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Understatement piacentiniano …
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Non ammettere ancora un nuovo ordine architettonico.
Leggevamo di Piacentini: «Per me è questo il vero sbocco dell’architettura contemporanea: vedere dov’è il problema, scovarlo, e farcisi davanti senza pregiudizi, senza partiti presi: studiandolo per quello che è, e risolvendolo scientificamente, tecnicamente e con idee. Idee quindi, più che razionalismo. Idee, e non puerile e sterile controllo su ogni elemento esterno perchè corrisponda matematicamente alla struttura interna.»
Guardando l’edificio in figura delle due l’una: o alle parole non seguono i fatti (come scrivevo) perchè siamo noi, maleducati alla Giulia Quaroni, abituati a fare standing ovation a Fuksas e alla sua pennellessa, a cercare e ad attendersi da un’ “idea” in architettura una “meravigliosa trovata”, un colpo di teatro. Oppure occorre capire quale sia la coerenza di questa frase con quest’altro passaggio:
«Perchè dunque, per un palazzo di una banca, che vuole essere signorile, io dovrei rinunciare al travertino dorato, ai marmi apuani, e costruirla, anche apparentemente, con il sordo e malinconico cemento armato?
Pluralità dei materiali, infinita varietà dei temi non ammettono ancora un nuovo ordine architettonico.
Se debbo costruire in una via del centro di Roma un palazzo a quattro piani, con finestre proporzionate alle stanze che debbono illuminare, non posso immaginare una facciata tutta di vetro e cemento armato.»
Non ammettere ancora un nuovo ordine architettonico.
Sembra di sentire, in replica alla polemica del tetto piano tutto giustificato tecnologicamente dai moderni nel nome del catrame e dei nuovi materiali da costruzione, Tessenow che riporta la questione all’architettura e alle sue forme: fare o non fare il tetto, mettere o non mettere, perchè si è sempre fatto così, una piramide irregolare su un parallelepipedo per isolarlo da acqua e freddo.
E le idee? Le buone idee?
Sono tutte in quel riscrivere per la seconda volta e forse definitivamente il linguaggio rinascimentale del palazzo romano dopo che l’architettura umbertina l’aveva recuperato per i suoi casamenti residenziali borghesi? Stavolta per costruire di Palazzi P-maiuscolo in cui alloggiare di nuovo il potere, i nuovi poteri dello stato?
Il confronto con l’edificio vicino, senza che perda tempo in descrizioni, è facile da fare.
Basamento, elevazione, unificazione e chiusura ci sono tutti e ci sono tutti gli errori antifunzionali che da Domenico Fontana tormentano questo tipo di edifici come la campata rigirante delle finestre che piazza due aperture, di cui una inutile, sulla stessa stanza d’angolo.
La buona idea è nel come sono modernizzati gli elementi della facciata? Nella squadratura delle cornici? Nel negativo delle mostre delle finestre? Nello spostare il piano nobile al terzo piano in modo da poter avere una gerarchizzazione più complessa dei vani interni destinati a uffici? Nell’arretramento di un ulteriore piano oltre la cornice di chiusura per destinare ambienti a residenze o a uffici particolari?
Sono queste le buone idee?
E’ understatement neoneorinascimentale oppure buona e vera architettura perchè della sua storia l’architettura è fatta come è stata fatta di mattoni ed è fatta oggi di cemento e catrame?
Avviso understatement ai naviganti:
“Signore e Signori, qui è capitan Muratore che parla. Abbiamo un piccolo problema a bordo dell’Archiwatch. Tutti i quattro motori si sono fermati d’un botto, che botta! Stiamo facendo tutto il possibile per farli ripartire con l’aiuto di Marcello. Confido che non siate troppo angosciati. Rilassatevi e attenuatevi con Eldorado. Calma e cesso. Se necessario prendetevi una pillola di “Menefott” che troverete sotto il vostro computer. Grazie”.