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Vaccasacra !!
Una volta in Inghilterra, diretto al Distretto dei Laghi, mi fermai per fare benzina e per uno spuntino in uno dei tanti deliziosi paesini. Passeggiai lungo la strada principale occhieggiando i negozi, una piccola libreria, un pub, un piccolo antiquario dove comprai due ceramiche e un elmetto della Seconda Guerra Mondiale, un fruttivendolo e poi…o cribbio! il negozio di un architetto! C’era il suo nome su una targa e, in esposizione in vetrina, dei disegni e foto di case costruite e progetti, belli e pronti, per case da costruire. Intendiamoci! Lì per lì, anche io ho pensato che fosse un semplice negozio per offerte immobiliari e ho guardato meglio. No! Era proprio il luogo di lavoro di un architetto! Quello che offriva era quanto mai semplice! La classica casetta inglese: porta d’ingresso, corridoio diviso in due, una parte occupato dalla scala che portava al piano superiore l’altra parte verso la cucina (molto simile in verità, alle foto che ci ha mandato Isabella in “Similitudini architettoniche”!), a sinistra il living room con camino, baywindow e bowindow, tetto spiovente, finestre a saliscendi. I vari progetti avevano delle varianti ma lo schema generatore era sempre quello. Insomma, il persistere di un gusto, di esigenze e di risposte che, sono sicuro, piacerebbe a Ettore Maria Mazzola. Mi venne da chiedere se sarebbe stato possibile aprire un “Architect’s Shop”, un negozio del genere, che so?, a via Cola di Rienzo, a via Tuscolana, a via Appia Nuova, a via dei Castani. Poi ho immaginato la frotta di gente ridere e darsi di gomito come davanti a un “Sexy Shop” e allora “mi son dato la risposta”. Niente di tutto ciò sarebbe possibile qua da noi! Però…però! Pensandoci meglio e rivolgendomi ai giovani architetti, afflitti dai problemi di sopravvivenza (e lo so ben io che ho una figlia architetto), chissà se potrebbe essere oggi una nuova soluzione fantasiosa e creativa, e senz’altro più dignitosa che sopportare tante umiliazioni, quella di proporsi in questa maniera, sfacciata forse, ma “Viva la Libertà!”?
Tempo fa, sul sito del New York Times, è apparso un servizio, con fotografie e breve intervista filmata, su un giovane architetto che vive dalle parti di Seattle. Privo di lavoro, ha pensato di installare una sua bancarella nell’ambito di un mercatino di quartiere, con tanto di insegna che invece di offrire ortaggi o frutta fresca, proponeva servizi di architettura. Si vedeva gente incuriosita, e qualcuno si fermava per sottoporre problemi e fare domande. C’era una atteggiamento scherzoso, ma non tanto, quel giovane, dalla faccia molto simpatica, distribuiva consigli e biglietti da visita, e forse oggi si è costruito una sua piccola clientela.
Gran bel sito. Potente ma leggero, facile e immediato. Che lavoroni!
E avere un buon acquerellista nei render fa la differenza, digiamolo! (costa, costa)
Sembra di sognare, fa piacere che esistano architetti come Stern, stimati, rispettati, che riescono a svolgere il loro lavoro senza smargiassate linguistiche o speculazioni edili. Evviva gli States, the promise land…
new urbanism + ville radieuse:
http://www.ramsa.com/projects-search/planning/heart-of-lake.html
robert
Una intelligente analisi sul classicismo e su Stern fatta da Pablo Álvarez Funes, architetto e blogger spagnolo in REFLEXIONES SOBRE UN CLASICISMO CONTEMPORÁNEO.
http://otraarquitecturaesposible.blogspot.com/2011/08/robert-m-stern-driehaus-o-pritzker.html
in occasione dell’assegnazione del Premio Driehaus a Stern.
Saluti
Pietro