Pariando e papariando … del più e del meno …

Eldorado … che, evidentemente, la domenica non riposa: …

Domenica, è festa. E’ l’alba, è tempo per i muratorini operosi. Che scriveranno? Apro Archiwatch, leggo. Sempre simpatici e vari i post. Miracolo di Internet, la partecipazione bloggata, l’unica via che ci rimane ancora. Chi avrebbe mai colloquiato ad esempio con Emanuele Arteniesi? Anzi, dato che ha cognome doppio: Arte & Niesi, camion e rimorchio, io colloquio meglio con la sua parte portante dell’Arte. Sgancio il Niesi, così vado più veloce. Ed è simpatico il suo augurio d’inizio danno (una parola) di fare una filiazione a questo romano blog di Muratore. Fondare presto “uno sfizioso Archiwatch-Napoli, il blog di Eldorado. Uno spazio per papariarsi un pò.” Un blog a(la)maro ma gustoso, locale ma globale. Tanti racconti al blog-cafè Eldorado, tra sfogliatelle e madeleines d’arte & industria, rosa e rosette avvelenate spartenopee. Con, a richiesta, biscotti Arte & Niesi.

Ma è proprio così? Che vuol dire esattamente “pariare”? Pariare come pazziare? O  apparire? Pariare spagnolismo legato a piazza? O a pazzia? O chissà? Meraviglioso internet delle mie brame e curiosità, sciogli subito l’interrogativo!! Lo scrivo infatti nell’apposita casella di Google e pesco all’istante un pesciolino eccezionale. Un blog tutto centrato proprio sul significato delle parole. Molto partecipato e dotto, vedo. Il primo post dice: “… sto diventando troppo serio ed ho dimenticato il corrispettivo in italiano di pariare, sbariare, che non è scherzare … è difficile tradurre le espressioni dialettali, es. cazzimma come la traduci? Ma poi è cazzima cinese o cazzimma napoletana, romana, fiorentina, eccetera….?”

Secondo interlocutore: “Parià secondo me sta per fare una cosa tanto per farla, ars gratia artis.” Terzo parere: “Curioso, a Catanzaro non si usa pariare ma “papariare”, da papera, nel doppio significato di perdere tempo e dilungarsi nei preliminari sessuali senza venire al sodo. Pariare come non quagliare …” “Strano”, annota un altro post, “io pensavo che significasse pavoneggiarsi, sentirsi bello, essere pieno di sé …” Interloquisce un simpatico passante-post di nome Epitemea-culpa: “Ma no, papariare come pavoneggiarsi? No, se mai per quel significato abbiamo “fhara u vacantusu, u culistru, u sbafantusu”, e simili, … forse c’è un unico verbo alla bisogna, ma ora non mi viene in mente.” Un altro ancora: “pariare cioè sbariare, che non è scherzare, ma viene dal latino Padigare, ovvero digerire; di pariare abbiamo l’equivalente inglese “stroll hollywoodiano rock” come da troll, andare a zonzo ‘pavoneggiandosi’ usato da Epitemeo nel post precedente. Propongo “pariare” per la Treccani quale lemma italiano da aggiungere. Seduta stante scrivo all’uopo: se pariare presenta 263 chiamate, 137 ne conta sbariare, il quale termine mi sa tanto, riflettendoci, di pariare in modo sbagliato, errato. Esempio: Non perdere tempo ‘sbariando’ inutilmente nei blog: studia su libri!”

Altro parere locale: “… In Sicilia il termine “papariare” si utilizza quando si vuole indicare la condizione piacevole nella quale si trova una persona … ad esempio: papariare tra le donne; papariare in mezzo ai soldi …ecc. Adesso che ci penso: “papariare” equivale al termine “godere” di una determinata situazione, fregandosene delle opinioni altrui … Spero di non sbagliarmi … chiederò a Camilleri!!” “Se posso permettermi con i decani”, si acconcia un altro postattore, “sbariare corrisponde a svariare col senso di un andirivieni spesso disorientato frenetico e senza costrutto e, per traslato delirare, farneticare.” Altra possibilità avanzata da Gianluigi: “Pariare deriva da parere, partorire, con il suffisso infinitivo in “-iare/eare” comune in napoletano, per indicare l’iterazione (da pettenare, “petten-eà”). Partorire ma anche semplicemente sgravarsi. Si usava in senso proprio per indicare la passeggiata digestiva del dopo pranzo che avveniva “lento pede”, senza fretta e senza meta.”

Altre interpretazioni ancora, abusive. “Pariare deriva semplicemente da pària. Esempio: te faccio ‘na pàriata, anzi ‘nu pàriatone. Applicato al nostro caso: fare architettura da pària, da pàriata, da parata, da portata (prima e secondo piatto, pranzo fisso edilizio, migliorie sul capitolato a parte). O de-portata, o meglio architettura ri-portata, ri-pàriata, ri-partita, … ciao, ciao, muratorini dell’arte (nisia) mia. Mi sono stancato, vado a farmi un caffè, è meglio!

Sembra facile fare un blog per pariare o papariare. Ma non è facile!!!

Eldorado

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3 risposte a Pariando e papariando … del più e del meno …

  1. emanuele arteniesi ha detto:

    Sarebbe bello se questo nostro Mastro Muratore Bernardo da Chiaravalle filiasse un pò dappertutto la sua regola Ora et labora. Per riprendere la cura dei nostri luoghi infetti. Con sofisticato pragmatismo scegliere un materiale, una tecnica per pavimentare, una toponomastica da ricordare…tecnica e racconto. Autosufficienti con cose semplici e fatte bene. Prendendosi tempo e cura…

  2. isabella guarini ha detto:

    Caro Al(amaro), penso che pariare possa significare semplicemente lasciarsi andare,abbandonarsi, abbassarsi, concedersi, dal greco pariémi. Addo’ te vaje parijanno !? Il fatto è che a molti non piace che qualcuno si conceda,si parej, in forma personalizzata. L’omologazione è d’obbligo. “Sienti’a me: parejati!

  3. rgrggrrg ha detto:

    a kekko come te butta ?

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