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Bellissima. La presenza di quel fregio sul cofano, che parrebbe non avere altra funzione se non quella di fendere l’aria, sembra quasi la designazione grafica di una carrozzeria che già pretende, sia pure timidamente, di essere disegnata dal vento, come nella migliore tradizione delle Alfa che verranno di lì a poco. Simboli di un made in Italy che non era ancora in crisi, ma piuttosto garanzia di lavoro, oltre che sinonimo di eccellenza, tanto nel campo dell’ingegneria quanto in quello del design. Mi sono chiesto spesso se quel rapporto ingegneria-design che presiede ogni tentativo di integrazione architettura-arredamento (come se l’una fosse il complemento dell’altro, e viceversa), si possa applicare, in qualche modo, anche al mondo dell’automobile (che, nel bene e nel male, era (e resta) uno dei simboli dell’era moderna). Ebbene, qualora si voglia dare una risposta oggettiva a tale domanda, non si può prescindere da quelle Alfa “tubolari” degli anni Sessanta (quelle vestite da Zagato, pe’ capisse), il cui telaio (tubolare, appunto), concorda spontaneamente con quelle ricerche pioneristiche sulle strutture a traliccio, ovvero quelle ricerche finalizzate ad ottenere il massimo di resistenza col minimo di materiale, che poi non è altro che quel concetto di “resistenza per forma” che è uno dei princìpi della moderna scienza delle costruzioni. La cosa curiosa è che quelle automobili sono molto posteriori al famoso “palazzo di cristallo”, e purtuttavia sarebbero apparse complementari a quell’architettura non meno di quanto gli arredi di Mies sono complementari all’architettura dello stesso Mies
…oggi per ampliare il mercato e vendere agli americani, non si progettano modelli “forti” della nostra tradizione (ben sintetizzata da questa immagine), ma si disegnano le auto così come piacciono agli americani… vedi i modelli fiat, lancia…oramai fatti su “pianali” crysler…niente di più che modelli crysler col “bollino” fiat o lancia sulla mascherina anteriore…