WALTER LO STERMINATORE … E LA SUA GANG …

Nikos Salingaros commented on Nientepopodimenoché … «inumana, contro natura, e perversa» … e la Madonna …

“Replica a Michele Granata:
“Questo argomento è troppo complesso per dibatterlo in questa sede”.
E perché non? Il bravo Professore Muratore ospita i dibattiti più interessanti sul pensiero architettonico contemporaneo in tutto il mondo italofono! Proprio qui, in questo sito.
“i movimenti artistici … sono sempre nati da esigenze sociali e non per volontà di singoli uomini.”
Mi dispiace non essere d’accordo con lei. Il Bauhaus era semplicemente una volontà di un gruppo di individui. Certo che hanno detto delle belle cose, ma quasi tutte bugie. Uomini venduti sia agli industriali tedeschi degli anni ’20, che drogati con ideologie Marxiste digerite male. Era l’inizio dell’era di propaganda, applicata contemporeneamente agli prodotti industriali e per prendere il potere politico.
“Bauhaus è stata all’origine di molti movimenti del secolo passato, non ultimo il razionalismo italiano.”
Ancora un mito promosso dalle scuole. Il Bauhaus ha sepolto il razionalismo italiano. Lo stile italico (EUR) è diventato un bersaglio a uccidere per i inseguitori italiani del Bauhaus fanatizzati.
Con i miei saluti i più cordiali,
Nikos

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6 Responses to WALTER LO STERMINATORE … E LA SUA GANG …

  1. pi ha detto:

    Questo è un blog, quindi, per definizione, un luogo dove idee e opinioni sono riversate a ritmo travolgente e sottoposte ad un consumo rapidissimo. Però a tutto c’è un limite. Questa tendenza, in atto da tempo qui dentro, di separare con una linea nettissima il buono dal cattivo, il linguaggio delle tradizione da quello del cosiddetto moderno, sta superando la soglia del ridicolo. Se non si può fare a meno delle demarcazioni, allora si usino per separare la buona architettura da quella cattiva. Invece ormai qui si gettano nella pattumiera interi movimenti e masse indistinte di scuole e architetti. D’accordo, questa è la legge dei blog, palestra aperta a qualunque opinione e convinzione, però suggerirei a questi fondamentalisti di andarsi a rivedere il padiglione tedesco del ’29 a Barcellona, ricostruito in modo pressoché perfetto. Oppure quello che Peter Beherens faceva pressoché negli stessi anni in cui a Roma si costruivano il Palazzaccio e il Vittoriano. Si vedrà che queste questioni non sono poi così facilmente interpretabili e giudicabili, soprattutto con questi toni liquidatori e definitivi.

  2. stefano salomoni ha detto:

    Siamo interessati anche al mondo texasofono.
    ‘Ist das Bauhaus aktuell?’ domandava Tomás Maldonado; notevole la risposta di Bruno Zevi in senso negativo su ‘Editoriali di architettura’.

  3. Nikos Salíngaros ha detto:

    Risposta a Pi:

    “a tutto c’è un limite.”

    D’accordo. È arrivato il tempo di lasciare il Bauhaus come modello a seguire, e finalmente (dopo un secolo) andare avanti. I suoi prodotti erano sempre scomodi, non adattati all’uomo e alla vita. Disegni contro la funzione, nonostante la propaganda massiccia che proclama il contrario.

    “qui si gettano nella pattumiera interi movimenti e masse indistinte di scuole e architetti.”

    La spazzatura, come le ideologie nocive, si deve gettare, o almeno consegnarli all’oblio. Lo so che è difficile rinunciare l’ideologia/religione della forma industriale, e questo ci ha imprigionato negli modelli degli anni 20 — purtroppo fino a oggi.

    “andarsi a rivedere il padiglione tedesco del ’29 a Barcellona, ricostruito in modo pressoché perfetto.”

    Sì, sono stato e l’ho visto. Perfettamente ricostruito. Ma l’originale (e dunque la copia) non dice molto — non è un edificio funzionale. Spazio aperto senza senso di recinto, inutile, la pietra costosissima per distogliere l’attenzione dal fatto che non c’è niente là. Un non-edificio. Benché un sito di pellegrinaggio per la progettazione elitaria.

    Saluti cordiali,
    Nikos

    • Michele Granata ha detto:

      Gentile Professore Salingaros,
      Lei prospetta di dibattere sull’influenza della scuola della Bauhaus sull’architettura del novecento, ma non sarebbe un di-battito, ma sue battiti, un battito suo ed un battito mio, o forse anche di qualche d’un altro, talmente è radicale la sua posizione.
      Le mi distrugge con qualche frase il padiglione di Mies, dice che i prodotti di quella scuola erano sempre scomodi, (io ho in casa le sedie Cesca di Breuer, e le trovo molto confortevoli), parla di ideologie nocive.
      Percio’ mi creda, e non dico questo con sufficienza, (non me lo permetterei), purtroppo lei non mi lascia uno spiraglio d’intesa, tra noi non sarebbe altro che un dialogo tra sordi.
      Mi dispiace
      Cordialemente
      MG

  4. Nikos Salingaros ha detto:

    Seconda risposta a Michele Granata:

    Gentile Sign. Granata,

    Anch’io ho una sedia Cesca di Marcel Breuer in casa — il modello in legno e canna, per essere preciso, un’imitazione versione economica.

    Devo ammettere, però, che mi fa un po’ male alla schiena. Per questo non ho comprato altre.

    In quanto riguarda l’architettura:

    “dibattere sull’influenza della scuola della Bauhaus sull’architettura del novecento”.

    Ma qui non c’è nessun dibattito! L’influenza era enorme, anzi totalmente determinante per un secolo e nessuno lo nega. Quello che propongo io è che questa influenza era cattiva e ha stravolto l’architettura. Certo che su questo punto piuttosto rivoluzionario — perché contradisse il dogma architettonico corrente — non possiamo mai essere d’accordo.

    Cordiali saluti,
    Nikos

  5. stefano salomoni ha detto:

    Il fatto è che in Italia, spesso le cose giungono scomode, distorte, ‘laterali’ e si assimilano un po’ come nel gioco dell’aeroplano (marchi di fabbrica).
    Attualmente, ad esempio, stiamo imparando a deglutire o meglio, ingurgitare, tutto il campionario delle sedie in similgiunco, ecocompatibili-sostenibili-biodegradabili-a emissioni zero di CO2.

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