NELLA MERIDIANA
Ludovico Quaroni: Quartiere Casilino
«Caro Giancarlo,
è notte, un po’ prima dell’alba, il sonno se n’è andato e il sole non si è ancora alzato. Allora mi viene da raccontarti, parlando di sensazioni, di come, sicuramente in maniera inconsapevole anche per il progettista, questo quartiere, ruotando intorno ai suoi fulcri, si muove al volgere delle stagioni.
Non so se il mio è un caso fortunato o se anche le altre abitazioni godono di questo fenomeno. Mentre, quando abitavo in Via Appia con i miei genitori, mi accorgevo dello scorrere dell’anno dal variare della luminosità atmosferica, qui so esattamente quando è il solstizio d’inverno e il solstizio d’estate. Adesso, sotto Natale, l’astro tramonta esattamente tra due stecche ed è una gioia quando la stanza posta a mezzogiorno si infuoca agli ultimi raggi come quando, all’arrivo dell’estate, il calare del sole è inquadrato da altre due stecche e la stanza posta verso Nord esplode a sua volta di colore.
Adesso scherzo chiaramente, ma capisco il rapporto che i popoli antichi avevano con l’astro solare; che so? Stonehenge, l’aula di fondo di Abu Simbel, l’ombra dell’ombelico-gnomone di Augusto e l’Ara Pacis, il raggio di sole che penetra nell’ombra di una basilica e percorre sul pavimento la linea del meridiano. Ma non solo in questi esempi mi ritrovo. La costa del mio paese nelle Marche, quella che hai visto in fotografia, era divisa, fino all’ultima riforma agraria, a mezzadria. Mio nonno era il Vergaro, o come si dice in dialetto, “lu Vergà”, del nobile proprietario. Passavamo l’estate a casa dei miei nonni e una volta gli chiesi il perché dello strano orientamento del suo casale, identico d’altronde a quello di tutte le altre mezzadrie. Mi spiegò, ragazzino abituato alla indistinta squadrettatura degli isolati cittadini, che l’angolo rispetto all’orizzonte era perfettamente calcolato per la migliore insolazione.
Quando mio padre dovette comprare un pezzo di terra nella nuova squadrettata lottizzazione del paese per ricostruire la casa di famiglia, notai come l’antica sapienza dei costruttori per sfruttare al meglio quella che adesso chiamiamo “energia rinnovabile”, non fosse stata affatto presa in considerazione dagli agenti immobiliari. Ignoranza? Abitudine? Speculazione? Non lo so. Però la storia non finisce qui. Davanti casa mia venne ad abitare un piccolo costruttore e siamo divenuti amici. Quando mi serve qualche lavoretto mi rivolgo a lui e anche lui mi chiede qualche ragionamento d’architettura. Qualche anno fa riacquistò uno di quei casali e un bel pezzo di terra intorno. Voleva costruire ed era indeciso. Buttare giù il vecchio casale e farsi squadrettare dal geometra il terreno in lotti fronte strada? Feci una bella chiacchierata con lui e lo convinsi del valore sia storico che di mercato dell’antico manufatto, una volta restaurato, e di come avrebbe potuto costruire le altre abitazioni che il Piano Regolatore gli concedeva con lo stesso andamento Nord-Ovest/Sud-Est. Queste case, per la gioia del costruttore e dei compratori, godono anche di questo valore aggiunto. Quel piccolo quartiere, a confronto con il più usuale e indistinto posizionamento ortogonale del resto del paese, si pone un po’ come il Casilino 23 di Quaroni si pone con il restante quartiere di Centocelle che gli sta di fronte. D’altronde, sai quando mi convinsi a venire ad abitare al Casilino, io che venivo da San Giovanni/Piazza Re di Roma? Quando le mie figlie, sette e quattro anni, si dimostrarono entusiaste, come lo sono i fiori in fase di crescita e di sviluppo, di quel sole e di quello spazio per i loro giochi.
Be’! Ancora è buio e forse riesco a farmi un’altra ora di sonno. Ciao, Giancarlo!»
Sergio 43
P.S.: Tanto per farti entrare nel mondo di una volta, ti mando questo quadretto che feci, impedito dal muovermi da una ingessatura al piede, nello stile naif che andava di moda qualche decennio fa. Praticamente c’è tutta la mia famiglia, nonni, zii, genitori…buoi e vacche. Il tutto estratto dalla memoria di una dura giornata di lavoro quando dopo una raccolta del pomodoro, ci si preparava per la danza serale del “saltarello” accompagnato dal suono della fisarmonica. Ah! Sullo sfondo c’è il casale di cui ti ho parlato.





