Caro Ettore Maria: … “Le dò 30 e lode … ma lei non ha capito un …”

Ettore Maria Mazzola commented on E SE PURINISTA … FACESSE RIMA CON MASOCHISTA? …

“caro Sergio,
non so a cosa tu ti riferisca quando dici
“il prendere a modello un determinato modo di progettare riferito puntualmente a un preciso periodo storico e a una precisa condizione sociale, pretendendo di spacciarlo come unica soluzione ai guai dell’architettura, non è forse una forma – questa si, crudele – di lobotomia?”
Questo sarebbe infatti un modo postmodernista e gratuito di confrontarsi con la progettazione “in stile”, mentre invece a me, per esempio, interessa confrontarmi con il contesto, alla stessa stregua degli architetti che un secolo fa cercavano nuovi stimoli guardando all’architettura minore ed a quella vernacolare. La cosa è infatti molto più stimolante che non lo scopiazzamento di pseudoarchitetture di pseudo archistar che, tra l’altro, essendosi convinte di aver creato uno “stile” personale, cosa che Purini ha messo tra i suoi obiettivi per gli studenti, tendono sempre ad imitare se stessi … un po’ triste e facilone come metodo. Diversamente cercare di fare sempre quancosa che risulti ben integrata nel contesto significa potersi rinnovare constantemente, parlando tanti linguaggi differenti. E’ ovvio che una cosa el genere non trova il favore degli architetti “mordi e fuggi”, perché richiede lo studio di un abaco linguistico a livello urbanistico, architettonico e strutturale.
Quanto alla democraticità di Purini, anch’io l’ho avuto come professore a La Sapienza, dove ci impose ciò che dovevamo fare. Nel mio caso dovevo romanticamente immaginare la Casa del Fascio di Terragni in rovina (cosa quantomeno improbabile perché quando la cosa accadrà non avrà nulla di piacevole e romantico essendo i materiali adoperati ben diversi dalla pietra e dal mattone), alla fine apprezzò molto il mio lavoro di ricerca, ritenendolo addirittura eccezinale, tanto che mi fece incontrare a Bologna Peter Eisenmann per dargli una copia della mia ricerca. Tuttavia, quando al termine dell’esame mi chiese di parlare della mia visione dell’architettura e dei miei modelli mi disse: “le dò 30 e lode … ma lei non ha capito un cazzo!” Molto aperto agli stimoli degli studenti, vero? Peccato che i miei modelli sono quelli di personaggi come Giovannoni, fondatore della Facoltà di Architettura in cui Purini lavorava. Giovannoni, nella sua ultima lezione nel 1943 aveva lasciato un testamento morale ai futuri docenti, purtroppo totalmente disatteso. Quel testamento diceva: «Ed io, che non mi riconosco altro vanto che quello di non aver mai vacillato nella difesa della tradizione e della bellezza d’Italia, riterrò, la mia opera appassionata di studioso e d’insegnante non sarà stata spesa invano, se avrà contribuito al riconoscimento della gloria dell’Architettura nostra nel passato, all’avviamento di affermazioni degne nell’Architettura nostra del presente e dell’avvenire»
ciao
Ettore

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3 Responses to Caro Ettore Maria: … “Le dò 30 e lode … ma lei non ha capito un …”

  1. ettore maria mazzola ha detto:

    così è la vita!! Grazie

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    Lo sai Ettore che a me piace la logica ai limiti del sofisma e quindi mi ha colpito quel ” Le do 30 e lode, ecc. ecc…”.
    Allora qual è la natura di quel voto seguita da quell’espressione ….amichevole?
    Ora io non conosco personalmente Purini, se non per averlo incontrato due volte, una ad Arezzo, presentavo una sua conferenza, e l’altra ad un convegno a Roma e ci ho scambiato solo poche battute. Quindi azzardo qualche ipotesi basata solo sull’analisi della frase, come fosse stata detta da un docente qualsiasi.
    L’elemento dirimente mi sembra la lode.
    1) Voleva, per usare lo stesso gergo, cavarti dalle palle e non rivederti più? I virus, è noto, si trasmettono. Con 30 e lode non avresti potuto rinunciare. Non lo sapremo mai, non ci sono indizi, bisognerebbe avere visto l’espressione, ascoltato il tono, inserire la situazione nel contesto.
    2) Ha riconosciuto le tue capacità e quindi le ha premiate, anche se non condivideva niente? Sarebbe segno non solo di intelligenza ma anche di forza nelle proprie convinzioni. Chi è forte non ha ragione di temere un’idea diversa dalla sua, anche se non la condivide. Non teme il confronto franco. Però, quel “non ha capito un piffero”, non sembra proprio segno di forza, appare come manifestazione di disprezzo per la persona, oltre che per l’idea. Il contrasto tra il 30 e l’espressione usata è palese. La lode poi…..è singolare, non relativamente al tuo lavoro, ma relativamente al piffero. Appare beffarda rispetto a questo.
    3) Voleva apparire generoso nel suo disprezzo, non voleva vittime o “martiri”? Della serie: “Che piffero vuoi, ti ho dato 30 e lode, che hai da lamentarti. Vuoi pure che ti dica che hai ragione? E no, perchè te non hai capito un piffero!
    Il Marchese del Grillo di Albertone insomma: “Perchè io so io, e voi nun siete un cazzo”. Ma la mattina butta le monete dalla finestra.

    Chissà quale sarà quella giusta. Chissà se ce ne sono altre di ipotesi. Chissà se tutte e tre non sono che varianti della stessa risposta
    Saluti
    Pietro

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    Caro Pietro,
    io penso che sia la terza che hai detto … e forse voleva anche apparire simpatico.

    Ciao
    Ettore

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