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L’altra mia figlia è andata con il marito qualche giorno a Barcellona. Il solito programma di qualsiasi turista: Ramblas, Sagrada Famiglia, Parco Guell, la Pedrera, Casa Batlò, come perdersi Barrìo Gotico? Però (qui parlava l’innamorato): “Andate a vedervi pure il Padiglione Tedesco e soprattutto, quando passeggiate per la città fuori del più usuale giro turistico, osservate bene l’architettura civile, la cura dei dettagli, la chiara e onesta modernità del disegno”. “Mah!- mi sono detto poi – forse il consiglio era un pò confuso. Potevo risparmiarmelo e lasciarli liberi di fare i turisti, paghi solo della vacanza”. Invece quando è tornata, forse, anche se diversamente laureata, qualcosa sull’architettura deve averla assorbita in casa, mi ha espresso tutta la sua ammirazione per la città catalana proprio per aver colto, e non c’era bisogno di occhiali!, il senso del mio consiglio. La piacevolezza di Barcellona non era soltanto nei monumenti delle guide ma nella omogenità costante di alta scuola del suo tessuto.
Già! Così vedo anche Roma e le grandi città del nostro paese. Solo che quel senso aristocratico di sapienza (non cito “La Sapienza”!) si è perso qualche decennio fa, nel secolo scorso.
Per questo apprezzo molto (e molto più mi auguro le apprezzino i più giovani) le foto che periodicamente il Prof ci elargisce su questo blog: palazzi, scorci, dettagli, memorie, rimproveri, richiami.
Ah! l’Architettura! Roba troppo seria perchè non sia fatta con studio, amore, sudore, onestà e fatica senza mettersi due fette di prosciutto sugli occhi.