“Paura … Paura e … ancora Paura” …

Schermata 2014-03-06 a 17.03.25Manuela Marchesi su: IL PASTICCIO ARA PACIS …

“Degrado. Riqualificazione. Restyling. Paura.Paura e ancora Paura. Parole che sono diventate parolacce per via dell’uso improprio che ne è stato fatto. E il grave è che queste parole hanno preso corpo negli interventi come quelli all’Augusteo. E non mi stupisce affatto che sia la Repubblica con toni di trionfo ad annunciarne la “ripresa dei lavori” (quanti anni sono che non compro più quel giornale?…tanti e felici anni quanti sono quelli che leggo felicemente la Stampa…) Mi annoio da sola quando mi tocca ripetere, a buon diritto, che la mancanza di cultura nei luoghi che la cultura dovrebbero proteggere, genera mostri urbani e…spianate per concerti che d’estate diventano specchi ustori per via del loro candore in travertino, romano però…
Mi ripeto, mi ripeto e mi dolgo ricordando il fascino di quell’anello verde, dei bellissimi muschi che crescevano tra le connessure dei muretti di tufo, della “piazza” di fronte al Mausoleo con i blocchi di marmo pieni di segni significativi di cui cercavo di capirne il senso, sapendo che senso ne avevano…E poi arrivano i Moderni, i Populisti, gli Anni Santi, la Casa del Cinema, i Rutelloni e i Veltrononi portatori di una simil-cultura, perfetta nella tempistica di enunciazione ma devastante nella concretezza del lungo periodo. Frittata è fatta, e anche con uova scadute da mò…Che sia di mònito alla politica del rivoltare come un calzino luoghi e ambienti che hanno guadagnato la loro ragion d’essere col tempo trascorso e con l’intergrazione equilibrata nel tessuto urbano.”

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11 risposte a “Paura … Paura e … ancora Paura” …

  1. sergio 43 ha detto:

    Completamente d’accordo, Marisa, che sarebbe stato meglio, sarebbe meglio che si accettasse la storia di questa città, senza giudizi di valore ma esclusivamente di merito. Io che sono lontanissimo da ogni idea totalitaria, fascista o altro, rimasi perplesso quando, con lo strano argomento del fascismo, si ripetè il rito della demolizione. Ancor più ridicolo il motivo dei vetri sporchi quando, senza problemi, si portano a specchio i grattacieli. Per far questo, invece di tenere in ordine il giardino esistente e restaurare degnamente l’Augusteo (4.500.000 di euro sarebbero necessari, secondo calcoli della Soprintendenza), hanno buttato all’aria un bel pezzo di Campo Marzio. Adesso che spero la piazza riacquisti un ordine, pur sempre vagliato da un concorso internazionale, io ho paura di che cosa possa diventare quello spazio: accampamento di poveri disperati, pista per divertenti scivolate con gli skateboard sulle cordonate, superfici per writers. Tutto è possibile, tutto è permesso in questa cuttà che nessuno rispetta più.

  2. sergio 43 ha detto:

    Scusa Manuela. Ma sento tanti racconti da mia figlia su quello che succede a questa professione, a questa “cuttà” (sic) che , esasperato, ho scritto per errore un altro nome al posto del tuo. Me ne scuso ancora!

  3. Efisio Pitzalis ha detto:

    Questo posto forse diventerà un mondezzaio, visto il senso civico degli abitanti, e pure uno specchio ustorio, però pure il fascino del muschio di cui leggo sopra…. mi sembra un po’ troppo… manca il ricordo bucolico dei roditori (zoccole de fogna) e il quadro è completo…..

  4. sergio 43 ha detto:

    Caro Massimo V., tanto per non parlare sempre d’architettura e per ridere un po’ delle ossessioni.
    ” Scompare nelle foreste del Rwanda un famoso esploratore del National Geographic. Mesi dopo viene ritrovato nella tana di un enorme gorilla. I ranger sono costretti a sparare in aria per allontanare l’enorme primate che non vuole lasciare la sua preda. Il famoso esploratore viene trovato in condizioni di sporcizia ma tutto sommato passabili. Viene condotto nell’ospedale della capitale per le opportune analisi e accertamenti. La stampa mondiale è in attesa di un bollettino medico che invece, passano i giorni, tarda ad arrivare. Alla fine esce un laconico bollettino: “Il Professore sta bene”. I giornalisti sono insoddisfatti, vorrebbero intervistarlo; niente il Professore sembra sparito. Poi, come succede, cominciano ad uscire strane voci, un sussurro, un venticello finchè scoppia come un colpo di cannone la triste verità. Il primate, dimostrando tutta la sua sensibilità verso il Professore, lo ha nutrito, protetto fino ad innamorarsene vivendo con lui more uxorio. Dopo un po’ la notizia perde interesse. Un giorno, in uno sperduto paesino della Scozia, un ricercatore universitario in gita sembra riconoscere in un uomo pallido e silenzioso, chino su una pinta di birra, il Professore che insegnava nel suo stesso College. Si avvicina e con tatto gli chiede:
    – “Il Professor Livingstone, presumo?”. il derelitto solleva stancamente la testa.
    – “Si ricorda, professore? Ho studiato con lei. Mi ha fatto da relatore”. Il derelitto tace, assente. Il giovane studioso non sa come portare avanti la conversazione.
    – “Professore. Ho saputo della sua triste avventura”. Il derelitto scoppia in un pianto dirotto e comincia a scuotere la testa per la disperazione.
    – “Ma Professore! Si faccia coraggio. So quello che ha dovuto subire da quel bruto. Dimentichi!!”. Il derelitto si accascia definitivamente sul tavolo mentre lacrime copiose gli scivolano giù fino ai peli della barba.
    – ” Come posso? Come posso, mio Dio? E poi non mi telefona, non mi scrive!!!”

  5. Claudio Baldoni ha detto:

    Scusate, ma per una volta che si è attuato un concorso serio e con una giuria competente; per una volta che ha vinto un gruppo di progettisti con un capogruppo che è forse il migliore architetto romano (almeno da quando non c’è più Alessandro Anselmi); per una volta che non si è scelta la solita Archistar esibizionista e superficiale, appena atterrata da Saturno, al fine di realizzare uno scenario trionfale per l’inaugurazione da parte di politici altrettanto esibizionisti e superficiali; per una volta, in definitiva, che sembra di poter avvicinare qualcosa che avviene a Roma al modo in cui le cose dovrebbero essere sempre fatte; ebbene, tutti a gufare?
    D’accordo, potevano esserci altre priorità; d’accordo, il danno fatto dal’edificio di Meier è probabilmente insanabile; d’accordo, nella situazione attuale di abbandono e degrado ogni nuovo spazio ha elevate probabilità di trasformarsi in un luogo di attività caotiche, illecite e maleodoranti, ma partendo sempre e solo da queste basi non resterebbe altro da concludere che: “abbandonate Roma, questa non è un’esercitazione”

  6. stefano nicita ha detto:

    Condivido completamente i commenti di Efisio e Claudio. Bravi!!
    A me il progetto non sembra male, anche perchè, rispetto a com’è oggi la sistemazione architettonica dell’area, è difficile peggiorare.
    Se però continuiamo a ragionare con la paura del cambiamento a priori, non andrà bene neanche un progetto dell’architetto più bravo del mondo e ci terremo l’asfalto…
    Un saluto a Marisa

    • Manuela Marchesi ha detto:

      Ma quale asfalto! La’ non c’era asfalto ma una sistemazione a verde pubblico che sarebbe bastato qualche lavoro di giardiniere comunale per mantenerlo come si deve! Megalomania delle amministrazioni comunali che poi si ritrovano con le pezze al culo…firmato Manuela

  7. sergio de santis ha detto:

    …. ammazza che Palle!

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