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SOLERI … UN MITO ZEVIANO …
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Soleri che sbuccia patate a Taliesin West. Altro che città ideale, volontariato e apprendistato, i primi rudimenti di vita comunitaria. Coltivare, raccogliere, impastare, cuocere, costruire…
Mi sposai un tardo dicembre. decidemmo quindi di andare verso il sole. Prima tappa in una meravigliosa Positano semideserta, Seconda tappa direzione Taormina. Partimmo per Salerno per imboccare la Salerno-Reggio Calabria appena inaugurata e che potei quindi fare tutta, ancora senza ombra di cantieri e deviazioni. Attraversando Salerno con la dovuta attenzione ai segnali stradali, mi trovai a passare davanti a questo strano edificio. Chi aveva mai sentito parlare di questo Soleri, non capii neanche quale funzione avesse, colpito però dalla sua forma inusitata e dai colori verdeoro da Torcida brasiliana. Per godermelo meglio rallentai troppo bruscamente per gli usi locali, perchè il guidatore che avevo alle spalle mi superò gridandomi una frase che non conoscevo e che ricordo vagamente: “madechi…menicammuò,…tocammuò….(boh! chissa che cosa voleva dire, dovrò chiedere a Eldorado, certo non “buon viaggio!”). Tralasciando altri ricordi, quel viaggio è punteggiato dalle immagini del Chiostro del Paradiso, del Teatro Greco e di queste mura incantate.
Buon viagglio a te, Paolo Soleri!
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Un mito che come tale, per sua natura, resta nella sfera dell’irrealizzato. Un mito chiuso nel proprio sogno. Per tale motivo, Zevi ricordava che nella sua visita ad Arcosanti, si sentì più in sintonia (non musicale!) con un altro condiviso ospite, John Cage, con il quale passò il tempo del soggiorno in formative conversazioni, dimenticandosi del “mito”.