Da Sergio Marzetti: …
“Sono tanto d’accordo con Pietro Pagliardini che si chiede se
“….la forma della città possa dare la “felicità” e migliorare i rapporti sociali”
e se
“…una bella città possa garantire di favorire comportamenti sociali”,
cui acconsente Isabella Guarini affermando di non pensare che
“…la semplice qualità urbana possa risolvere le questioni sociali”
e che
“…in molti volevano convincerci dell’identità tra etica ed estetica, nonostante la storia mostri continue smentite”,
da voler corredare l’assunto con questa foto di una bella piazza di Firenze dove un innocente gruppo di bambini di poco più di cinque anni è stato messo in posa sotto un enorme cartellone di cui, mi auguro, non comprendano il senso. Si vede chiaramente che ognuno di quei pargoli (uno sbadiglia e gli altri non hanno visi più felici) vorrebbe stare volentieri da un’altra parte a fare giochi più consoni alla loro età. La mancanza di etica degli adulti, che sfruttano senza remore l’innocenza dei loro figli, male si sposa con l’estetica architettonica circostante.





D’accordo, i bambini devono essere esentati, e forse quegli adulti potevano calibrare meglio il messaggio, ma già che si parla di etica, niente da dire sul Capo del Governo del Paese? Niente da dire sullo stato pietoso cui siamo ridotti? Tutto si riduce a commentare con severità questa panchina?
pi, non far domande troppo difficili…
ma poi, te l’han pubblicato il commento i biurbani?
robert
biurbani?
Scusa LdS, me l’ero completamente scordato, non ne ho la più pallida idea.
Proprio la nostra Bella Italia è la dimostrazione della disidentità tra estetica ed etica, se consideriamo il contesto sociale, economico e politico in cui sono state fatte le più belle opere d’architettura e d’arte. Lo striscione, l’Italia non è un bordello, strumentalizza l’innocenza di bambini ignari di tanta storia in una piazza di Firenze, di quella Firenze narrata dall’Inferno di Dante, dal Decamerone di Boccaccio e dalla Mandragola di Machiavelli. S3embra una beffa ipica di Calnadrino Bruno e Buffalmacco. Ancor più se pensiamo che il periodo più importante per l’abbellimanto della città di Firenze, il Rinascimento, fu dominato da principi illuminati, che per la conquista del potere si macchiavano anche di orribili delitti e dalla morale del tipo:« Quant’è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto, sia:
Di doman non c’è certezza”
Lorenzo de’ Medici, Canti Carnascialeschi, Canzona di Bacco
Anche non volendo mettere in discussione, come sarebbe giusto, il termine “estetica” in relazione ad “etica” (già porre questo binomio è una sorta di domanda retorica, a risposta obbligata) bisognerebbe fare un paragone con i proverbi legati al binomio “felicità” e “ricchezza”.
Si dice “la ricchezza non dà la felicità”. Vero, ma allora si risponde “e figuriamoci la miseria”.
Allo stesso modo, direi che “l’estetica” non garantisce “l’etica”. E figuriamoci la bruttezza, allora!
a Isabella : ma non è affatto detto che la morale abbia a che fare con la “non violenza”. Io sarei quasi tentato d’affermare il contrario!
La morale è il costume di un gruppo sociale. La morale di una tribù cannibale comprendeva anche il cibarsi del cuore del nemico ucciso, non farlo veniva considerato immorale.