DA MILANO L’ULTIMA CAZZATA … DAL BOSCO VERTICALE … ALL’ORTO VOLANTE …

kokedama2La riqualificazione delle corti di Milano …

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6 Responses to DA MILANO L’ULTIMA CAZZATA … DAL BOSCO VERTICALE … ALL’ORTO VOLANTE …

  1. Pietro Pagliardini ha detto:

    L’orto volante sarebbe dunque, secondo il bellimbusto che scrive, il “Simbolo di una filosofia progettuale che promuove la contaminazione virale come metodo di progresso civile e sociale”. Complimenti vivissimi! Peggio di così solo le leggi urbanistiche della regione toscana.
    Dopo una lunga lontananza da questo rispettabilissimo luogo, constato la necessità di stare vieppiù lontano dalle perniciose notizie, o presunte tali, che riguardano il nostro piccolo mondo di architetti e affini. Non che quelle che attengono al mondo reale siano meno surreali e/o grottesche di queste, ad onor del vero, talchè un qualcuno che fosse stato in isolamento forzoso o volontario per un anno a stento potrebbe credere che il mondo che ritrova abbia ancora qualcosa a che vedere con quello che aveva precedentemente lasciato. E soprattutto che abbia ancora a che vedere con quella che una volta si chiamava con un certo, normale orgoglio, “normalità” e che il sottoscritto, che è sicuramente appartenente alla categoria del reazionario, si ostina a chiamare ancora tale.
    Insomma, lo spettacolo non solo non è cambiato ma è peggiorato assai. Quasi quasi torno in letargo, se prima non interverrà una legge che mi obblighi alla riabilitazione
    PP

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  3. Andrea_B ha detto:

    le piante hanno da cresce per terra, e in piano… no sui muri in verticale, sui palazzi o appiccate per aria…
    tutto il resto so’ pippe mentali…o, come dice il professore, cazzate…
    …destinate a seccasse dopo due mesi.

    ma al di là della cosa detta fuori dai denti, talvolta vorrei (e questo non riguarda solo il modo in cui viene “progettato” il verde, ma, ahimè, anche tanto tanto altro), vorrei, dicevo, che gli stessi progetti pubblicati nel numero di una rivista, venissero pubblicati di nuovo l’anno dopo, pari pari…vorrei che si facessero dei numeri “bis”… si capirebbe chiaramente, se ce ne fosse bisogno, che tante, tantissime delle architetture che sono “punti di riferimento” per l’attuale studente, rese fascinose e modaiole dal bravo fotografo di turno, subito dopo il taglio del nastro, quando ti inebria ancora il profumo di imbiancatura fresca…in realtà sono già invecchiate malamente, sotto i colpi dell’acqua, del sole, del vento…che come un crogiolo che separa l’oro, smascherano le cattive architetture…e lasciano quelle buone, fatte per durare, fatte per assolvere al compito cui una buona architettura dovrebbe essere destinata: “durare” appunto… perchè un’architettura richiede fatica, soldi, tanto lavoro umano, ed è giusto, direi quasi “morale” che durie ed invecchi bene…

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  5. Manuela Marchesi ha detto:

    Due vasetti di coccio sul davanzale o sul balcone no, eh?

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