Il grande sbaffo …

“Mi scusi professore, non voglio disturbare, ma mi ero perso questa fantastica performance del nostro MAXXAS!!!!

http://www.aamgalleria.it/biblioteca-francesco-moschini.php?id=8381-Massimiliano-e-Doriana-Fuksas

strepitosa! Basquiat, Haring e Warhol gli fanno un baffo :-)”

Cristiano Cossu

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6 Responses to Il grande sbaffo …

  1. emanuele arteniesi ha detto:

    Bisogna stare attenti al satiro in incognito Vincenzo D’alba, in abiti civili, premio giovani 2009(quanto li prende per culo, lui avrà un 4-500 anni), anche lì in incognito. Ciao maestro

  2. Als Ob ha detto:

    … il Fuksas Massimo è un personaggio davvero inquietante e pericoloso. Sopratutto per gli architetti in età scolare. Quando non tira formaggere, il nostro si improvvisa maestro di pittura. Istrionico!

    Ad ogni buon conto, qualche giorno fa, Renzo Piano a Londra ha raccontato la (sua) architettura agli studenti dell’Architectural Association. Lezione umile ma memorabile.

  3. mauro ha detto:

    Le immagini sono perfette, sintomo di come sono ridotte le lezioni in molti dei nostri atenei (non tutti per fortuna) e di come è ridotta la nostra professione; è ridotta all’essere ripresa da un telefonino, solo immagini da portatri a casa e, magari, da mettere come sfondo sul cellulare. Questo è la nostra professione: ridotta ad immagini patinate, a pura gestualià!!! E lo spazio? E la costruzione? In mano ai soliti costruttori che si servono (da servire?) degli architetti, quelli che lavorano sempre loro, legandosi ai partiti. Parcelle milionarie, passando da un partito all’altro, nel nome della Rifondazione (ma non architettonica).
    http://www.corriere.it/cronache/10_giugno_02/frenda_fuksas_5ccb15f2-6e21-11df-b855-00144f02aabe.shtml
    Tutto a posto, basta avere il filamto sul telefonino e saremo architetti famosi.
    Saluti
    Mauro

  4. Sergio Cardone ha detto:

    Sono d’accordo con Mauro, è triste vedere aule assediate da studenti che oltre (o più) che seguire la lezione sono alle prese con video, foto o ancora con “gli autografi” finali: una tristezza infinita. Voglio dire..sono architetti, non popstar (forse!). Ma questo non riguarda solo Fuksas, credo che accada ormai ovunque, che si parli di Fuksas, Piano, Cucinella ecc. ecc.
    E pensare che a seguire il corso di Carlo Aymonino (l’ultimo suo corso universitario presso l’Iuav, tre anni fa: Teoria e tecnica della progettazione architettonica) eravamo quattro gatti..con in prima fila un “compagno di classe” d’eccezione, Francesco Tentori, il quale era sempre presente e stimolava noi studenti nel dibattito del dopo-lezione.
    Però limitare le lezioni che Francesco Moschini voracemente e ossessivamente organizza con i propri ospiti per il progetto Tesi a una performance di Fuksas (della quale non mi stupisco più di tanto) mi sembra ingeneroso proprio nei confronti di Moschini, al quale mi lega un rapporto di stima e affetto.
    Voglio solo ricordare che, oltre a Fuksas, hanno tenuto lezioni per lo stesso ciclo anche Luciano Canfora, Franco Purini, Gianfranco Dioguardi, Ruggero Pierantoni, Antonella Agnoli e Marco Muscogiuri, il Fuksas nazionale e, ultimo in ordine cronologico, Massimo Cacciari. Questo non per fare una sviolinata sugli ospiti illustri quanto per sottolineare la diversità delle voci (e delle rispettive formazioni) che vengono invitate a dare un contributo, ciascuno con la propria lezione, al progetto Tesi (che vale la pena di far conoscere: http://www.aamgalleria.it/biblioteca-francesco-moschini.php?id=5084-T.E.S.I.-Tesi-Europee-Sperimentali-Interuniversita )
    Saluti,
    Sergio

  5. Riccardo del Plato ha detto:

    Non voglio difendere nessuno però mi auguro che nelle università incontri come questi ce ne siano sempre in abbondanza.
    Fuksas non mi piace, ma sempre meglio dei tanti professori di progettazione che circolano negli atenei, almeno qualcosa di concreto lo fa (opinabile).

    Vogliamo parlare dei professori di estetica che occupano cattedre di progettazione e “amano” photoshop ed ignorano il tecnigrafo?

    La tristezza è nelle università, gli archistar mi stanno sullo stomaco, ma i nostri centri urbani sono distrutti da migliaia di architetti (e non solo) formati dalle nostre (ex)università.

    E di questi ne escono orde ogni anno…..

  6. Manuela Marchesi ha detto:

    Ieri sono stata alla manifestazione-incontro con Niki Vendola al Pantheon. Piazza bella piena, viste alcune personalità fra cui Paola Concia (bella signora davvero) che parlava con una giornalista,poi Luca Telese che si è diretto tra i promotori della manifestazione, e altri di cui conosco il viso ma non ricordo il nome. Applausi a Vendola, tanti, per via delle cose giuste che diceva. Un caldo boia addolcito dai refoli di raro ponentino provenienti dai vicoletti, insomma una storia buona.
    Ad un certo momento arriva Giovanna Melandri, al cui passaggio nessuno salvo un paio di persone si scompone affatto. La signora si avvicina al palco senza destare la minima reazione di alcun tipo fra gli astanti, manco una contestazione piccola così, magari…e invece niente, niente di niente. Appena dieci minuti e Melandri, inutilmente trattenuta dall’amico a lei vicino, piglia e se ne va senza che nessuno faccia un ette per fermarla, come accade a una persona qualunque.
    Se ne va e scompare prestamente per via del Seminario, la prima strada utile e defilata per squagliarsela senza essere seguita dagli sguardi di chi l’aveva notata e di proposito non se la era filata di pezzo. Bella scena, quanto mi è piaciuta!
    Lo stesso dovrebbe succedere ai tromboni dell’architettura che, correi con i tromboni e trombette di certa politica con le pigne in testa, andrebbero cassati dalle cronache e dai discorsi di chi ha a cuore le sorti delle città, dell’architettura da vivere, delle persone alle quali l’architettura è destinata.
    Fintanto che il faro culturale è la globalizzazione delle idee, la “circolazione” del nuovo a qualunque costo, il culto delle Archistars sotto il quale si cela profonda ignoranza non tanto dell’architettura e dell’urbanistica, ma il senso fisico del vivere giusto, finché c’è questo clima culturale, insisto, che non tiene conto del fatto che le risorse dell’ambiente non sono infinite, e nemmeno la Campagna romana o qualunque altra zona dell’Italia ancora libera da cemento e sozzerie, fintanto che tutto ciò perdura, purtroppo è inevitabile parlare di certa gente per capire dove e come sia stato possibile avere dato loro tanta fama e visibilità e credito.
    E non è vero che la contemporaneità generi solo mostri. Uno fra i tanti esempi di ottima architettura sono le residenze progettate da Roberto Gabetti e Aimaro Isola per il Centro Storico Torinese (CST), recupero di un isolato fatiscente in pieno Quadrilatero Romano per iniziativa di un consorzio di trentasei imprese edili e del Comune di Torino, il tutto realizzato fra il 1978 e il 1984. Questo oggetto architettonico che si affaccia su tre strade, e che quindi è importante anche come dimensioni, si fa notare per l’armonia e l’understatement che lo distingue: mi ha colpita per bellezza e perché parte integrante e dialogante senza clamore con l’intorno.
    Poi a cento metri di distanza, a Porta Palazzo, il Coso implasticato di Fuffas, ancora vuoto, già morto prima dedll'”utilizzazione finale”…Non so mettere le foto in rete, altrimenti avrei mostrato di cosa parlo.

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