da Isabella Guarini: …
“La semplice comparazione tra la Karl Marx Hof di Vienna e il Corviale di Roma mette in evidenza la debolezza dell’impianto del Corviale dove la linearità è fine a se stessa senza implicazioni contestuali, mentre la Hof viennese, con l’impianto a corte lungo una direttrice lineare, ha la doppia valenza a livello urbano e di quartiere. “
………..
P.S.:
… e poi non dimentichiamoci del valore, fondamentale, dei simboli …
… non per niente siamo pure a Vienna …
… potenza di un Nome … di un Nume …





D’accordissimo con la Nostra Isabella :-)
Bla bla bla…. continuate a parlare di tipologie edilizie in senso astratto, quello è a corte, quello in linea, quello a torre….
Io mi continuo a chiedere come si possano comparare 2 edifici, quartieri, città così distanti, geograficamente, culturalmente, socialmente.
Il Karl Marx Hof a Roma non funzionerebbe… neanche – grazieadi – per via del suo nome..
E per quale motivo non si può?
Allora diciamo Jakob Reumann Hof, che è pure più bello.
Il fatto è che qualcuno forse, pro Corviale, ha proposto il paragone.
Karl Marx-Hof 1927-1930.
Corviale 1972-82.
O Michelangelo è meglio di Picasso?
Michelangelo E’ meglio di Picasso!
A parte che immagino si sia capito il senso della frase, cioé di come è un po’ sopra le righe confrontare oggi esempi cosí lontani tra loro nel tempo. Il senso ultimo del discorso è comunque che siamo nel 2010 ed è quindi inutile rimuginare su come i bei tempi siano ormai passati. Oggi si abita dove ci si riesce a connettere facilmente ed economicamente, questa è la realtá con cui confrontarsi.
E per quanto mi riguarda il Corviale è bello!
Non stó qui a parlare di come ci si abita, ma se gli abitanti attuali andassero via, io ne farei una casa dello studente per studenti di architettura dove ognuno ne potrebbe trarre autonomamente le proprie conclusioni. Ah, prima ci farei magari arrivare la metro.
Le tipologie non sono astrazioni…
perfettamente d’accordo con outsider…quindi se la linearità non fosse fine a se stessa corviale funzionerebbe??
La “linearità fine a se stessa” significa che non mette in comunicazione niente, che è “linea retta”, anzi un segmento di retta, per rispondere solo a un modello senza alcuna contaminazione con il contesto urbano e storico! Camminando per Pompei antica s’incontra un “vicolo storto”, inconcepibile nella preordinata scacchiera ippodamea. Eppure c’è, come il Foro Triangolare, che non si concepirebbe nella geometria delle insulae rigorosamente rettangolari. E in Neapolis s’incontra il decumanus inferior, maior, superior, per il fatto che la giacitura della città è in pendenza, e via discorrendo!
mannaggia… Fiorentino non si è fatto contaminare dal “contesto storico e urbano” di via portuense anni 70… Ma che fallito!!! Che architetto irresponsabile!!!