E SE PURINISTA … FACESSE RIMA CON MASOCHISTA? …

Sergio Cardone commented on “Alcuni temi sui quali abbiamo dovuto cambiare idea” …

“Mi aspettavo che Ettore Mazzola commentasse anche questa volta con l’ormai consueto “abominio” al quale spesso ricorre per definire qualunque architettura ricada fuori dal proprio ambito prediletto.
Personalmente ho avuto il piacere di seguire un workshop con Purini presso l’Iuav di Venezia. Sono rimasto piacevolmente stupito dal pragmatismo progettuale, in barba a quanti pensavano fosse un corso basato esclusivamente su elucubrazioni teoriche fini a sé stesse.
Né mi hanno mai infastidito i “vincoli” posti dai docenti nei laboratori progettuali. Per usare un’espressione alla moda, “un vincolo è la più grande occasione di libertà”..e dal punto di vista prettamente didattico penso sia non solo importante ma assolutamente indispensabile. Questo non significa lobotomizzare gli studenti, e del resto la democrazia c’è, eccome: ci sono tanti laboratori da poter scegliere, non mi pare arrivino imposizioni dall’alto.
Nello specifico, la si può pensare come si preferisce su Purini architetto/teorico ma, comunque la si pensi, oggettivamente ha dato un apporto – condivisibile o meno – al dibattito, soprattutto in un periodo come quello attuale in cui lo stesso dibattito è avvilente.
Mi chiedo però se ci sia la ricetta “del bene e del bello comune”: il prendere a modello un determinato modo di progettare riferito puntualmente a un preciso periodo storico e a una precisa condizione sociale, pretendendo di spacciarlo come unica soluzione ai guai dell’architettura, non è forse una forma – questa si, crudele – di lobotomia? Personalmente diffido dai detentori della verità assoluta.
E Purini, per quel che mi riguarda, non mi pare volesse propinare in modo assoluto un punto di vista, il suo, anzi! E’ stato uno dei docenti più aperto agli stimoli spesso ingenui di noi studenti.
Saluti,

Sergio Cardone

……………………………..

Naturalmente, non condivido quasi nulla delle considerazioni che precedono, …

ma, va da sé che ognuno la pensi come vuole …

personalmente, comunque, ho qualche difficoltà …

ad apprezzare una didattica la cui unica bibliografia di riferimento

sia basata sui testi del “professore”…

LABORATORIO SINTESI FINALE 2011-12: …

Bibliografia:

Franco Purini, Comporre l’architettura, Editori Laterza, Bari-Roma, 2000;

Manfredo Tafuri, Progetto e utopia, Editori Laterza, Bari-Roma, 2007;

Franco Purini, Le opere, gli scritti, la critica, a cura di Gianfranco Neri, Electa, Milano, 2000*;

Franco Purini, La città uguale, a cura di Margherita Petranzan e Gianfranco Neri, Il Poligrafo, Padova, 2004*;

Franco Purini, La misura italiana dell’architettura, Editori Laterza, Bari-Roma, 2008*;

 P.S. Il libro di Tafuri, … per l’esattezza, … nell’edizione introdotta da Purini …

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4 risposte a E SE PURINISTA … FACESSE RIMA CON MASOCHISTA? …

  1. Sergio Cardone ha detto:

    Accetto l’accostamento purinista-masochista con tutta la simpatia per il Prof. Muratore :-)
    Non mi ritengo un purinista, mi ritengo uno studente soddisfatto da un corso universitario nel quale credo di aver imparato qualcosa (e di questi tempi non è poco).
    Né voglio difendere a spada tratta Purini, del quale non condivido alcune tendenze classificatorie o del quale faccio fatica a comprendere alcuni progetti (per esempio la torre all’Eur). Oltretutto non ha alcun bisogno di essere difeso.
    Detto questo…mi sembra un po’ azzardato giudicare la validità di un corso esclusivamente dalla bibliografia. Non a caso si tratta di bibliografia di riferimento, e posso assicurare che pur non leggendola – non integralmente – non si rischia di essere arsi davanti a Valle Giulia.
    Oltretutto, a voler fare proprio i tignosi, l’efficacia puramente didattica di un libro come Comporre l’architettura meriterebbe un distacco dalle proprie posizioni nei confronti di Purini. Piaccia o no, è uno dei testi più presenti nelle bibliografie dei corsi di composizione architettonica.
    Saluti masochisti :-)

    S.C.

  2. ettore maria mazzola ha detto:

    allora lo posto pure qui:
    caro Sergio,
    non so a cosa tu ti riferisca quando dici
    “il prendere a modello un determinato modo di progettare riferito puntualmente a un preciso periodo storico e a una precisa condizione sociale, pretendendo di spacciarlo come unica soluzione ai guai dell’architettura, non è forse una forma – questa si, crudele – di lobotomia?”
    Questo sarebbe infatti un modo postmodernista e gratuito di confrontarsi con la progettazione “in stile”, mentre invece a me, per esempio, interessa confrontarmi con il contesto, alla stessa stregua degli architetti che un secolo fa cercavano nuovi stimoli guardando all’architettura minore ed a quella vernacolare. La cosa è infatti molto più stimolante che non lo scopiazzamento di pseudoarchitetture di pseudo archistar che, tra l’altro, essendosi convinte di aver creato uno “stile” personale, cosa che Purini ha messo tra i suoi obiettivi per gli studenti, tendono sempre ad imitare se stessi … un po’ triste e facilone come metodo. Diversamente cercare di fare sempre quancosa che risulti ben integrata nel contesto significa potersi rinnovare constantemente, parlando tanti linguaggi differenti. E’ ovvio che una cosa el genere non trova il favore degli architetti “mordi e fuggi”, perché richiede lo studio di un abaco linguistico a livello urbanistico, architettonico e strutturale.
    Quanto alla democraticità di Purini, anch’io l’ho avuto come professore a La Sapienza, dove ci impose ciò che dovevamo fare. Nel mio caso dovevo romanticamente immaginare la Casa del Fascio di Terragni in rovina (cosa quantomeno improbabile perché quando la cosa accadrà non avrà nulla di piacevole e romantico essendo i materiali adoperati ben diversi dalla pietra e dal mattone), alla fine apprezzò molto il mio lavoro di ricerca, ritenendolo addirittura eccezinale, tanto che mi fece incontrare a Bologna Peter Eisenmann per dargli una copia della mia ricerca. Tuttavia, quando al termine dell’esame mi chiese di parlare della mia visione dell’architettura e dei miei modelli mi disse: “le dò 30 e lode … ma lei non ha capito un cazzo!” Molto aperto agli stimoli degli studenti, vero? Peccato che i miei modelli sono quelli di personaggi come Giovannoni, fondatore della Facoltà di Architettura in cui Purini lavorava. Giovannoni, nella sua ultima lezione nel 1943 aveva lasciato un testamento morale ai futuri docenti, purtroppo totalmente disatteso. Quel testamento diceva: «Ed io, che non mi riconosco altro vanto che quello di non aver mai vacillato nella difesa della tradizione e della bellezza d’Italia, riterrò, la mia opera appassionata di studioso e d’insegnante non sarà stata spesa invano, se avrà contribuito al riconoscimento della gloria dell’Architettura nostra nel passato, all’avviamento di affermazioni degne nell’Architettura nostra del presente e dell’avvenire»
    ciao
    Ettore

  3. Sara Petrolati, Laura Zerella ha detto:

    Gent.le prof. Muratore,
    per correttezza di informazione durante il Corso di Sintesi il professore Franco Purini fornisce una ampia serie di spunti di tipo letterario, cinematografico, artistico, storico, sociologico, psicologico, oltre che architettonico, tra cui si indicano, di seguito, quindici tra i testi suggeriti come fondamentali:

    Le Corbusier, Vers une architecture, Paris 1923, (trad. ita. Verso un’architettura,Longhesi, 1973)

    A.A.V.V., Carta d’Atene, International Council on Monuments and Sites, 1931

    Giuseppe Samonà, L’urbanistica e l’avvenire della città, Laterza, Bari, 1959

    Aldo Rossi, L’architettura della città, Marsilio, Padova 1966

    Saverio Muratori, Architettura e civiltà in crisi, Centro Studi di Storia Urbanistica, Roma, 1963

    Vittorio Gregotti, Il territorio dell’architettura, 1966

    Erwin Panofsky, Meaning in the Visual Arts, Papers in and on Art History, Garden City, New York 1955-57, (trad. ita. Il significato delle arti visive, Torino 1962)

    Ludovico Quaroni, La torre di babele, 1967

    Colin Rowe, Fred Koetter, Collage City,1978

    Robert Venturi, Complexity and Contradiction in Architecture, New York 1966 (trad. ita.Complessità e contradizioni nell’architettura,Ed. Dedalo, Bari 1980)

    Maurizio Sacripanti, Città di frontiera, Bulzoni, Roma, 1973

    Rudolf Wittkower, Architectural Principles in the Age of Humanism, 1949, (trad. ita. Principi architettonici nell’età dell’umanesimo, Einaudi, 1964

    Giulio Carlo Argan, Progetto e destino, Il Saggiatore, Milano 1965

    Ernesto Nathan Rogers, Esperienza dell’architettura, Skira, 1967

    Rem Koolhass, Delirius New York, 1978 (trad. ita. di Ruggero Baldasso e Marco Biraghi) Electa Italia, 2000

    Sara Petrolati, Laura Zerella

  4. Alessandra Tenchini ha detto:

    Sono completamente daccordo con Sara e Laura.
    Per quella che è stata la mia esperienza, il corso del Prof. Purini è uno dei pochissimi corsi durante i quali gli studenti vengono continuamente stimolati alle letture più molteplici, si parla di letteratura con molta frequenza e vengono consigliati spesso anche libri di argomento non prettamente architettonico. Personalmente credo che la formazione di uno studente, che sarà domani un architetto, debba passare per le vie più diverse, e quello del Prof. Purini è uno dei pochi corsi da me incontrati in cui si prestasse attenzione a questo aspetto. Si possono avere tutte le opinioni del mondo non tutte le persone debbono piacerci per forza,ma auspiuco che in futuro non si faccia più falsa “propaganda” ( mi si perdoni il termine) senza avere avuto esperienza diretta delle cose.

    Alessandra Tenchini

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