose venissero giustificate perché parte dei “limiti e debolezze degli esseri umani” dovremmo fare altrettanto con Mussolini, Hitler e Stalin, anch’egli ossequiato da Le Corbusier … e non penso proprio che la cosa possa sostenersi!

  11. Sergio 43 ha detto:

    Anche a Bruno Zevi faceva schifo. Se la prese, dopo tanti alti elogi all’opera omnia, quasi come un’offesa personale.

  12. Michele Granata ha detto:

    Una delle cose che mi piace di piu’ di questo Blog, è la demitizzazione dei grandi personaggi dell’architettura.
    Da qui pero’ a distruggere, come tu fai, caro Ettore, delle personalità, come in questo caso di Alvar Aalto, mi sembra eccessivo.
    Tieni presente che nel caso specifico mi trovi d’accordo, ma solo per un problema di armonizzazione del paesaggio architetturale.
    Mi sarebbe piaciuto infatti che la costruzione esistente fosse stata mantenuta.
    Bisognerebbe pero’ conoscere lo stato di conservatione del manufatto all’epoca.
    Non so’ se questo sia stato il caso, ma alle volte il degrado è tale che un suo restauro potrebbe risultare controproducente.
    Comunque un’architettura piu’ “intonata” sarebbe stata opportuna.
    Nota anche che il progetto in questione, anche se non mi sembra il migliore di Alvar Aalto, non mi dispiace, ma sarebbe stato meglio situarlo altrove e non in quel luogo.
    Sicuramente mi dirai che comunque quel palazzo non doveva esistere ne li ne’ da un’altra parte:
    e li ci troveremmo in opposizione.
    Per me è sempre il momento di essere critici verso qualunque opera di personaggi celebri, ma trattare come “insignificante” Alvar Aalto mi sembra esagerato.
    Demitizzare è cosa buona e giusta.
    A Ginevra, il buon Le Corbu, aveva fatto un progetto urbanistico che prevedeva l’abbattimento di un intero quartiere che va dalle rive del Rodano fino alla piazza della stazione, con la sua sostituzione di una serie di fabbricati paralleli.
    Ebbene, è una fortuna che non si sia realizzato, sarebbe stato un vero e proprio crimine.
    Cio’ pero’ non toglie che per me Le Corbusier rimane un grande maestro di architettura, anche se ha avuto i suoi limiti, come tutti gli esseri umani.
    Noi viviamo in un epoca in cui le forme che ci circondano influenzano il nostro gusto.
    Le automobili, gli aeroplani e tutti gli oggetti domestici legati al nostro tempo non possono essere realizzati con delle forme legate al passato, e l’architettura per forza di cose ne è condizionata.
    È fuori di dubbio che il Razionalismo e l’International Style, piu’ in generale, siano serviti da alibi per degli abomini edilizi, ma cio’ è dovuto piu’ alla speculazione edilizia, legata alla politica ed al potere dominante, che alle teorie che le avevano originate.
    Questi concetti non possono e non debbono essere tenuti per responsabili dallo svilimento che ne è derivato.
    Mi è difficile capire questo accanimento contro un’evoluzione che la storia dell’architettura ha gia’ catalogato ed accettato e non vorrei che la vostra battaglia si riducesse ad una lotta contro dei mulini a vento.
    Capirei meglio se la vostra ricerca si svolgesse attraverso metodi alternativi senza che siano rimessi in discussione i valori già acquisiti.
    Michele Granata

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