“Ordini light” …

Pietro Pagliardini commented on CENTOCINQUANTAMILARCHITETTI

“Eliminarli non vuol dire …eliminarli. Non si può per norma costituzionale. E non sarebbe neanche utile. Devono diventare “Ordini light”, cioè semplici custodi dell’albo, vale a dire che devono custodire l’elenco di tutti coloro che possono esercitare la professione di architetto, a qualsiasi titolo, come liberi professionisti o dipendenti. Un impiegato/a per ogni regione (ma potrebbe anche essere unico nazionale) cinque consiglieri eletti come garanti e finisce lì. 10 euro all’anno di iscrizione per ciascuno e siamo apposto.
Per il resto associazioni professionali libere e di carattere privatistico.
Tanto per capirsi: gli artigiani hanno due grandi associazioni di categoria, Confartigianato e Confederazionale Nazionale Artigiani, così come i commercianti. La stessa cosa. Iscrizione volontaria e non obbligatoria e concorrenza, anche tra le associazioni. Tanto per capirsi meglio: in Gran Bretagna c’è un ordine nazionale (mi pare uno per Inghilterra, uno in Scozia e uno nel Galles), o come negli USA più o meno, e poi c’è il mitico RIBA, e in USA l’AIA.
Chi vuole si iscrive, chi non vuole non si iscrive. Difficile però restarne fuori, perchè diventa una specie di marchio di qualità. E’ chiaro che sono associazioni di soli liberi professionisti, così come potrebbero farne anche i dipendenti del pubblico impiego. Decidono le associazioni come fare.
Io credo sia un ottimo sistema anche per evitare la giungla delle tariffe, nel senso che pur essendo probabilmente abolite per legge anche come riferimento, tuttavia l’associazione, se acquisisse autorevolezza, può, come per gli idraulici (scusate se ho offeso quelli di palato fino), fissare delle tariffe di riferimento non obbligatorie ma tuttavia indicative per il professionista ma anche per il committente, che può rendersi conto se viene turlupinato oppure no. Può, anzi deve, fissare le norme di deontologia, anche in concorrenza con le altre associazioni. Una associazione seria dovrebeb avere norme più rigide e soprattutto farle rispettare. Ovviamente sarebbero norme interne, non diversamente da quelle dell’attuale ordine, salvo il fatto che permane un organo superiore, che potrebbe sospendere oppure radiare dall’ordine e quindi impedire l’esercizio professionale. Tale organo, con la manovra di agosto, tra l’altro non è più interno all’Ordine ma è un organo terzo, ancora da definire con decreto.
Non vedo proprio controindicazioni. Anzi vedo un metodo davvero liberale, flessibile e al passo coi tempi che può contribuire a salvare le professioni liberali (forse è proprio per questo che non le faranno).
Un ordine come adesso, invece, dopo che avranno tolto le tariffe, perdendo con ciò un altro pilastro dei quattro principi istitutivi per cui sono nati dopo avere perso anche i procedimenti disciplinari che resta a fare? Resta appunto per mantenere l’albo.
Il bello è che non lo dice il sottoscritto, ma lo dice un’autorità in campo ordinistico quale Enrico Milone, già consigliere del CNA (lo ha detto un po’ tardi ma lo ha detto), personaggio istituzionale che più istituzionale non si può. Nel mio Ordine ai nuovi iscritti viene consegnata proprio la Bibbia di Milone, una specie di vademecum dell’esercizio professionale. Meglio di così… Non sarà mica un rivoluzionario! Il testo del suo articolo lo trovate sul blog amatelarchitettura.
Fosse vero!!!!! Un sogno che si avvera. Mi toccherebbe ringraziare Monti!
Ma sarà dura, la casta resiste e vuole mettere le mani sull’aggiornamento professionale, il boccone ghiotto, il grande inganno, inutile e costoso per noi, ma molto redditizio per i “tenutari” dei corsi.
Però mai come oggi se ne può parlare senza essere presi per matti o visionari, mai come oggi è potenzialmente un obiettivo a portata di mano.
Ma chi ci crede deve fare sentire la sua voce presso l’ordine di appartenenza, deve partecipare alle assemblee, se venissero fatte, deve scrivere a questa iniziativa di amatelarchitettura, un po’ troppo dispersiva nei temi rispetto all’emergenza che c’è in atto e che può cambiare il destino della professione proprio dei più giovani, ma comunque una iniziativa utile. Non è il momento di dividersi in base alle proprie convinzioni sull’architettura ma di scegliere una strada e cercare di affermare la proprie idee.
Saluti
Pietro

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14 Responses to “Ordini light” …

  1. Alessandro Cinelli ha detto:

    Ottimo articolo che sottoscrivo al 100%. Se vogliamo che la professione libera esista ancora, raggiungere quanto auspicato da Pietro Pagliardini è condizione necessaria

  2. ester ha detto:

    A proposito di profesione libera allego quanto segue. Che dice professor muratore un dipartimento progettuale che progetta per diecimila eurini… come si chiama concorrenza scorretta ? conflitto d’interessi? miseria?…

    Alla D’Annunzio progettano la nuova urbanistica
    Martedì 17 Gennaio 2012 23:53 Daniele Galli Pescara – Cronaca 534 letture
    Pescara. L’ateneo D’Annunzio e il Comune di Pescara si uniscono per ridisegnare l’assetto urbanistico della città. Saranno le porzioni a ovest del tracciato ferroviario, che rientrano nel piano particolareggiato 7, e le aree portuali e fluviali ad essere sottoposte all’occhio critico degli specialisti della facoltà di Architettura.

    La collaborazione tra l’università D’Annunzio e il Comune di Pescara è stata siglata questa mattina mediante la sottoscrizione di un accordo quadro per l’utilizzo dei migliori talenti del Centro di Ricerche universitario denominato Scut, ovvero Sviluppo Competitivo Urbano e Territoriale, della facoltà di Architettura. Gli esperti saranno chiamati a pianificare aree strategiche della città come il Pp7, il Piano particolareggiato numero 7 che riguarda le aree a ovest della ferrovia, e le aree portuali e fluviali, ossia le superfici che corrono parallelamente al fiume fino ad arrivare al porto, comprese le due banchine, che in parte fanno già parte del Parco fluviale.

    A siglare l’intesa, stamattina in Comune, erano presenti il rettore dell’ateneo cittadino Franco Cuccurullo, il sindaco Luigi Albore Mascia, l’assessore alla Gestione del territorio Marcello Antonelli, il presidente della facoltà di Architettura e direttore del Centro di ricerche universitario Scut Alberto Clementi, la dottoressa Ester Zazzero e la dirigente del settore Urbanistica Emilia Fino.

    L’accordo quadro è finalizzato alla realizzazione di uno studio prospettico di
    esplorazione progettuale, a supporto del Comune di Pescara, nell’ambito della pianificazione urbanistica delle aree portuali-fluviali e delle aree a ovest del rilevato ferroviario. Due aree per le quali l’amministrazione sta già redigendo gli Studi di fattibilità per arrivare ai piani attuativi. Attraverso l’accordo di oggi, il centro di ricerca Scut si impegna a contribuire alla redazione di indirizzi progettuali per queste aree di intervento. In particolare lo Scut dovrà predisporre, entro 15 giorni a partire da oggi, un programma operativo sintetico delle iniziative e delle attività che si intendono realizzare dove saranno indicati anche i percorsi istituzionali e partecipativi, nonché il cronoprogramma delle attività da intraprendere. Dovrà essere predisposta una prima bozza dello studio in oggetto e, dopo l’eventuale richiesta di revisione da parte del Comune, dovrà elaborare la versione definitiva. Infine dovrà curare la presentazione dello studio.

    Il gruppo di lavoro e le professionalità di cui si avvarrà lo Scut verranno selezionati dal professor Clementi. L’incarico avrà una durata di 12 mesi rinnovabili e per lo svolgimento delle attività previste il Comune si impegna a corrispondere al Centro di ricerca il contributo di 10mila euro come copertura delle spese di ricerca, contributo che verseremo alla conclusione delle attività. “Oggi offriamo l’occasione concreta”, esordisce entusiasta il sindaco Mascia, “per dare forma e sostanza alle energie più giovani e innovative del nostro mondo accademico, quei ragazzi che hanno idee e proposte, ma spesso non sanno come convogliarle verso la pubblica amministrazione”.

    “Esprimo grande compiacimento per iniziative del genere che coinvolgono l’Università e uno dei suoi ‘pezzi’ forti sul territorio, ossia la Facoltà di Architettura”, ha detto il rettore Cuccurullo, “perché nel settore urbanistico la competenza è importante, ma è ancora più importante la credibilità e il senso

    etico. Oggi viviamo momenti in cui non è facile trovare risorse e ritengo che sia importante che la Scut abbia partecipato a tale iniziativa, in modo indolore sotto il profilo economico, ma con un obiettivo importante per l’Università, ossia il ‘fare ricerca’ che è la vita stessa dell’Ateneo”.

    “Il nostro obiettivo”, conclude Clementi, “è mettere l’università al servizio del territorio per esplorare possibili scenari di sviluppo

    • ctonia ha detto:

      Appoggio il DL Pagliardini :)
      ma aggiungo che nessuno parla mai di un aspetto decisivo: farsi pagare.
      Liberalizzare? Benissimo, anche se il nostro mestiere è già iperliberalizzato (lo fanno quasi tutti, e se scioperiamo la gente si mette a ridere: due prove di quanto dico).
      Allora aggiungerei due articoli:
      1) all’atto di presentazione del Permesso di costruire, il committente deve allegare lettera d’incarico al progettista e preventivo della prestazione professionale
      2) al ritiro del Permesso di costruire, il committente deve allegare ricevuta del bonifico del pagamento pattuito per quel livello di progettazione

      Niente piccioli, niente autorizzazioni. Troppo sovietico? Ma no…

      Baci
      c

      • ettore maria mazzola ha detto:

        splendida proposta Cristiano … anche se la vedo come un miraggio perché, essendo troppo intelligente, è un po’ difficile che qualcuno nella sala dei bottoni la prenda in considerazione!
        Io non ci trovo nulla di sovietico … anzi estenderei l’obbligo di allegare la ricevuta del bonifico anche alla documentazione per la DIA e la SCIA.

      • Pietro Pagliardini ha detto:

        DL come direttore dei lavori?-:)
        Vorrà dire che io ho fatto il DL e tu lo approvi: divisione dei poteri.
        ctonia, oggi la professione non è liberalizzata, è solo una giungla e nella giungla non ci sono regole se non quella del più forte o del più scaltro. Liberalizzare significa, è bene che sia chiaro, fare concorrenza non tanto e non solo sui prezzi, ma sulla qualità, anche se mi piace più dire, sulle prestazioni.
        Questo proprio perchè siamo troppi e in questo casino non sono certo i migliori ad emergere.
        Se domani, ma purtroppo un domani troppo lontano, entrasse a regime una riforma analoga, solo analoga per carità, a quella che dicevo sopra, una selezione migliore potrebbe esserci. Se invece che le ottuse certificazioni ISO 9001 tanto care alle grandi società di ingegneria, che non ci amano, ci fosse la certificazione di associazioni diverse in concorrenza tra loro, forse, e insisto sul forse perchè certezze non esistono, qualcosa di meglio per giovani capaci e volenterosi potrebbe venire fuori.
        La tua proposta sui pagamenti, che sono diventati il problema più assillante di moltissimi di noi, effettivamente è dirigistica….. ma non del tutto impraticabile. In fondo esiste già una forma analoga nell’appalto dei lavori pubblici fatti con la formula del leasing: ogni volta che c’è lo stato di avanzamento per l’impresa c’ anche quello per il progettista e/o D.L. Garanzia di riscossione, un sogno! Peccato non aver mai partecipato ad uno di questi!
        Però è un appalto pubblico, riservato a pochi, in campo privato non saprei dirti.
        Di una cosa però ho la certezza: gli ordini così come sono, oggi sono un fattore di freno non all’economia ma ad un libero esercizio della professione. Il manifesto dell’Ordine di Roma ne è una prova: pura retorica e fumo negli occhi gettato solo per affermare la propria esistenza in un momento difficile e di cambiamento per gli ordini. Insomma, con un po’ di malignità, si potrebbe interpretare come un modo per riposizionarsi dichiarando cose superflue. Come a dire: noi siamo qua e non diamo noia; se avete bisogno….
        Ciao
        Pietro

  3. ettore maria mazzola ha detto:

    Pietro, hai fatto un quadro perfetto, che condivido a 360°. Ottimo il riferimento finale ai corsi di aggiornamento

  4. ester ha detto:

    Se ho ben capito ora, prima di lavorare con un committente privato, dovrò fare un preventivo così che lui ( il committente) lo possa confrontare e basandosi solo sul prezzo stracciato scegliere a chi far fare quello che vuole. Se poi lui non mi pagherà io potrò andare da un giudice che mi compenserà sulla base di una sua decisione improntata all’equità; in più; io dovrò far vedere che sono assicurata mentre il famoso committente non mi dovrà dare nessuna dimostrazione della sua capacità finanziaria cioè del futuro pagamento. Oggi su ” la repubblica” leggo, poi, che non ci sarà nessun limite tariffario neppure per il pubblico se non quello di considerare l’importo die lavori. Sulla natura di queste “considerazioni” nessuna notizia. A questo proposito faccio notare come, poco prima di Natale prima cioè dellla liberalizzazione montiana, il Comune di Cerveteri abbia messo in gara un piano regolatore comprensivo di tutto( vas
    per intenderci oggi obbligatoria) assumendo come base d’asta( da ribassare quindi) la cifra di euro 61 mila nel silenzio di Schiattarella.Visto che anche le questioni deontologiche saranno demandate al Ministero di Grazia e Giustizia all’Ordine resterà solo il compito della tenuta dell’albo. Come dire più o meno un librone e/o un file abbastanza pesante. Per mettere in ordine alfabetico gli architetti dovrò continuare a pagare ancora il mantenimento della Casa dell’architetura annessi e connessi compresi?.

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      Non vedere il lato negativo della cosa. Io credo che attraverso l’incarico obbligatorio e la descrizione più dettagliata possibile delle prestazioni e dei relativi onorari il committente si possa rendere effettivamente conto della quantità di passaggi progettuali ma anche di carattere normativo che sono necessari. E, poichè ad ogni lavoro deve corrispondere un onorario, per quanto non necessariamente alto, la somma potrebbe non essere poi così bassa in confronto ad ora quando ti dicono: me lo devi fare per un tot %, e magari non saprai nemmeno quanto sarà stato il costo reale alla fine e ti taglieggeranno anche su questo.
      Noi saremo costretti a dettagliare perchè se non lo faremo saremo sottoposti a giudizio disciplinare (oppure il committente ci farà pure causa). Lo so che fa un po’ ridere, conoscendo gli ordini, ma non possiamo certo escludere che accada.
      Quindi io l’incarico, così come descritto nel decreto, penso, spero, che ci potrà essere di aiuto. Anche per non dover discutere alla fine per riscuotere.
      Se vuoi leggere i commi dell’articolo in oggetto, ti do questo link:

      http://inarsindarezzo.blogspot.com/2012/01/decreto-liberalizzazioni.html

      Pietro

  5. ctonia ha detto:

    Incarico scritto obbligatorio? Avevo capito preventivo obbligatorio, incarico è parola molto ma molto più grossa. Cosa mi sfugge?

    • Pietro Pagliardini ha detto:

      ctonia, la parola preventivo compare effettivamente nel testo, ma nell’ambito dell’incarico scritto. Vale a dire che l’incarico deve comprendere l’onorario a preventivo “onnicomprensivo”. Non c’è mica scritto che il committente è obbligato a chiedere preventivi a più architetti!
      Io almeno la leggo in questo modo e sono ragionevolmente certo che sia così. Leggilo anche te nel link di cui sopra. Sono solo tre commi.
      A me sembra un aspetto positivo, ovviamente con le interpretazioni giuste.
      Ciao
      Pietro

      • Pietro Pagliardini ha detto:

        ctonia, sono stato adesso nel sito del CNA ed è confermata la versione di preventivo che davo sopra. Anzi, sono davvero molto ossequiosi e contenti, visto che conservano il loro posto.
        Pietro

  6. ctonia ha detto:

    “In ogni caso la misura del compenso, previamente resa nota al cliente con preventivo scritto…”: il mio dubbio è che sembrano due cose separate, “previamente” rispetto alla firma dell’incarico. Sennò al cliente toccherebbe firmare un incarico solo per chiedere il preventivo: mi piacerebbe, ma ho paura che non sarà così :)

  7. mario cudicini ha detto:

    credo che abbia ragione ctonia così come argomentava con garbo ester; il “preventivamente ” impegna l’architetto non il cliente che, è vero pietro, non è obbligato a chiedere più preventivi,ma ragionevolmente in possesso di un preventivo di spesa, il clienete può chiederne altri per vedere se riesce ad avere una prestazone a prezo più basso o addirittura fare una gara di progettazione a chi usando il primo preventivo offre per le medesimi prestazioni un ribasso (datoche lo ha visto fare dallo stato perchè non fare in modo simile?)ma a parer mio resta ancora scoperto quanto ester sosteneva: noi dobbiamo fare un preventivo scritto” onnicomprensivo”( e se per caso succede – può sucedere- che salta fuori la necessità di una variante per motivate esigenze?) quindi legarci a quel prezzo ma il cliente che granzia offre d’essere in grado di pagare? certo in caso di sua inadempienza possiamo andare dal giudice e …. aspettare.

  8. ctonia ha detto:

    Sintetizzando: ok avevamo scherzato :)

    http://www.edilportale.com/news/2012/01/normativa/professionisti-preventivo-scritto-solo-se-richiesto-dal-cliente_25660_15.html

    Non è obbligatorio fare il preventivo, nè tantomento è obbligatorio scrivere un contratto o lettera di incarico, assolutamente.
    Ok, per un attimo ho avuto paura che fossimo diventati adulti.

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