Un soffitto per Venezia …

Venezia al MAXXI

 

apprezziamo da sempre il lavoro di Francesco Venezia …

che consideriamo uno dei nostri migliori architetti, …

ma, questa volta, la missione era veramente impossibile e …

nonostante la scaltrezza del progettista …

il risultato non convince del tutto …

costretto in uno dei tanti anditini del labirintico MAXXI …

il povero Francesco cerca di ricreare una spazialità ipetrale e ctonia …

alla maniera “etrusca” al lui tanto congeniale, …

ma la scommessa è persa in partenza …

e non basta il bel plastico del Museo Stratigrafico di Toledo …

a riscattare l’installazione “Nature” …

che si concentra e conclude …

nelle apparenze di un’ipertrofica vasca metallica contenente un’acqua morta …

in foggia di specchio riflettente, in frammento, …

l’immagine orrifica della perfida Zazà …

“specchio delle mie brame”

in buona sostanza una colossale fontana-acquasantiera-abbeveratoio-lavapiedi …

in attesa …

della prima monetina …

nel complesso …

una dimostrazione palese della assoluta illogicità degli spazi del MAXXI che, …

per essere utilizzati, debbono venire completamente modificati …

tramezzati … soppalcati … controsoffittati …

come in questo caso …

condizionando negativamente qualsiasi iniziativa ospite …

 

povero Francesco … ovunque, …

ma non al MAXXI …

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5 Responses to Un soffitto per Venezia …

  1. isabella guarini ha detto:

    Per me il commentare la mostra di Francesco Venezia al Maxxi di Roma, sul tema architettura e natura, potrebbe essere dovendo separare l’amicizia di circa cinquant’anni e l’essere conterranei. Ma a ben vedere non ho alcun problema perché l’installazione di Francesco è l’esatta negazione di un’architettura contenitore, priva di connotazioni, tanto da richiedere la ricostruzione al suo interno degli elementi nsturali, primordiali, l’aria, l’acqua, la terra, il fuoco, che rimandano alla casa pompeiana, alla piscina miirabilis, agli ipogei, agli acquedotti romani , al ferro e fuoco degli etruschi e oltre.
    Se il cuore del Maxxi è questo, allora la riflessione delle travi nell’impluvio dell’atrio-memoria di Francesco Venezia, è soltanto lo scheletro che resta dopo il consumarsi dell’architettura involucro.

  2. andrea b. ha detto:

    eh?

  3. giancarlo galassi ha detto:

    Mettiamo Muratore abbia torto.

    Se la Guarini ha ragione [ma adesso non potrò non andare alla mostra il cui allestimento, date le premesse della Guarini,sarà difficlimente superabile da altro in futuro!]… se ha ragione allora questo «costruttore di ombre», anche stavolta – e per di più nel confronto con uno spazio violento e ‘insostenibile’ – è riuscito a confermare se stesso e le nostre aspettive nei suoi confronti, del resto raramente disattese.

    Una sfida molto più difficile di quella di Lauro, di Salemi, di Orvieto, di Gibellina – ah il teatro… quel teatro mai costruito! [sospiro].

    E per di più tutto risolto con una leggerezza di mano che probabilmente una lunga pratica con la «poesia» dell’architettura può aver così reso sicura.

    Attraverso il mito della sacralità del costruire perseguito a tutte le scale, addirittura a quella dell’arredo (e perfino contro la terribile consapevolezza – forse solo mia – di quanto in tutto questo ci sia di compiacimento letterario)
    …attraverso quel mito si salva la speranza che una dignità per questo mestiere è ancora possibile.

  4. salvatore digennaro ha detto:

    Nelle nostre infinite discussioni sulla strada da intraprendere per l’architettura contemporanea (italiana?) ho sempre pensato che Francesco Venezia potesse rappresentare un riferimento importante.

  5. simona granata ha detto:

    Ho visitato la mostra.Poesia pura. Grazie a francesco venezia l’architettura è ancora arte sublime. Spero che molti lettori del blog possano vedere questo spettacolo.simona

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