UN VARIOPINTO CAVALLO DI TROIA …

memmo54 commented on PIANO O NON PIANO … QUEL COSO FA VERAMENTE SCHIFO …

“Gli abitanti dell’Aquila vorrebbero, a quanto sembra , ricostruire la propria città: una città di pietra come non è infrequente incontrane in Italia.
Per tanti motivi ovviamente; forse il principale è quello sentimentale che da sempre sfugge agli architetti.
Ricostruire, per filo e per segno, ciò che era: il proprio “paesaggio” urbano. Per ricordare e riaffermare ciò che sono stati; ciò che furono gli antenati; ciò che saranno, con l’aiuto di Dio, le future generazioni.
Salvare dal tempo e dalla sventura ciò che l’uomo ha creato.
Questo scadente sentimentalismo deve aver devastato le meningi dei trentini che hanno pensato bene di reagire offrendo in dono qualcosa di cui nessun montanaro d’abruzzo, cassintegrato d’abruzzo, commerciante d’abruzzo, e perfino musicista d’abruzzo, aveva mai sentito l’esigenza:
Un auditorium di legno eretto sulle rovine di una vita !
Di semplici forme , per non dare nell’occhio e ma di coloratissimo aspetto (… dicasi ben ventuno colorazioni diverse di legno sì da fare invidia al più attrezzato astuccio delle scuole primarie !….) ed opportunamente ruotato intorno ad uno spigolo affinchè non si riscontrasse la minima e pericolosa concessione al deja vù.
Lignea come le baracche già realizzate: una baracca come le altre ?
Forse anche peggio perché non è neppure dritta; le piogge e la neve, il gelo infine, vi scorreranno indisturbate per sei mesi l’anno.
I risultati si possono facilmente immaginare ma di sicuro nessun reporter andrà l’anno prossimo a fotografarne lo scempio.
Alla fine null’altro che una sofisticata edizione del cavallo di troia: una beffa !
Come quella dei poveri indiani affamati cui veniva distribuita carne in scatola recante l’effige dell’animale sacro: “santini “ in luogo di cibo .
Santini di modernità e design per acquietare le coscienze.
Leggero sedativo o stupefacente vero e proprio ?
Saluto

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9 Responses to UN VARIOPINTO CAVALLO DI TROIA …

  1. stefano nicita ha detto:

    Altro che auditorium dell’Aquila, a risollevarci gli animi sulle opere pubbliche ci pensa il New York Times, quello della sede progettata da Renzo Piano appunto:
    “La Salerno-Reggio finisce in prima sul Nyt: «Simbolo del fallimento dell’Italia»
    http://www.corriere.it/esteri/12_ottobre_08/new-york-times-salerno-reggio_8550b212-115c-11e2-b61f-b7b290547c92.shtml

  2. Luther Blissett ha detto:

    a me piace molto

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    fantastico!

  4. ctonia ha detto:

    Caro Memmo,
    direi che il tuo scritto più al Cavallo di Troia mi fa pensare alla caverna platonica, dove noi tutti guardammo le ombre…
    Statevaccuort!
    baci
    c

    • memmo54 ha detto:

      Coloro che sono usciti dalla caverna hanno riportato le impressioni più diverse: alle prese con qualcosa di cui non sospettavano l’esistenza, nè potevano descrivere giacchè non ne avevano le parole.
      Per conoscere bisogna essersi già fatto un’idea dell’oggetto: in pratica aver già conosciuto: una sintesi,forse arbitraria, del principio di indeterminazione o della teoria dell’incompletezza.
      Oltretutto, gli stessi, usciti e rientrati più volte hanno fatto, e fanno, resoconti sensibilmente differenti quando non contraddittori.
      Viene in mente “Allonsanfan” che torna dai compagni raccontando mirabolanti, quanto fantasiose, sollevazioni contadine.
      Di qui l’imperitura perplessità degli uomini che la storia s’incarica di irrobustire mostrando come “prima”, “poi”, progresso e regresso, siano discutibili apparenze quando non inganni.
      Stiamo tornando con tutta naturalezza all’Europa di Metternich dopo un breve ma intenso valzer. Credevamo di aver costruito una società avanzata che si occupasse di tutti i cittadini: invece la gran parte viene considerata ormai un peso intollerabile; le liquidazioni sono ormai un miraggio; i contributi previdenziali una tassa.
      Abbiamo scherzato…via !
      Saluto

  5. regolablog ha detto:

    Cavallo di Troia per le costruzioni bio-eco-sostenibili-muffabili-infiammabili di tipo tirolese ma united colors of benetton. Sette milioni, che vuoi che sia, li abbiamo pagato noi alla provincia autonoma!

  6. Luther Blissett ha detto:

    La sicilianità di cui parla Tomasi di Lampedusa va estesa a tutti noi italiani (soprattutto, agli architetti italiani), perché ne è metafora: colonizzati da secoli e quindi annichiliti e irriducibilmente anarchici. Ognun per sé! Ci rifugiamo nella critica come tana degli sconfitti. Per salvaguardare barlumi di dignità. Anzi, punto interrogativo.
    Però occhio, ché la critica per la critica è masturbazione: si diventa ciechi. Poi vojo vede’ come disegni.

    • memmo54 ha detto:

      Visto dall’interno è ancora più inquietante: un edificio ( …rectius…”manufatto”…) abbattuto dalle scosse e ridotto su un fianco (.. come fu la Concordia all’Elba ?….) o come tanti case di calcestruzzo collasate al livello del 1° impalcato.
      Se ne sarà accorto ?
      Avrà riflettuto sul fatto che parlare di corda in casa dell’impiccato può suscitare qualche malumore, qualche incomprensione ?
      A meno che , ancora più probabilmente, non abbia riflettuto affatto; preso dali moltissimi impegni e “conti in sospeso” sparsi per il mondo.
      Il “genio” non vuole pensieri: questi, magnanimamente, li lascia a noi ! (…che grazie al cielo ne abbiamo a sufficienza…possiamo anche rifiutarne alcuni…).
      Gli estimatori dell’interprete, vero o presunto, degli affascinanti scarabocchi alla Klee hanno compreso appieno, istintivamente, la situazione, il paradosso, iscrivendosi senza incertezza, senza critiche e senza distinguo, tra i soccorritori del vincitore.
      Brutta abitudine: gia stigmatizzata in passato che allunga la lista di quelle citate e giustamente imputabili al “caratteraccio” anarchico, astioso fino all’invidia, degli italiani.
      Però è francamente difficile pensare che non si tratti di una beffa.

      Un Saluto Sconsolato.

  7. alzek misheff ha detto:

    Dobbiamo costituire un marchio : “Orrendo perchè extraterrestre”
    Alzek Misheff

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