Da: Isabella Guarini …
“Dopo Marcello e Marcello, Marcello e Stefania
Sfogliando un vecchio diario ho ritrovato un appunto su Marcello Canino dallo scambio d’opinione con un collega architetto, VC, che era stato allievo di Canino, quando ancora insegnava composizione architettonica presso la Facoltà d’Architettura di Napoli. Io,più giovane, raccontavo del giorno in cui vidi scendere dallo scalone di Palazzo Gravina il professore Canino, tra la contestazione degli studenti sdraiati per ostacolargli il cammino. Egli incedeva con l’occhialino sul naso, il capello e il bastone, fissando l’uscita,allontanandosi senza mai voltarsi. VC, invece, mi raccontava di come fosse severo Marcello Canino nel pretendere l’ambientazione del progetto nel contesto. ” Aveva l’occhio fino”, mi diceva. Se vuoi avere la prova, confronta il suo edificio d’angolo nella Piazza Municipio rispetto al paesaggio con il Grattacielo di Stefania Filo Speziale, poco distante. Durante il ’68 l’architettura fascista non si poteva nemmeno nominare e per me un simile confronto doveva farsi in silenzio. Ma oggi è tutto chiaro: l’edificio di Marcello Canino, al di là del linguaggio del monumentalismo semplificato, si pone simmetricamente in rapporto al Maschio Angioino, mantenendosi alla stessa altezza e lasciando libera la vista, bellissima, della Certosa sulla Collina di San Martino e consentendo il godimento dei vari livelli del paesaggio da chi viene dal mare, percorrendo il Molo Angioino. Ma, l’armonia è rotta dal fuori scala del Grattacielo retrostante, in Via Medina, che supera di molto la Certosa. alterando i rapporti tra paesaggio urbano e naturale. Prima di scrivere questo commento ho telefonato al mio collega, ormai ottantenne, per avere certezza di quanto riferisco. Ne è stato entusiasta.”
I. G.
veduta della Piazza del Municipio in Napoli dalla Stazione Marittima.





a me l’equilibrio, dalla foto, sembra perfetto, grattacielo compreso. che questo persegua un’alterazione del precedente equilibrio, non mi sembra un reato. anzi. l’architettura della città è sempre capace di riequilibrarsi da sè, alla fine. forse.
Per me vale la differenza tra chi cerca un equilibrio con il contesto e chi, invece, lo altera.L’architettura dell modernità, per dirla con Zevi, è quella dell’alterazione, della rottura del contesto, per l’architettura del monumentalismo semplificato era l’armonia con il contesto. Per noi è il caos metamorfico!
Anche a me questo edificio alto pare fuori luogo come é fuori luogo la Tour Montparnasse a Parigi, errore sesquipedale per il quale i parigini si mordono ancora i gomiti! La “rive gauche” non é la “Defense” dove la Tour avrebbe potuto meglio dialogare con i suoi consimili. Allo stesso modo l’intorno del Maschio Angioino non é un Centro Direzionale. La cosa divertente é che, come per l’ASCENSURUS VICTORIANI, per attirare i gonzi sulla Tour se ne vanta…che cosa? Ma é logico! La più bella vista di Parigi! ( se é diventato tanto attraente, anche economicamente, vedere una città dall’alto, organizzate un bel giro in elicottero e fatela finita!). Anche qui, come per il leccio di Roma, non era sufficiente arrampicarsi fino al sagrato del Sacre Coeur o salire fino alle guglie di Notre Dame. Anche a Napoli, Isabella, si spingono le mandrie dei turisti ad ammirare la città partenopea dalla cima d’o grattacielo invece di invitarli a salire alla Certosa o al Castel Sant’Elmo?
Per fortuna il Grattacielo di Via Medima non ha fratelli!