“PROBLEMATICHE REALI” …

Pietro Pagliardini commented on Sogno di un lotto di mezza estate … Post 5 …

“In quella pianta rivedo, con modestissime variazioni, la piccola casa popolare a suo tempo acquistata che mi ha lasciato mia mamma e che utilizzo come appoggio in città per il pranzo. Faccio solo osservare a Galassi che un solo appartamento su tre è privo di ventilazione trasversale, quello più piccolo ovviamente, mentre oggi sarebbe grasso se cola se il rapporto fosse quello inverso. Questo per dire che la sua fiducia sul fatto che gli architetti contemporanei siano migliori mi sembra almeno discutibile.
Vero è che spesso gli architetti sono costretti da leggi del mercato, cioè dalle richieste dei propri clienti imprenditori, a dover subire questi errori, però è piuttosto difficile attribuire le responsabilità ad una sola parte, essendo il rapporto che si instaura tra mercato edilizio e mercato delle idee di tipo biunivoco.
Quante volte abbiamo letto e sentito dire, nel nostro campo, che la società è cambiata, che servono nuovi modelli abitativi che rispondano alle esigenze di composizioni familiari nuove e diverse, con il risultato che le case sono sempre più piccole e di conseguenza i condomini (con più livelli di quelli del post) diventano veri alveari umani, con una gerarchizzazione verticale inversa a quella tradizionale, dove più si sale di livello e più aumentano le dimensioni delle singole unità. E ai piani inferiori di ventilazione trasversale naturale nemmeno l’ombra. E con l’ulteriore conseguenza che non esiste quasi possibilità di un incolonnamento dei servizi, con esiti negativi ragguardevoli sulle strutture e sulla trasmissione del rumore attraverso i canali preferenziali dei cavedi impianti.
Insomma, il post è interessante proprio in relazione alla situazione attuale da cui mi sembra si possa ricavare la morale che il progetto architettonico e distributivo viene comunque prima di tutti gli altri ammennicoli, spesso puramente mercantili, legati alle tecniche di risparmio energetico, di trasmissione del rumore, di progettazione impiantistica, di nuovi materiali.
Buona parte di queste problematiche, reali, possono trovare la premessa indispensabile per la loro soluzione nel progetto architettonico e non nella esasperazione tecnologica, che il più delle volte è come gli optional del mercato automobilistico: puro appeal, bisogni indotti imposti dalle case per invogliare all’acquisto. Con la non piccola differenza che l’auto, pur essendo un mercato abbastanza maturo, è trovata recente, mentre l’abitare ha qualche annetto di più e una casa vecchia di quattrocento anni, con poche integrazioni, assolve a tutti i suoi compiti in maniera egregia.
Saluti
Pietro

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

6 Responses to “PROBLEMATICHE REALI” …

  1. ctonia ha detto:

    http://www.fernandoalda.com/blog/2012/05/viviendas-protegidas-en-ceuta-ind-inter-national-design/#more-1406

    Lo segnalo non per una questione di gusto, è che abbiamo molto da re-imparare dagli iberici in quanto ad organizzazione pianificazione gestione committenza etc etc etc.

  2. stefano nicita ha detto:

    caro ctonia, mi chiedo soprattutto chi abbia qualcosa da imparare da noi per quello che (non) abbiamo fatto negli ultimi trent’anni (se non di più…)
    saluti

    • ctonia ha detto:

      Oddio, sappiamo bene come la Spagna abbia speculato di brutto, come abbia costruito una quantità di monnezza edilizia forse anche superiore alla nostra. Eppure, gli interventi pubblici o comunque pianificati pubblicamente sono lontani anni luce dai nostri. Vorrei avere il tempo di studiare l’amministrazione dei comuni iberici, come si finanziano, come programmano, come riescono a fare i concorsi, premiare buoni progetti, e infine realizzarli senza doversene vergognare un mese dopo.

  3. Pietro Pagliardini ha detto:

    ctonia, non so sei stato a Ceuta, enclave spagnola in Marocco. Quelle immagini che vedo davvero non riesco a immaginarle in quella città. Io ho visto una città blindata, inferriate alle finestre fino al 2° piano. Per dirla elegantemente: un posto di merda. Non so dove sia il muro che gli africani scavalcavano e a cui gli spagnoli sparavano ad altezza d’uomo, non per fare rumore (questo non l’ho visto, l’ho letto). Davvero non saprei cosa potrebbero insegnarci insegnarci gli spagnoli, a parte la movida, che abbiamo imparato molto bene. Le eccezioni, che ci sono, mi interessano davvero poco. La regola è lo scempio sistematico delle coste (non quasi quanto quello italiano, dieci volte quello italiano), una bolla immobiliare che li ha messi con il culo per terra.
    Per essere più obiettivo, forse qualcosa ce lo potrebbero insegnare: uno stato decisionista, progetti realizzati in tempi ragionevoli, pochi comitati contro, evidentemente. Non è poco, non dico no, ma tutto si risolve sempre e comunque nel mattone. Il mattone, da solo, non produce ricchezza.
    Naturalmente non esiste una sola Spagna, ma diverse. I paesi baschi sono altro, in effetti, non certo per il Guggenheim, ma per le ingenti risorse economiche che deriva loro dalla forte autonomia impositiva, che hanno saputo ben utilizzare per fare industrie farmaceutiche ed areonautiche e un piano di rigenerazione urbana di Bilbao di cui il noto museo è solo la punta dell’iceberg, quella che incanta gli architetti nostrani

    • ctonia ha detto:

      Ma infatti io mi riferisco, come hai letto, all’aspetto decisionale della committenza pubblica. Che ha prodotto buone architetture pubbliche e cioè servizi ai cittadini: e questo per me è un fatto. Tutto il resto, zapaterismo compreso, speculazione veramente bestiale, lo so e l’ho citato, ma lo ammettono gli stessi architetti spagnoli senza problemi, una brava collega pochi mesi fa mi ha detto “il 90% di quanto abbiamo costruito è merda”, ma aggiungo io che c’è un 10% dal quale abbiamo molto da imparare.
      Un impianto come quello di Ceuta ancora in Italia lo devo vedere. Per ora vedo solo monnezza urbana con “interni di pregio”.

  4. stefano nicita ha detto:

    premesso che c’è sempre qualcosa da imparare, direi che nel caso della Spagna, ce ne sia parecchio, soprattutto per la bravura degli architetti e dell’amministrazione pubblica, almeno a giudicare dai risultati: http://dovelarchitetturaitaliana.blogspot.it/2012/02/arquitectura-espanola-1975-2010.html
    Non credo proprio che abbiano stravolto il loro territorio più di quanto abbiamo fatto noi con il nostro, considerando che hanno molte parti desertiche e una densità molto più bassa. Negli ultimi 30 o 40 anni si sono rinnovati completamente da tutti i punti di vista, soprattutto nelle infrastrutture e nei servizi, con un’architettura contemporanea e di qualità, venendo da un periodo molto buio e molto lungo. Il Paese è cresciuto in maniera abbastanza uniforme con una buona capacità di controllo. Noi abbiamo continuato a distruggere il territorio, in maniera legale e illegale, con metri cubi su metri cubi di architettura imbarazzante senza storia, senza capacità di inserimento nel contesto, senza rispetto per il paesaggio e senza un minimo di qualità che potesse rilanciarci a livello internazionale. Le infrastrutture urbane ed extraurbane sono di livello e qualità imbarazzanti e se riusciamo a “sopravvivere” è solo grazie a tutte le grandi imprese compiute fino agli anni ’60 e ’70, vedi autostrada del sole realizzata in soli 8 anni, dal 1956 al 1964. Dopo di che c’è il vuoto, condito di immobilismo e dilettantismo…

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.