“Nel caso non avessi immediatamente sotto mano il prezioso reperto senatorial-partenopeo. Sarà stato questo a convincere Re Giorgio a concedergli il laticlavio?”
Sergio Brenna
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Negli anni Ottanta, sulle pagine di “Repubblica”, fu pubblicato un articolo dal titolo a dir poco inquietante: “Io architetto mafioso” (in realtà si trattava di una mera provocazione lanciata da Gregotti per tutta una serie di motivi legati a quella concomitanza di fattori che favoriscono l’ascesa al successo). Dovremmo forse pensare che Napolitano abbia voluto porre fine alla stagione degli architetti “mafiosi” per inaugurare quella degli architetti “camorristi”? Certo, detta così, suona come un’ennesima provocazione. Solo che qui la provocazione è ancora più pertinente, perchè riguarda quelli che, in una recentissima interrogazione parlamentare, sono stati definiti (cito testualmente), “liquami tossici che, negli ultimi anni, sarebbero stati sversati nella piana di Boscofangone” (dove naturalmente l’espressione “negli ultimi anni” (in se stessa piuttosto generica), non ci dice nulla sull’eventualità che l’incresciosa vicenda possa aver avuto inizio prima o dopo la realizzazione del “vulcano buono”: questione non da poco, se si pensa che, per realizzare un qualsivoglia oggetto a scala paesaggistica, qualche indagine sulla natura del terreno bisogna pur farla): http://www.campaniasuweb.it/story/rifiuti-tossici-vulcano-buono-arriva-linterrogazione-parlamentare