Maledetto modernetto …

Emanuele Arteniesi: …

“Caro professore, aldilà dell’illimitata mirabilia di Roma in un pomeriggio di aprile, non c’è volta che uno non torni senza avere brutte sorprese.
Parlo del nuovo modernetto che riveste l’accademia d’Egitto a valle Giulia firmato dal nostro professore di arredamento Alfredo Benedetti.
E’ stato un ottimo docente, mi ha fatto tirar fuori un bel negozio di scarpe femminili, ha curato il mio interesse per caviglie laccetti e tacchi alti, mi ha introdotto all’estetica dell’Iki di Kuki Shuzo…
Ma quel luogo pigro e ombreggiato che era l’accademia d’Egitto, modernista di declinazione nordafricana… con le grandi tessiture di inferriate a schermare le pareti vetrate, di cui se non ricordo male ne resta una traccia nel cancello,… non troppo ospitale, con i portieri mezzo addormentati e sospettosi, ma anche per questo luogo che invitava, incuriosiva… un edificio dalla postura e contegno sicuro anche se di natura modesta… non era più affascinante di questo rinnovato che si offre con la gentilezza di una di quelle nuove botteghe di lusso da quattro soldi che propongono la loro esperienza indimenticabile wine bare friendly concept?… L’ennesima madeleine perduta? Mi sa che non si tratta di essere conservatori …”
E.A.

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6 risposte a Maledetto modernetto …

  1. Cristiano Cossu ha detto:

    A giudicare dalle foto, difficile dare torto a Emanuele… C’è ancora qualcuno che usa quelle splendide pareti in vetro da uffici della Asl di qualche paesone della periferia di Milano, ma è mai possibile?
    baci
    c

  2. pasquale cerullo ha detto:

    È un quesito che ci si dovrebbe anche chiedere. Perché ad un certo punto si sente il bisogno di rinnovare una sede, uno spazio urbano, un costruito? Un’esigenza estetica, un’urgenza funzionale-strutturale o un opportunismo lucrativo?
    Qualsiasi risposta sia, manca un requisito fondamentale, la sensibilità della memoria.

  3. sergio43 ha detto:

    Già! Qual’é la pulsione che spinge chi ne ha il potere a voler cambiare ciò che si é ricevuto in dote? La vanagloria? L’incapacità di leggere ed apprezzare ciò che ci é stato tramandato? Il giramento di testa che dà una grossa disponibilità di denaro? Comunque si trovasse mai un architetto che, chiamato per l’operazione, si schermisse spiegando al committente che “il gioco non vale la candela”, che “il danaro può essere usato per operazioni più produttive”, che “per mille altre ragioni” non si é disponibili a diventare complici di insane velleità. D’altronde si troverà mai un committente che ti ringrazia per avergli spiegato i validi motivi per cui é meglio soprassedere? 10 volte su 10 ti metterà alla porta. Sai quanti altri architetti più accomodanti troverà, disponibili e pronti ad esaudire qualsiasi desiderio!

  4. pasquale cerullo ha detto:

    Infatti, la domanda non è rivolta agli esecutori ma ai mandanti…

  5. armando roma ha detto:

    a me sembra che hanno aumentato di parecchio le cubature..
    Che tristezza una cosa così sciatta in un posto così poetico… ma non c’erano vicoli paesaggistici in quella zona che potessero impedire uno scempio del genere??

  6. manuela Marchesi ha detto:

    Vincoli ?! Sai che baffo se ne fanno dei vincoli, ammesso che ci siano!
    Piuttosto mi chiedevo in questi giorni se per caso Roma faccia parte o meno del patrimonio UNESCO, come forse dovrebbe essere data la sua importanza universale. O che l’UNESCO non se l’è sentita di tutelarla, vista l’aria romana? (tutto questo detto in soldoni…)

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