I.U.A.V. … you remember … Samonà? …

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Grandi manovre … in laguna …

Riferisce “Il Gazzettino” di Venezia, oggi:

“Corsa a quattro, allo Iuav, per la successione di Carlo Magnani alla guida della facoltà di architettura. Settimane di fuoco, queste che si aprono, per l’università dei Tolentini: a fine mese il rettore Marino Folin, dopo quattro mandati consecutivi, passerà le consegne al suo successore, il preside Magnani. Nel frattempo la facoltà di architettura dovrà scegliere la sua nuova guida.
L’appuntamento è per il 25 ottobre. E ci sarà battaglia. A differenza della facoltà di design e delle arti, dove il preside Marco De Michelis è stato di recente confermato in una corsa solitaria, in questo caso sono addirittura in quattro a contendersi lo scranno. Innanzitutto il direttore del dipartimento di progettazione architettonica, Giancarlo Carnevale; poi quello del dipartimento di urbanistica, Bruno Dolcetta; quindi due professori dello stesso dipartimento di progettazione, Alberto Ferlenga e Roberto Sordina. …
Ma in questi giorni, allo Iuav, si pensa anche a festeggiare. Il rettore uscente ha deciso di non trarre bilanci del suo lungo rettorato, come aveva ipotizzato inizialmente. Colleghi e personale, però, gli stanno organizzando una festa” …

Mentre qualcuno pensa di fare la festa a Folin …

come non ricordare il glorioso IUAV d’antan …
quello di Giuseppe Samonà … con:
Piccinato,
Rogers,
Albini,
Astengo,
Gardella,
Scarpa,
Zevi,
De Carlo,
Belgioioso,
Gregotti,
Muratori,
Rossi,
Tafuri,
Aymonino,
Benevolo,
Canella,
Valle,
Dardi, …

tanto per fare qualche nome …
“a caso” …
ché, a vederli tutti in fila … fa, quasi, impressione? …

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14 risposte a I.U.A.V. … you remember … Samonà? …

  1. Maurizio Conte ha detto:

    Si! Fa impressione quell’elenco e non posso che rammaricarmi di non essere stato uno studente veneziano di quegli anni. Però…….mi domando…..penso…..!?
    Come è possibile che tante intelligenze e tante capacità non siano state capaci di condizionare la qualità dell’Università italiana, che è andata sempre più scadendo? La proliferazione delle sedi e del potere accademico (e non solo quello), era un processo veramente inevitabile? Può mai essere che sia solo colpa della politica e delle sue cattive leggi, oppure si è perso qualcosa per strada con la responsabilità di molti e il silenzio acquiescente di tanti? L’IUAV, non peggio di altre sedi, avrà il preside che si sarà meritato, che questa epoca merita o sa esprimere. Può darsi, talvolta succede, che un nome meno altisonante sia capace di “direzione” più incisiva; conoscendo due di quei nomi, e stimandone uno, spero che sia possibile.

  2. Gianluca Andreoletti ha detto:

    Ecco! Si, perchè non facciamo gli elenchi delle altre facoltà tanto per capire come siamo caduti in basso? O forse è troppo deprimente, anche perchè si farebbero nomi per lo più sconosciuti nel campo dell’architettura italiana.
    Non ho mai sentito dire che se non si riforma la classe dirigente di un paese attraverso una selezione universitaria meritocratica non si risollevano le sorti di rana bollita di questo paese. Forse a Mussi qualcuno dovrebbe dirglielo.
    Sarebbe la rivoluzione più importante di questo paese, per giunta a costo zero, anche se a caro prezzo per tutti i portaborse e mediocri che affollano le vostre università.
    cordiali saluti
    G.

  3. Gianluca Andreoletti ha detto:

    Se mi è consentito un’ ulteriore commento vorrei citare quel proverbio cinese che dice > Forse non c’è più niente da fare.
    G.

  4. Fabio Coppola ha detto:

    L’anno scorso ricordo la protesta universitaria degli studenti (me escluso) contro una riforma che tagliava fondi alla ricerca….bè non è certo felice, ma sentivo ragazzi del primo secondo anno che si preoccupavano del fatto che sarebbe diventato ancora più difficile essere un giorno ricercatore, assistente professore….Ma come si fa a pensare all’ università come formazione e pensione? E’ forse questo lo spirito della classe dirigente di domani…non stupisce se poi mancano grandi nomi.. non c’è molta voglia di fare..
    E’ proprio vero all’ EUR sul “palazzo della civiltà del lavoro” l’avevano già intuito
    Guerrini, La Padula e Romano con la frase:

    UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI
    DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI
    DI NAVIGATORI DI TRASMIGATORI

    Ma LAVORATORI non c’è bé in effetti non ci sono qua…….

  5. federico calabrese ha detto:

    porfavor qualcuno ascolti Andreoletti.
    professori, fatevi un esame di coscienza, e fate qualcosa per riformare le vostre universita’.

  6. Davide Cavinato ha detto:

    Da un allievo veneziano verso la fine della propria carriera…che tristezza, a leggere quei nomi e a pensare a quelli di oggi…

  7. manuel marchioro ha detto:

    Buongiorno, sono studente IUAV, vicino alla laurea (per fortuna).
    Vi informo lo IUAV è l’esatto contrario della meritocrazia.
    E’ un’azienda a conduzione familiare: basti guardare l’incredibile quantità di coppie marito/moglie o compagno/compagna che ci sono fra i professori, e spesso entrambi occupano posizioni di potere.
    Non vi dico le telenovele che si raccontano in facoltà…
    In sette anni là dentro mi sono sempre sentito un estraneo. Forse perchè non sono parente di questo o quello, insomma, non faccio parte della famiglia.
    Ipsum Verum fActVm…
    manuel

  8. pinello berti ha detto:

    Cari allievi architetti,

    SmetteTe di piangerVi “addosso” e fate qualcosa …
    La mia generazione ha fatto il ‘ 68 contro lo strapotere accademico… e da allora ha tenuto il fronte della qualità nelle scuole italiane e nella professione.

    vgberti

  9. pasquale cerullo ha detto:

    In effetti ci sono state due momenti generazionali che hanno portato ossigeno all’Università. Quello avutosi dal dopoguerra e quello creatosi con la ventata libertaria degli anni Sessanta. Ma tant’è… Il momento della crisi lo si può individuare nel gesto di rottura, l’abbandono dell’insegnamento, da parte di B.Z. da molti criticato. Dagli anni Ottanta tutto ritorna progressivamente al sistema, nei ranghi come lo era stato prima della Seconda Guerra, nel Ventennio fascista, naturalmente non in senso politico ma nella mancanza di spinta nel confrontarsi, facendo ben attenzione a non pestarsi i piedi a vicenda; quando non c’è confronto non c’è progresso. Le nuove leve si sono assestate nelle nicchie, o meglio sarebbe dire nidi, ove si curano la loro ‘prole’ (e non sempre figurativo). Architettura come Medicina ecc; ci sono cani gatti e qualche topolino transfuga come in Parlamento, ma nessuno pensa che il Parlamento sia un faro luminoso, ergo…
    B.Z. diceva che ‘ognuno deve essere il maestro di se stesso’. Anche perché l’Architettura esisteva prima dell’istituzione della Facoltà e non ha bisogno del suo boccaglio per respirare, semmai il contrario.

  10. federico calabrese ha detto:

    il ’68 vi e’ servito per inchiodarvi dentro le universita’, altro che lotta contro lo strapotere accademico.

  11. filippo de dominicis ha detto:

    Ma quale qualità e quale scuola?Lei caro professor Berti, vede qualità nella facoltà di architettura Valle Giulia?Solo lei continua a chiamarla scuola quando per il corso di laboratorio III di progettazione architettonica propone, a vent’anni quasi di distanza, l’ampliamento della “Scuola di Architettura di Roma”…
    L’unica fortuna di Valle Giulia è di stare nella città di Roma, in un edificio -quello di Del Debbio, come lei ebbe a dirci il primo giorno di lezione- che ha “fatto” scuola…ma di scuola c’è rimasto ben poco,mentre l’accademia i suoi covi ancora se li conserva bene al caldo, visti gli spazi e l’aria rarefatta da “classe creativa” che si respira, all’interno di alcuni di dipartimenti, non ultimo, anzi, quello cui lei afferisce… per tacere della qualità di alcuni insegnamenti…Mi chiedo allora se si sente di condividere anche con questa gente lo spirito “rivoluzionario” ,e se crede che anche loro abbiano davvero contribuito a mantenere alto il fronte della qualità dell’insegnamento in quel che resta delle facoltà italiane.

  12. pinello berti ha detto:

    Mr. Filippo DeDominicis,
    Dal 1970 con Maurizio Sacripanti, dal 1977 con Ludovico Quaroni e dal 1981 con Carlo Aymonino abbiamo sempre fatto ” scuola “. Pubblicazioni di TESI, Bollettino della Biblioteca del DIPARTIMENTO DAAC e della Facoltà. Dal 1996 Tre quaderni didattici riportano progetti dai Lab 1,2, 3, Sintesi eTesi dei Suoi colleghi fino ad oggi. Trovo utile che chi frequenta il Lab 3 proponga trasformazioni e l’ampliamento per aule da disegno e altro in sostituzione della cupola geodetica, fuori legge da anni, ( “il pallone” ).
    Ci venga a trovare durante le revisioni per approfondire, oppure visiti il Ns. sito didattica vgberti c/o Corso di Laurea Magistrale 5quennale Unione Europea.

    Suo,
    vgberti

  13. pinello berti ha detto:

    A Pasquale Cerullo,
    posso citare un brano di un bel film di Bernardo Bertolucci: “IL CONFORMISTA”: quando Trentignant interpreta uno studente romano che partecipa all’assasinio di un antifascista a Parigi; rimproverato dal Suo ex-professore-vittima, Egli replica: Lei professore come altri siete fuggiti dall’Italia e noi siamo divenuti FASCISTI.
    Bruno Zevi non doveva lasciare l’insegnamento, nel 1980, fu un grave errore.
    pb

  14. filippo de dominicis ha detto:

    Mi sono permesso di risponderle e intervenire proprio perchè avendo frequentato un suo corso,laboratorio di progettazione 1,a.a. 2001 2002, tema: casa per un artista in viale bruno buozzi, e avendo sostenuto l’esame con una certa soddisfazione personale, mi sono purtroppo reso conto che il resto, quello che è venuto dopo, raramente è stato “scuola” come lo era, di tanto in tanto, il suo “atelier”. Motivo per il quale l’ultimo anno ho pensato bene di passarmelo in erasmus.
    E ora di ritorno mi ritrovo qui, un po stranito,o incaz…to, comunque contento di aver conosciuto la figura di Maurizio Sacripanti e il valore delle sue sezioni prospettiche, o aver sentito parlare di Luigi Moretti, in tempi, come dire, non sospetti…e di poter prendere la mia “Laurea Magistrale 5quennale Unione Europea”,come dice lei, in quel che resta della facoltà di Roma.

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