“VOCE DI CHI NON HA VOCE” …

farancesco fariello

Andrea Di Martino su: UNA CASA E’ UNA CASA …
“…Una scuola è una scuola, un teatro è un teatro, un museo è un museo, e, last but not least, una chiesa è una chiesa. Tra l’altro, proprio ‘sto Fariello (il cui nome (manco a dillo) non compare in nessuna Storia dell’architettura), parrebbe ricordarci che si tratta di una tautologia tipicamente rossiana, ma solo nel senso che la sua casa sembra progettata da un generico (Mario) Rossi su commissione di un altrettanto generico (Mario) Rossi. Ma questo non costituisce certo una diminutio. Che piaccia o no, il generico Mario Rossi è pur sempre l’esponente di una maggioranza che è quella che ha plasmato le principali città europee, almeno se partiamo dal presupposto che, dell’antica “pax romana” (e quindi della sua straordinaria forza civilizzatrice), sono rimasti soltanto i monumenti, mentre il tessuto medioevale è soppravvissuto fino a noi (pur avendo subìto modifiche in seguito agli sventramenti di matrice haussmanniana). E il Medioevo, nel bene e nel male, è legato alla generica figura di Mario Rossi. Conoscete forse un Michelangelo del Medioevo? O un Biagio Rossetti del Medioevo? Conoscete forse l’autore (o gli autori) di San Gimignano? E i cosiddetti “sassi di Matera” appartengono forse alla cosiddetta “architettura colta”? (eppure, se nu’ sbajo, so’ tutelati dall’Unesco!). Io non so se ‘sto blogghe potrà mai avere lo stesso potere di persuasione che ebbe Pasolini nel portare all’attenzione del mondo una vicenda come quella di Sana’a (che non riguardava certo l’architettura “colta”), ma mi piace pensare che esso si configuri sempre di più come “voce di chi non ha voce”. Basta coi post che continuano a propinacce quelle architetture “colte” che oramai conoscemo a memoria (pe’ avelle studiate sui banchi de scola)! So’ anni che ce state a sbomballà! Se ‘sto blogghe vole esse davvero pluralista come dice de esse, deve dà spazio pure all’archittura cosiddetta “minore” (che poi tanto “minore” nun è)…Insomma, deve dà spazio pure ai “dialetti architettonici”, che poi non sono altro che l’architettura “rossiana” nel senso onnicomprensivo del termine, ossia l’architettura degli innumerevoli Mario Rossi. Categoria della quale mi onoro di far parte: in questo senso, sì: so’ nato “rossiano” e morirò “rossiano”, nonostante gli sforzi di chi avrebbe voluto “plasmanne a immagine e somijanza de Dio” (come se da cattolico nu’ lo fossi de già!)”

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