RISTAMPA 43 … “L’ARCHITETTO CODOTTO” …

GliArchicefalici607https://archiwatch.it/2008/05/13/architetto-condotto/

ecco l’indirizzo

di un dimenticato sergio 43 tornato in hit parade

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3 Responses to RISTAMPA 43 … “L’ARCHITETTO CODOTTO” …

  1. Karl Galassi :G ha detto:

    Questo elzeviro del 2008 di un 43 fresco di internet, è straordinario.

    Resta il mistero di come abbia fatto a tornare in alto in classifica di ascolti tutto da solo, ben prima di questa ripubblicazione odierna.

    Sarà che gli architetti a spasso e disperati sono molti di più di quanto non fossero cinque anni fa (30 % di imprese edili in meno) e si attaccano a ogni più piccolo lumicino di speranza che intravedono girovagando in rete.

    Qualcuno invoca persino una legge che costringa i clienti a farli lavorare.
    Falso Cascioli dovrebbe ricominciare a tormentarli che fanno morire dal ridere quando si incazzano con lui che li sfotte e non con la i “formatori” che hanno avuto.

    150.000 e passa disposti a timbrare progetti di chiese pensate da santoni in altri posti e luoghi… verande bioclimatiche che massacrano architetture di valore ma non fanno cubatura… giardini verticali color cacarella automanutentivi…

    Karl

  2. sergio 43 ha detto:

    Per il quarantacinquesimo di…….
    Come lei, Prof., “caro amico dei giorni più lieti” (Johnny Dorelli – anno 1961, appunto!), scherzo su anni che debbo fare due conti per ricordare se sono prima o dopo Cristo. Entrai allora in Archiwatch perchè si “commemorava” il quarantesimo del ’68 e mi sovvenni delle tante cose che accaddero su quell’Acropoli sopra Valle Giulia. Anni che a volte mi è parso, per restare in tema classico, di poter paragonare alla nostra personale Guerra del Pelopponneso (Tucidide/Senofonte – circa 400 a.C.), quando alla fine tutti perdemmo qualcosa: chi il posto in Cattedra, chi l’innocenza, chi semestri di studi perduti, chi….chi,….ad ognuno il suo! Chi si è salvato ha avuto sempre tutto il mio rispetto e considerazione. Non è stato facile fare l’architetto a Roma se non eri…lasciamo perdere. Ho perso l’occasione della mia vita quando mio cugino marchigiano che pur aveva studiato Architettura al Politecnico di Milano con successivo periodo nello studio di Giò Ponti, tornò a casa e mi invitò a raggiungerlo in provincia. Ma come! Io stavo a Roma!, “Imbevuto de Fori e de scavi” (Renato Rascel – anno 1955, appunto!) e mi andavo a rinchiudere in un paese fatto di mattoni invece che di marmo dopo tutta la fatica che aveva fatto Augusto Imperatore? Il massimo della socialità, invece del caffè da Rosati a Piazza del Popolo, era il caffè “da Francì” sotto i portici di una più minuscola, omonima Piazza del Popolo!….Vabbè! Senza rimpianti!
    Però, cari amici, se avete avuto la sopportazione di leggermi, riconoscerete che sono stato profetico quando, nella notarella che il Prof. ha voluto ristampare, scrivo in tempi non sospetti, – anno 2008: “…..almeno mandare GRILLESCAMENTE a quel paese i clienti più cafoni”. Bisogna sempre credere all’aforisma “La Vita imita l’Arte”! “In Parlamento dal Palcoscenico”!
    (Logicamente i riferimenti profusi non sono una vanitosa dimostrazione di conoscenze d’accatto ma semplicemente l’attestazione ironica della fatuità dei ricordi di fronte alle esigenze dei tempi presenti).
    P.S. direttamente al Prof.
    Le farà piacere questo episodio di appena sabato scorso, come ha fatto piacere a me. Due anni fa ero in ospedale in attesa di un intervento. Il giorno dopo danno il lettino accanto al mio a un bel signore, suppergiù della mia età. L’infermiera viene con la scheda per prenderne i dati. Pronuncia un nome che attira subito la mia attenzione. Immagino un omonimia. Quando rimaniamo soli gli dico che quel nome mi è ben noto essendo quello di un gigante della nostra architettura. “Sì! E’ mio padre”. Pur non avendo seguito la professione del genitore sa tutto di quel periodo, di quegli uomini, di quelle lotte, di quelle amicizie, di quegli odii. Io gli racconto a mia volta le mie esperienze e così, parla tu che parlo io, passiamo quei giorni senza pensare troppo a quello che ci aspetta. Tutto si risolve per il meglio e passiamo la convalescenza, è proprio il caso di dire, “rincuorati”. Usciamo lo stesso giorno e da allora ci vediamo ogni tanto in centro per una chiacchierata e una coppa gelato di cui siamo ghiotti. Si parla per lo più di Architettura, ci guardiamo intorno e approviamo come due bolsi Bartali quando l’altro afferma, guardando la cupola di vetro sull’Unione Militare oppure, più lontano, la punta dell’ascensore del Vittoriano,: “L’è tutto sbagliato! L’è tutto da rifare!”.
    L’altro ieri mi dice: ” Sai che mi piace quello storico, quel critico…aspetta! Come si chiama? Ah, sì! Muratore!”.
    Prof., la prego di considerarlo, come l’ho sentito io, un omaggio del devoto figliolo e, tramite lui, dell’augusto genitore!

  3. Pingback: L’ARCHITETTO CONDOTTO … COLPISCE ANCORA … | Archiwatch

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