“Il buonsenso non è facile da coltivare” …

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Su indicazione di un commento di Manuela Marchesi a proposito del Renzo “Verde” … abbiamo rintracciato su “La Stampa” del 23 aprile questo sacrosanto articolo di Paolo Pejrone: … “Non piantate alberi in città” : …

“Il buonsenso non è facile da coltivare: è questione di abitudine, e Milano non è mancata all’appello: gli alberi che il maestro Abbado prima e l’architetto Piano dopo hanno proposto per la città con numeri addirittura provocatori (novantamila!) pare non si pianteranno. Troppo costosi e troppo difficili da piantare e da far vivere in maniera decente e degna.

Le piante vanno fatte vivere, e non usate come bandiere. Non sono pali, non sono pubblicità, devono vivere una vita vera e devono poter esistere con dignità, va rifiutato tutto quello che comporta una vita difficile e a rischio per la pianta.

Compito arduo, in una città densa come Milano.

Quando un secolo e mezzo fa si decise di far diventare Parigi una città con alberi, si fece il grande sacrificio di demolire una notevole parte di città antica per fare spazio ai boulevard alberati. Si fecero strade larghe anche 80 metri dando alle piante lo spazio vitale di cui hanno bisogno. Quindi piante che non intralciano il traffico, ma rendono la città estremamente vivibile. Non per niente Parigi è Parigi. Mi domando chi a Milano sarebbe disposto a farsi abbattere la propria casa al centro della città per piantarci qualche albero, ben sapendo che ogni grande albero ha bisogno di circa 100 metri quadrati per vivere in modo adeguato.

Da noi vogliono tutto d’un colpo far diventare le città storiche e quelle antiche delle città giardino o peggio città bosco. E’ una vera utopia. Non è mettendo quattro o più piante che si risolve il problema, bisogna che città e piante si adattino l’una alle altre, è un discorso di convivenza. La città moderna divora la terra, e soprattutto il suo sottosuolo: tra fognature, metropolitane, garage sotterranei e condutture di tutti i generi ne rimane molto poco per gli alberi. C’è una forma di incompatibilità e sofferenza tra il grande albero e la città. Le radici hanno bisogno del loro volume, e soprattutto non sono amiche delle costruzioni e degli impianti che sempre più abbondanti incrociano sotto la strada.

Una pianta in stato precario è infelice, ha un aspetto infelice, vive in maniera infelice. E non è bella né da vedere né da conviverci. Perché piuttosto non fare boschi nelle periferie, nella cintura, dove si presume ci siano spazi più ampi e decisamente più adatti? Spazi a bosco ben previsti, ben studiati, ben piantati. Perché non dare la gioia degli alberi a chi sta ai bordi della città?

Sarà poi una questione di scelte, e questo mi pare molto importante: chi vuole stare a contatto del verde può lasciare il centro per andare nelle periferie alberate. Milano dopo aver valutato e ponderato le varie offerte provocatorie e «silvicole» ha fatto la sua scelta. Per la vita e la salute degli alberi è molto più importante il buonsenso che l’utopia.”

P.P.

P.S. l’immagine è tratta da “Il Corriere …”

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Una risposta a “Il buonsenso non è facile da coltivare” …

  1. Nikos Salìngaros ha detto:

    Caro Professore,

    Sì, il problema è proprio questo. Nessuno abbia pensato agli poveri alberi, né come i abitanti interagiscono con loro. Gli alberi qui sono stati utilizzati come un’immagine, non come qualcosa di vivo. Alberi artificiali — oggetti in uno schermo d’ordinatore in fila precisa militare — forzati ad obbedire la volontà dell’architetto. Di nuovo le archistar propongono astrazioni, immagini, l’interpretazione della struttura in modo molto superficiale, in modo che sfugge la vita e il collegamento all’umanità. Così continuiamo con l’architettura dello spettacolo, vuota di vita anche se includesse alberi.

    Saluti a tutti,
    Nikos

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