Non sembra … una stazione … ma …

stazionemetropolitanasantangelo

Riceviamo da Isabella Guarini …

a proposito delle forme particolari di alcune nuove architetture …

“Caro prof Muratore,
nel novembre 2005 pubblicavo sul mio sito uno scritto sulla stazione di Monte Sant’Angelo in Napoli,  affidata ad Anish Kapoor, che riporto.

Labbra d’acciaio per una stazione metropolitana

Riflessioni sull’architettura del sistema globale.

Qualche decennio fa si discuteva d’architettura e delle trasformazioni urbane in vari convegni pubblici, organizzati da istituzioni e associazioni. Oggi è calato il silenzio, forse per annichilimento di fronte alla potenza economica dei mezzi impiegati nelle progettazioni, nelle realizzazioni e nelle esposizioni di mostre e pubblicazioni. In ambito globale, la piramide delle gerarchie professionali si fa sempre più aguzza e la base sempre più stretta. Ma non voglio soffermarmi oltre sul verticismo che caratterizza l’attuale fase delle trasformazioni urbane anche in Napoli. Espongo qualche mia riflessione sulla stazione di Anish Kapoor per Monte Sant’ Angelo nella periferia occidentale di Napoli. Kapoor è l’unico artista che io abbia apprezzato per la installazione del 2000 in Piazza del Plebiscito in Napoli.”Taratantara” è il nome della mega-tenda rossa tesa nella piazza a forma d’iperboloide con cui l’artista ha rivelato il segreto spaziale della Piazza stessa, che è quello del ricongiungimento ideale tra il potere politico e religioso. Tale significato, legato alla contingenza storica del ritorno dei Borbone dopo la Repubblica Partenopea, è concretizzato dal cannocchiale a forma d’ iperboloide teso tra i due simboli, il Palazzo e la Chiesa, che nella realtà corrisponde all’ asse visivo dal centro del cortile di Palazzo Reale fino all’altare maggiore della Chiesa di San Francesco di Paola. Il colore rosso e la forma ad iperbole della tenda, possono rappresentare il sacrale congiungimento tra il cielo e la terra e, pur evocando immutabili valori dell’esistenza, l’installazione ha il pregio di essere effimera. Invece, la stazione in acciaio corten, ispirata alle stesse forme coniche, resterà ai posteri e ci vorrebbe il realismo di un Courbet per rivelare il suo significato subliminale in quanto penetrazione nel ventre della terra madre, che, nell’immaginario metropolitano, potrebbe associarsi ai giganteschi totem pubblicitari installati in tutta la città. Ora non più soli!
Qualcuno ha detto che il capolavoro rientrerà nella storia dell’arte e dell’architettura. Questa affermazione apre un ampio dibattito sulla definizione di arte e di architettura. In primis, c’è da interrogarsi se la differenza tra arte e architettura sia appropriata. Bruno Zevi, nel suo libro Architettura in nuce, fa una disamina attenta della definizione di architettura nelle varie culture, ma non perviene a una scelta certa, dal momento che l’architettura può essere connotata, di volta in volta, dall’espressione formale, dalla tecnica del fare, dalla funzionalità. Molte delle definizioni riportate da Zevi, alcune dettate da sincera passione, altre, semplicemente retoriche, insistono sul valore dell’architettura in quanto rappresentazione di valori collettivi per cui se diviene “lo specializzato prodotto di un solo genio, il suo declino è inevitabile” (R.A. Cram). Altro argomento è la questione spaziale. E’ incontrovertibile il fatto che l’architettura sia connotata dallo spazio interno abitabile, rispetto alla scultura, tant’ è che il tempio greco è stato considerato più una scultura che un’architettura vera e propria per l’assenza di spazio interno, ridotto a semplice dimora del dio, tanto da far svolgere le funzioni religiose all’ esterno.
Fidia scultore è, di fatto, più famoso di Ictino architetto. Il genio rinascimentale fu contemporaneamente architetto, scultore, pittore,da Brunelleschi a Michelangelo. Con l’affermarsi della tecnica costruttiva dell’acciaio e del cemento, però, l’architettura si separa dalle altre arti. Oggi, invece, gli scultori si appropriano dello specifico architettonico e scavano nelle loro sculture materiche spazi interni funzionali, che per esistere hanno bisogno del sostegno tecnico e scientifico degli ingegneri. C’è da chiedersi, dunque, a che cosa servano le facoltà d’architettura, che sono sorte dalle accademie di belle arti, proprio perché non si potevano più costruire architetture ricavate in forme precostituite, ingombranti simulacri della tradizione storica. Nel fatale avvicendarsi dei corsi e ricorsi, è di ritorno l’elogio della forma per la forma, che si fa architettura per l’azione, peraltro autonoma, della tecnica mastodontica che può realizzare di tutto, dalla sonda spaziale, alle grandi petroliere, ai sommergibili da guerra. Ci troviamo di fronte all’affermarsi di una nuova accademia, quella della metamorfosi in architettura delle forme industriali, dinosauri della obsolescenza tecnologica.
Se diamo un sguardo alla storia delle avanguardie del ventesimo secolo, a cui
s’ispirano le recenti architetture-cattedrali del terzo millennio, dobbiamo prendere serialmente in conto la possibilità di veder realizzate le utopie urbane più ardite, macro-strutture in cui sono concentrati milioni di abitanti, coni, imbuti, bolle, cieli e colline artificiali, quartieri ziggurat, grattacieli alti un miglio, alberi infiniti. E …..”

Maggio 2009

Da qualche giorno,  è scoppiata una polemica sui ritardi nella costruzione e sul  della scultorea stazione,   per cui ho scritto al Presidente della Giunta Regione della Campania Campania,  come testualmente di seguito:

“Egregio Presidente Antonio Bassolino,
la stazione di Monte Sant’Angelo, dopo l’esternazione dell’Assessore  Ennio Cascetta, circa il ritardo di  tre anni  nella realizzazione, si presta a essere la “Noemi” delle stazioni metropolitane, anche per la forma atipica ed eroticamente allusiva alla  fecondità femminile. Il direttore del Museo Madre sostiene  che  si tratta di un’opera d’arte, non d’architettura, per  cui i tempi di realizzazione non  possono coincidere con quelli della politica (sic!). Anche l’Assessore  Agostino Nuzzolo,  ammette il ritardo ma si compiace  nel vedere nelle  mastodontiche labbra d’acciaio corten trasformate in stazione, un’attrazione turistica che  “ tutto il mondo ci invidia”. Penso che il  blog della Presidenza della Giunta Regionale della Campania sia il posto giusto per discutere della scelta “monumentalista” della rete metropolitana di Napoli e non rinuncio a polemizzare con il direttore del Museo Madre, Eduardo Cicelyn che classifica la stazione   di Monte Sant’Angelo opera d’arte,   non di architettura, firmata dallo scultore  Anish Kapoor, noto per il  gigantismo espressivo  ereditato dalle sue radici  indio-irachene.
Ma vengo alle domande, come è  in voga .
Prima domanda.
Qual è la differenza tra scultura e architettura?
Seconda domanda
Dovremmo forse escludere l’architettura dalla storia dell’arte   perché non firmata da
scultori? Vero è che Fidia è più conosciuto di Ictino e Callicrate , architetti del Partenone,  ma si  dà il caso che  l a statua crisoelefantina di Atena, fatta da  Fidia   sia scomparsa, divorata dal tempo contingente, mentre l’opera architettonica   del Partenone  permane  a futura memoria.
Terza domanda
È possibile che la stazione a forma di gigantesche labbra   di acciaio corten diventi   metà di  attrazione turistica, visto che  per definizione le stazioni sono percorse da frettolosi viandanti verso  destinazioni  individuali?
Quarta domanda
Quanto in più sono costate le stazioni- museo, rispetto a una soluzione più sobria e funzionale?
Quinta domanda
Perché è stato  scelto il tracciato più oneroso  sotto il Rettifilo, invece di quello più facile  della Via Marina per chiudere l’anello  della metropolitana intorno alla città antica di Napoli?
Sesta domanda
Qual’è il costo complessivo della Metropolitana napoletana e regionale?
Settima domanda
Quale il costo per  ogni singola stazione?
Ottava domanda
Quanti gli addetti  tra tecnici, operai e imprese, rispetto al fabbisogno occupazionale della Regione Campania e di Napoli?
Nona domanda
Quale il costo per addetto ?
Decima domanda
Quando sarà completata definitivamente la rete metropolitana di Napoli?”

Attendo risposte”

I.G.

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Una risposta a Non sembra … una stazione … ma …

  1. eduardo alamaro ha detto:

    “… la stazione di Monte Sant’Angelo di Kapoor si presta a essere la “Noemi” delle stazioni metropolitane, anche per la forma atipica ed eroticamente allusiva alla fecondità femminile..”, scrive Isolabella.

    Stasera mi fate fare lo straordinario. Giuro che non ci siamo messi d’accordo. Che non lavoriamo in tandem, io e l’Isolabella. Ma questa sua godibile notazione (o nota azione) autonoma è la prova provata che l’immaginario della “Noemia per tutti” è già in atto. E in f-atto. Almeno nella Napoli meticciosa, punta avanzata del nuovo estetico sf’uso e diff’uso dell’Italia critica. E critik-abile alla Kapoor. Cioè che il miracoloso e traumatologico urbano prossimo venturo dato dell’effetto combinato Totò eroticus – Padre Pio paradise, è già in atto. Grande e globale. Con ripieno di progetto ir-reale dell’arte-papy di turno!

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