GIANFRANCO CANIGGIA E VENZONE: RESTAURI ALLA ROMANA …

Gianfranco_Caniggia_Venzone

Venzone (quasi) com era

Da Giancarlo Galassi :G

 

“Vorrei segnalare, a proposito di inesausta Scuola Romana, questo articolo pubblicato anche in rete dello scolaro romano Alessandro Camiz:

 

Venzone, una città ricostruita (quasi) “dov’era, com’era”, «Paesaggio Urbano», n. 5/6 (2012), pp.18-25

 

 

http://www.academia.edu/2199420/A._Camiz_Venzone_una_citta_ricostruita_quasi_dovera_comera_

Venzone_a_city_rebuilt_almost_where_it_was_and_how_it_was_ [anche in pdf allegato]

 

Argomento, questo della Venzone di Gianfranco Caniggia, su cui svolgemmo un appassionato temino dopo gli entusiasmi sulla sua ricostruzione post terremoto a confronto delle altre in Italia di Paolo Rumiz su la Repubblica. Lo ritrovate qui:

 

https://archiwatch.it/2010/09/23/il-segreto/

 

Un saluto a tutti e anche un grazie ad Alessandro”.

 

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Una risposta a GIANFRANCO CANIGGIA E VENZONE: RESTAURI ALLA ROMANA …

  1. Concludevo la mia recensione alla Girasole di Lenci con un criptico messaggio all’auore del libro che è da anni ossessionato dalla ricerca di un metodo progettuale che nel definire l’oggetto architettonico riassumi tutta la storia dell’architettura fino all’edificio in oggetto: una ontogenesi che ricapitoli la filogenesi (mutuando i termini dall’evoluzionismo d’antan).

    L’occasione di ripubblicare (diciamo così) “Il segreto di venzone” in calce alla notizia dell’articolo di Camiz è proprio l’occasione di mostrare un esempio di questa strategia compositiva adottata da Gianfranco Caniggia nell’ultima stagione della sua breve carriera e a cui era arrivato DOPO aver sintetizzato la materia nei suoi manuali giungendo a una sintesi di lettura e progetto.

    Naturalmente si tratta di una filogenesi ferocemente non romantica, spietata e reale, che non si abbandona alla poesia dell’ispirazione citazionista, all’afflato dell’aedo.

    Un tentativo (forse paradossale? un tentativo, almeno!) di “storicismo razionale applicato” nella speranza di “riprogettare” in un modo condivisibile da un’intera comunità dei tecnici e di ricostruire con l’architettura la sua aura più preziosa, quella che è il tempo a costruire.

    Ma abbiamo una vita per parlarne ancora. Forse.

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