Le bianche scogliere di Napoli …


Isabella Guarini commented on Restauri napoletani: …

“Non so chi abbia detto che il diavolo si annida nei particolari. È proprio così nel caso delle volute di piperno ridipinte immotivatamente in giallo, poggianti sulle paraste del portale inferiore anche in piperno. Trattandosi di una villa vesuviana il diavolo si è davvero divertito a mostrare la mancanza di consapevolezza delle caratteristiche del luogo alle falde del Vesuvio. Il colore grigio della pietra vesuviana, è un elemento imprescindibile che segna l’appartenza a un paesaggio inconfondibile. Ancor più se si tratta della costa e delle scogliere che una volta erano di pietra vesuviana, mentre ora sono fatte dl massi calcarei accecanti che contrastano con i colori tipici del Golfo di Napoli. Infatti la Via Caracciolo. nel 1987 fu oggetto di un vero “strupro” da parte del Genio Civile con lo spargimento di scogliere calcaree a ridosso dell’ottocentesco muro parabolico di ripa, opera di Enrico Alvino. Dopo annose polemiche, il Comune e il Genio Civile ci riprovano proponendo di ampliare le scogliere di Via Caracciolo, (di Dover?) con altri massi, per lo svolgimento delle preregate di Amerca’s Cup. Tutto ciò per un po’ di visibilità e attrazione turistica, sic i narcisisti di palazzo!

I.G.

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2 Responses to Le bianche scogliere di Napoli …

  1. isabella guarini ha detto:

    Ho dimenticato di dire che la Via Caracciolo è plurivincolata, con vincolo paesistico e monumentale, comprendendo la Villa Reale e altri importanti monumenti. Inoltre rientra nei siti Unesco Patrimonio dell’Umanità!

  2. pasquale cerullo ha detto:

    Napoli 3872
    Fonsino aveva un quartino a S.ta Lucia, alle torri in acciaio pressofuso, nelle vicinanze di ciò che rimaneva del semisommerso castello dell’Ovo, un anello d’acqua attorno al quale girava la strada per incanalarsi ai parcheggi del comprensorio. Lavorava al progetto a.r.c.a. , active research chromosome animal, la mappatura cromosomica di tutti gli animali. Nel suo studiolo era intento a prelevare cellule vitali da un irrefrenabile scarabaeus domesticus. Lo aveva portato dai laboratori e per la figlioletta Lucia era incomprensibile, avendo a disposizione tutti gli scarafaggi che infestavano le torri. Ma quello era uno scarafaggio speciale, nato e cresciuto in laboratorio, non contaminato. Bloccato a zampe in aria, l’indomito insetto, aveva ben intuito quale sorte gli stava toccando. Quando Fonsino avvicinò il sondino sul suo addome, in un impeto di libertà, la bestiola si divincolò dalla morsetta e come un fulmine volò giù dal tavolino. Fonsino ebbe appena il tempo di vederlo sparire dentro una fessura del muro, andandosi probabilmente ad unire ai suoi consimili. Non c’era più niente da fare, nel momento in cui l’animaletto aveva toccato il pavimento si era contaminato e da scarabaeus si era trasformato in scarrafone. Non restava che andare di nuovo ai laboratori, ma per quel giorno Fonsino aveva finito. Decise di adoperare il tempo libero per portare la figlia alla visita eccezionale dei resti da poco rinvenuti della tomba della mitica Partenope, nei pressi di Castel Nuovo…

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