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Allora Archiwatch non è andato in ferie!
Questa immagine mi ricorda la campagna intorno alla quale mi trovo ora, nel Cheshire a confine con il Galles, anche se tutte ste pecore (o pecoroni) mi rammentano tanti colleghi che riuniti in gregge seguono la strada impostagli dal loro pastore.
Caro professore, a proposito di “pastori” e “pecoroni” mi viene in mente di suggerirle il soggetto di un prossimo post: trovandomi da queste parti ho fatto un salto a Liverpool, dove ho potuto constatare l’esistenza di un orribile museo, che probabilmente lei già conoscerà, il Museo di Liverpool, un edificio zig-zag con tanto di “mega vetrata modello televisore Naonis degli anni ’70” – ovvero modello MAXXI – che, insieme agli edifici in vetro che gli stanno accanto, offende gli edifici otto-novecenteschi che gli stanno dietro e, soprattutto, offende l’Albert Docks (dove sorge il Museo dei Beatles). Ebbene il Museo di Liverpool è quasi la fotocopia del MAXXI, ma credo che sia stato progettato prima: siamo quindi di fronte ad un FALSO STORICO!
A questo punto mi chiedo: se l’architetto danese che ha progettato il museo inglese è l’uovo, e Zazà è la gallina, è nato prima l’uovo o la gallina?
Buon Ferragosto
Ettore
Esiste anche un altro museo simile Ercolano, progettato dall’architetto napoletano Giovanni Gorini! negli anni ’70!
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.102402266439925.4090.100000104575503#!/photo.php?fbid=213783951968422&set=a.102402266439925.4090.100000104575503&type=1&theater
/Users/massimovallotto/Desktop/b_730_21302_3.jpg
oltre ogni ragionevole dubbio, colgo la differenza d’immagine godibile da quella vetrata…
e mo come la mettiamo con la contemporaneità del MAXXI e del Museo di Liverpool?
Questi “supermoderni architetti parametrici”, nell’era del “full HD” hanno preso ispirazione da un architetto che sti televisori li faceva già quando erano in bianco e nero!!!!
Lo scorso anno, quando ebbi il piacere di “scontrarmi” in un convegno organizzato dal R.I.B.A. a Londra con Patrick Schumacher (partner di Zazà, coinvolto nel progetto del MAXXI), lui sosteneva che il “parametricismo” si stava finalmente imponendo come “tradizione egemone”, anche perché ci aveva liberati dalla mancanza di idee degli architetti tradizionali che devono sempre avere un modello da copiare ripetendo le cose no alla noia, mentre il parametricismo apre nuovi orizzonti.
Ebene, da questa immagine suggerita da Isabella mi sembra di capire che Gorini fosse un “parametricista” ante litteram, quando ancora non esisteva il software che trasforma lo scarabocchio in architettura (pardon in manufatto edilizio … architettura sarebbe una parola grossa), ergo Zazà e – 3XN Architects (Kim Herforth Nielsen) hanno fatto un “falso storico” dell’edilizia più becera che si realizzava quarant’anni fa nella provincia!
Forse però potremmo trovare un senso storico a tutto ciò: nel XVIII secolo la scoperta delle meraviglie sepolte di Ercolano portò allo sviluppo di un nuovo classicismo, che ben presto divenne una cultura egemone; oggi, invece, la riscoperta dell’edificio di Gorini ha fatto nascere il nuovo parametricismo “che si sta già imponedo come cultura egemone” …. “e pel quale lottiamo senza tregua contro la vigliaccheria passatista” (questl’ultima frase ovviamente è presa dal Manifesto di Sant’Elia)
Penso che Zazà abbia visto l’Antiquarium di Ercolano, perché è un sito archeologico di fama mondiale, anche se l’Antiquarium, dopo 40 anni, non è in funzione, per i problemi espositivi che ha comportato! Inoltre, c’è da dire che l’architetto Gorini è stato collaboratore di Giulio De Luca, noto architetto e autore dell’Arena Flegrea, nella Mostra d’Oltremare, nonché docente ordinario della Facoltà d’Architettura di Napoli. Sono stata sua allieva nel Corso di Elementi d’Architettura del secondo anno, per cui so che il modello da imitare era senza ombra di dubbio il Movimento Moderno. Nel caso dell’Antiquarium di Ercolano il modello di riferimento è la scomposizione neoplastica, fatta a mano senza computer.