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6 Responses to

  1. cristiano ha detto:

    Bello che guardino tutti e due dalla stessa parte, malgrado uno rischi il torcicollo. Rende l’angolo anticlassico!, direbbe il vecchio Bruno Z. :-)
    ciao
    c

    • paolo di caterina ha detto:

      tutti i busti guardano verso l’astante che è posizionato, al centro, davanti la facciata principale, nulla, dunque, di più classico!
      e poi il concetto di anticlassicismo, con tutta la stima e l’affetto che ho per BZ, mentore indiscusso di tutti noi, è una sua pura invenzione, una forzatura che non ha mai avuto alcun riscontro con la forma dell’architettura; era tanto che non ne sentivo più parlare… facciamalo ricadere nell’oblio! :-)

  2. cristiano ha detto:

    Volentieri, la mia era infatti una battuta :-)

  3. isabella guarini ha detto:

    È interessante il filare di embrici a copertura del cornicione che che riproduce l’effetto-guttae, al di sotto della taenia di coronamento delle trabeazioni. L’eliminazione di questi elementi di protezione dalle acque meteoriche, è stato un punto di onore dell’anticlassicismo moderno. Per questo gli edifici moderni si degradano e invecchiano molto presto.

  4. emanuele arteniesi ha detto:

    è una pagina nera per tutto l’opinionismo!

  5. sergio43 ha detto:

    Senza voler dare lezioni a nessuno ma riprendendo quello che ci diceva in facoltà, Bruno Zevi (si merita il nome per esteso) era anticlassico (inteso come neoclassico, secondo lo sviluppo involutivo post-rinascimentale) perchè antiprospettico. Quando ci parlava di Ville Savoye ci dimostrava come la visione principale fosse di scorcio perchè, nel suo viaggio in Grecia, Le Corbusier aveva ben inteso la posizione antiprospettica del Partenone, riproponendola nella villa di Poissy . Splendida e sottile la lezione sul Santo Spirito di Brunelleschi, con il suo porre in posizione antiprospettica gli ingressi della chiesa, soluzione poi malauguratamente abbandonata dai successori. Come dimenticare poi la lezione sul Campidoglio di Michelangelo in cui l’approccio alla piazza dalla parte della città avveniva anch’essa, come un cannocchiale, con una visione antiprospettica, cosa che si può ancora in parte verificare arrivando da via dell’Aracoeli, via poi distrutta nella sua parte finale per la costruzione del Vittoriano (quante cose perse per la costruzione di questa anacronistica montagna di botticino! L’ultimo sberleffo al Vittoriano non lo ha fatto Bruno Zevi con la sua provocatoria proposta di demolirlo ma Veltroni con il suo placet all’osceno ascensore. Ieri avevo un pomeriggio libero. Armato di una “compatta, ho voluto rifare il giro Palatino-Vigna Barberini-Foro Romano-Curia (mostra sulla famiglia degli Emili)-Vittoriano (mostra Corot-Monet). La prima parte della giornata era uggiosa e ho sperato che la carica dei turisti fosse scarsa come in effetti lo era, Poi le nuvole si sono diradate e la passeggiata é stata piena di rinnovate emozioni paesaggistiche, storiche ed architettoniche. Una cosa era però assolutamente da evitare se volevi fare una interessante fotografia fuori del solito effetto cartolina: quel maledetto mammadrone di vetro onnipresente! Tempio di Saturno, arco di Settimio Severo, Santi Luca e Martina, tutto, tutto veniva guastato da quel siluro azzurro! NON SE NE PUO’ PIU’!). Chiudendo, sempre scherzosamante, per me Bruno Zevi é ancora vivo e lotta insieme a noi!

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