Alberi in città …

Sergio Marzetti a proposito di parcheggi, … alberature e … quant’altro: …

“Espresso un caro ricordo al mio antico professore di cui riconosco, in questo contesto, i familiari segni progettuali che apprendevamo nei corsi d’antan (Fare alla fine l’esame con Sacripanti e Cicconcelli era uno spettacolo! Sembrava di assistere a quegli interrogatori all’americana di film di serie B. Sacripanti era l’agente cattivo mentre Cicconcelli era l’agente buono. Un’occhiataccia del primo ti sotterrava, un ammicco e un sorriso del secondo ti faceva credere che forse li avevi convinti. Ma era dura! L’ultima parola l’aveva sempre il professore con il foularino rosso!), voglio esprimere tutti i miei dubbi sul mettere a dimora alberi, alberelli e arbusti sul suolo pubblico quando questo sia stato pavimentato o asfaltato. Nei più grandi centri urbani il problemma é sempre quello: la cura nella prima delicata fase della crescita e le successive manutenzioni. Trent’anni fa i viali del mio nuovo quartiere furono dotati, uno, di giovani piante di platani, un altro di una infilata di pini, un altro ancora di una infilata di tigli e tutte le piante fornite alla base di tubi per un’efficace innaffiatura. Mai vista una autobotte! Il quartiere ha così assistitto alla diuturna “fight for survival” di quei poveri esemplari vegetali. I più forti e i più fortunati ce l’hanno fatta, gli altri si sono tristemente rinsecchiti. Addio viali e addio bel progetto urbano, senz’altro perfettamente disegnato su qualche tavola da un encomiabile architetto. Il fatto è che su di lui l’ha avuta vinta il menefreghismo del funzionario addetto ai giardini con la sua squadra altrettanto disattenta. Mai visti nè l’uno nè gli altri ad osservare, intervenire, potare! Credi, Isabella, che la tua schermatura, che forse anche Sacripanti, convinto dalle più recenti teorie ambientalistiche, avrebbe pensato o approvato, durerebbe più de “l’espace de un matin”? Mah! Tutto può essere, dipendendo oggi il giusto, il buono e il bello, molto più di una volta, soltanto dalla buona volontà di qualche buon samaritano più che da leggi e norme attentamente osservate da chi ne avrebbe l’obbligo. Ma noi, con il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà, continuiamo a pensare e a credere che il frutto della nostra matita sia rispettosamente eseguito dalle democratiche istituzioni.
Detto questo, mi associo assolutamente all’appello per la salvaguardia di quest’opera di Sacripanti. Vorrei soltanto vedere una foto ripresa oggi di questo piazzale. Non é che il degrado, l’abusivismo di attività varie, l’incuria, lo sfregio di writers e di manifesti pubblicitari ha reso questo invaso simile a un girone dantesco, convincendo amministrazione, stampa e cittadini a drastici interventi? Qui a Roma, non potendosi demolire il fontanile e la scalinata di Piazza Trilussa, ridotta tutte le sere come neanche i Galli di Brenno nè i Lanzi del Conestabile di Borbone, si pensa di circondare il tutto con una cancellata! Che civiltà! Vogliamo liberare gli animali dallo sfruttamento di circhi equestri e giardini zoologici aprendo loro le gabbie mentre siamo costretti a pensare di mettere in gabbia i nostri monumenti! Già noi viviamo ingabbiati nelle nostre abitazioni, montando inferriate, antifurti e videocitofoni che trasformano, imbruttendolo, il nostro panorama architettonico sempre più ridotto a succursale delle Rebibbie e delle Reginae Coeli!”

S.M.

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Una risposta a Alberi in città …

  1. isabella guarini ha detto:

    Dalla descrizione del corsi di composizione di Sergio Marzetti, ho appurato che siamo della stessa età. Perché anch’io sono stata costretta a progettare secondo la tendenza Sacripanti, nel corso di Composizione del quarto anno. Tant’è che ci chiamavano i “sacripantini”! Ricordo che progettai una sala polifinzionale in una zona molto ripida, per cui mi sbizzarrii con le forme più pazze. Piacque tanto che mi diedero 30 con lode. Certo, oggi, non lo rifarei, ma fu un’esperienza utile specialmente per le difficoltà strutturali che le forme destrutturate comportano. Senza alcun malanimo verso Sacripanti, e quasi per gioco, ho lanciato l’idea di trasformare la copertura del parcheggio di Forlì, in un giardino, come quello che esiste sul terrazzo dell’ala a mare del Palazzo Reale di Napoli. Mi dici che nelle nostre città non vi è la cultura della manutenzione del verde. È vero, ma non possiamo rinunciare al sogno!

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