Moretti: una mostra inutile
“Un tempo si organizzavano le grandi mostre: servivono a fare il punto su un personaggio o su un periodo storico. Oggi queste kermesse, che costano tempo e fatica e richiedono il contributo di numerosi storici qualificati, non si fanno più. Si preferisce purtroppo optare per mostre più semplici, che si possono montare in fretta. Un po’ come quella su Luigi Moretti inspiegabilmente riproposto al MAXXI ( ma non doveva essere un museo del XXI secolo?). Ci saremmo accontentati di una esposizione fondata su qualche ipotesi critica interessante oppure mirata alla buona divulgazione.
Di ipotesi critiche non scontate però ne ho viste poche. Anzi mi sembra che i curatori abbiano fatto di tutto per evitare di prendere posizione e di presentare al visitatore un Moretti informale non banale, le cui origini forse si potevano rintracciare nell’ultimo Wright, quello -per capirci- criticato da Kenneth Frampton. Idem per l’indagine sul contesto culturale – da Ricci a Michelucci, da Bloc a Parent, da Johansen a Goff- che poteva essere svolta con maggior precisione. Spero che i curatori l’abbiano fatto nel catalogo che non ho ancora letto, anche se questo, devo dire, non ne giustifica l’omissione nell’allestimento.
Carenti gli aspetti divulgativi. Un televisore povero e solo piazzato in mezzo alla sala, davanti al quale non è possibile sedersi, che manda spezzoni di filmati montati alla bell’e meglio. Ma soprattutto assenza di un racconto, di una chiave interpretativa. Come tributo alla divulgazione giganteggia però un quadro sinottico tanto piacevole da vedersi quanto muto per chi non abbia le chiavi per interpretarlo. Se vado per esempio nel 1966 e osservo l’immagine del libro L’architettura della città ma se nessuno mi spiega che Aldo Rossi con Moretti c’entra poco e nulla, mi perdo in un inutile effluvio di nozioni, in perfetto stile Daverio.
Non completa, senza una tesi ben argomentata, non divulgativa: direi che questa antologica è sostanzialmente inutile. Ed è tristemente premonitrice se pensiamo che c’erano stati 13 anni – tanti quanti ne ha richiesto la costruzione del museo- per pensarla. Pazienza, chi andrà potrà comunque godersi quelle tre o quattro cose che, come in tutte le mostre anche le peggiori, valgono una visita.”
(LPP)
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Una mostra inutile … e … dannosa …





Esatto, delle mostre del passato, ancora sino alla fine degli anni Ottanta, ci testimoniano dei meravigliosi cataloghi, che sono documenti di primo livello, con i quali gli studiosi devono confrontarsi. Poi mostre da spettacolo, da parata, da vuoto pneumatico, l’apparato senza il cervello, solo esposizioni…
Sarebbe interessante comprendere i motivi di questa deriva…
Senti chi parla di danni…