Giacomo Balla
La citta che avanza, 1942
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Non so quanto fosse soddisfatto di questo “scatto in avanti”.
Quelle due “palanche”, messe a croce su un esiguo quanto precario traliccio, vorrano pur dire qualcosa.
Con buona probabilità, le poteva scorgere direttamente dalle finestre di casa, in via Oslavia…
La palazzina, meta di tanti recenti pellegrinaggi, non era ancora uno dei “feticci moderni” che gli entusiasti sostenitori sono costretti a disseppellire nel caos creato da epigoni ed architetti meno puntigliosi.
Si distingue appena…
I colori, bontà sua, ci sono.
Il tevere, però, così ottimisticamente descritto, purtroppo non s’è mai visto nemmeno nelle migliori giornate di primavera.
E’ sempre stato “biondo”…per non dire limaccioso…