Ciro Lomonte, autore di alcune recenti e feroci critiche al Cubo …
inopinatamente sorpreso del nostro positivo commento, …
ci scrive:
“Egr. Prof. Muratore,
sono rimasto stupito dal suo commento positivo alla nuova “chiesa” di Foligno. Se lei afferma che questa sia la prima opera convincente di Fuksas debbo proprio andare a visitarla.
In effetti un tale gioco di compenetrazioni, alto ben 26 metri, deve avere un fascino notevole. Forse qui c’è un concentrato di virtuosismi.
La questione è se questa sia davvero una chiesa cattolica. I simboli cristiani sono un rimando ad una trascendenza, che per il credente è reale ed è operante nella storia. Non è indifferente la presenza di immagini, di decoro, di una forma architettonica che parli di quella realtà. Essi costituiscono un ambiente “sacramentale” (segno sensibile dei misteri che si celebrano) in cui i fedeli instaurano un profondo rapporto con il Mistero della Salvezza, anche attraverso i luoghi.
Il simbolismo moderno invece dà forma alle idee, è un gioco intellettuale senza legami con la Realtà dell’Incarnazione. Ciò vale per l’arte e per l’architettura contemporanee.
Nell’intervista in cui parlava della sua conversione alla fede cattolica (Petrus, 1 giugno 2008), il prof. Fuksas sosteneva di volere realizzare una chiesa vera e propria.
«Ho scelto un’architettura verticale anziché orizzontale, anche per aiutare in qualche modo il corretto svolgimento della liturgia». Cosa intenda lo spiega subito dopo, ma la spiegazione è insoddisfacente, dato che il cubo di Foligno favorisce lo spaesamento, gradevole quanto si vuole, ma straniante.
«Le chiese circolari concentrano quasi tutta la visibilità sull’assemblea, mentre quelle verticali ti portano a concentrarti esclusivamente sull’altare, perché è lì che avviene il sacrificio della Santa Messa». Se è così, non si capisce perché non abbia disegnato un’aula basilicale, invece di creare uno spazio determinato da due cubi, l’uno inscritto nell’altro, il cui perimetro ridefinisce un’idea di peristilio tipica dei mausolei e delle chiese a pianta centrale. L’altare poi non è così evidente: un monolite scarno dentro un monolite scarno.
«Personalmente, ritengo che il rito per eccellenza sia quello tridentino, con il sacerdote di spalle ai fedeli e lo sguardo, e i cuori, rivolto ad oriente. In questo modo è impossibile stravolgere la liturgia». Francamente non mi pare che questi propositi siano stati rispettati nell’edificio di Foligno, dove prevalgono l’assenza, la cripticità, l’indefinito. E una ricerca dell’effetto sorpresa che non so quanto duri, una volta scoperto il trucco delle relazioni fra passaggi ribassati e altezze vertiginose.
Cordiali saluti.”
C. L.
P.S. Rileggendo la lettera scopro, con meraviglia, che l’autore …
non ha ancora “visitato” il Cubo, …
ma, allora, mi chiedo, …
di che cosa stiamo parlando? …
Quanto alla famosa “intervista” sulla “conversione” …
si trattava, come è ormai noto, di una solenne “bufala” …




Professore, nemmeno io sono entrato di persona nel cubo di Fuksas e non nutro dubbi che ciò sia essenziale per valutarne lo spazio interno, gli effetti della luce, i forti contrasti nelle altezze interne e quant’altro.
Però un giudizio in base a quello che le foto ci rappresentano credo sia lecito e possibile darlo, premettendo che non può essere definitivo e sapendo che un giorno, dopo averla visitata, potrei rimangiarmi tutto e senza alcun problema riconoscere di avere sbagliato.
Vorrei dare un giudizio da laico quale io sono, tenendo però presente lo scopo cui una Chiesa è destinata, come l’ha tenuto presente Portoghesi nel progetto della Moschea di Roma.
Intanto non c’è assenza personale dal luogo che mi possa impedire di vedere che quella scatola di c.a. altro non è che….una scatola di c.a. E’ perfino ovvio e non c’è da aggiungere molto, se non che quelle leziose finestrine laterali in quell’enorme parete saranno funzionali alla diffusione di luce all’interno ma di fuori sono proprio modeste.
Ma una cosa ben più di sostanza osservo dalle foto esterne: il taglio orizzontale dell’ingresso che, a mio avviso, oltre che essere alquanto di maniera, comunica un’impressione di angustia nell’atto di entrare, determinato dall’incombere della lama sovrastante su quel taglio basso e uniforme quasi che un fedele dovesse entrare piegandosi in un gesto di paura, più che inginocchiandosi in un gesto di rispetto.
Ma il fatto è che medesima sensazione ricavo anchedalle foto dell’interno e proprio dal contro-cubo sospeso per aria, quasi una pesantissima cappa da cucina incombente sulla testa dei fedeli in preghiera. Se trovo un aspetto positivo quello è nel percorso perimetrale perché invita ad un attimo di sosta prima di entrare nel cuore della Chiesa; ma potrebbe essere dovuto a diffidenza ad avventurarsi là sotto.
Lei ci è entrato e potrà smentire o confermare, ma dalle foto non riesco a togliermi di dosso la sensazione che questa chiesa, costruita con un materiale pesante, abbia come tentato di sollevarsi da terra ma non ci sia riuscita del tutto e sia rimasta lì, sospesa, a ricordare ai fedeli che Dio ti sovrasta ed incombe sopra di te e ti giudica.
Nell’insieme mi sembra che l’edificio sia caratterizzato da una tensione di forze che tendono a comprimere e ad essere lì lì per schiacciarti improvvisamente.
Non vedo insomma una tensione verso l’alto, nonostante le altezze vertiginose ma una schiacciamento verso il basso come a ricordare all’uomo che la vita è un peso da sopportare invece che annunciare la gioia della fede e della speranza.
Ecco, questa sensazione architettonica, non so se volontaria o meno, a parte altre considerazioni più strettamente liturgiche che non conosco (ma mi fido di Ciro Lomonte) mi fa pensare che di cattolico questa Chiesa non abbia molto. Il Dio di questa Chiesa è il Dio Biblico, il Dio che chiede ad Abramo di sacrificare il figlio Isacco, il Dio che salva Noe’ e i suoi figli ma punisce tutti gli altri con il diluvio. Ma il Dio dei cristiani e ancor più dei cattolici è quello che si fa uomo, si sacrifica sulla croce e poi risorge per dare loro la vita eterna.
E’ un Dio che annuncia la vita e non la morte, la speranza non la paura.
Gesù era un tipo allegro, severo quando necessario, ma capace di apprezzare il buon cibo e la compagnia.
Capisco che la conversione di Fuksas sia la bufala di qualche burlone, però Fuksas è certamente un architetto cui non si possono negare qualità e un architetto dovrebbe sapere quali sono le aspettative del committente.
Comunque, prescindendo dalla funzione, la sensazione di oppressione rimane e a me disturba.
Può darsi che non sia così. Lo spazio si può afferrare solo penetrandovi con il proprio corpo e la mia è invece un’analisi personale basata su foto ma…anche coloro che apprezzano il progetto lo giudicano dalle medesime foto. A parte i pochi che per ora l’hanno visitata.
Saluti
Pietro
Che noia. Quasi quasi me lo fanno tornare simpatico il vecchio ex-boss…
I cinque punti dell’architettura moderna teorizzati da Le Corbusier rappresentano l’essenza dell’ architettura di tutti i tempi che è: funzione di stare dell’edifico sul suolo, di elevarsi, di racchiudere uno spazio interno, di far scambiare l’interno con l’esterno, di chiudersi rispetto al cielo. LC traduce in linguaggio moderno gli elementi tipici dell’architettura mediterranea. Les pilotis, colonne in calcestruzzo armato che consentono di sollevare l’edificio da terra che possono avere gli stessi ritmi dell’arte greca; la facade libre e la finetre en longer che sono caratteristiche della struttura gotica, in cui la parete interna della navata centrale si innalza senza peso e non si scorge in che modo una parete di tale slancio verticale, traforata in misura considerevole, riesca a reggersi, dal momento che l’apparato tecnico atto a sostenerla è all’esterno costituito dai contrafforti. Ma l’elemento più innovativo della cattedrale gotica è la conquista della luce attraverso il clair etage, fatto di ampie e decorate vetrate, liberate dal peso murario, come le plan libre che costituisce lo spazio interno. La funzione di chiusura dell’edificio verso il cielo è rappresentato da le toits jardins, riproposizione dei giardini pensili dell’archiettura mediterranea, visti come possibilità tecnologica di conservazione del rapporto naturale tra terra e cielo.
Ciò premesso, per un’analisi completa della Chiesa di Foligno, bisognerebbe rispondere ai temi posti dai cinque punti dell’architettura, senza considerare più il linguaggio tipico dell’architettura di LC. Ma lo stesso LC non applicò alla lettera i suoi cinque punti, variando in base ai temi architettonici affrontati. Infatti, la Chiesa di Ronchamp non sta sulla terra come un tempio greco ma su solidi muri, quasi schiacciati dal peso di una possente copertura a carena di nave. Qui LC s’immedesima nella funzione simbolica che il tema dell’architettura sacra impone e affronta lo stare sulla terra come l’antica chiesa preesistente sulla Collina di Ronchamp, le cui antiche pietre sono risistemate nel poderoso corpo, clair etage, ricurvo in cui liberamente si aprono le aperture generatrici di luce. Un espediente strutturale per nascondere e incorporare la memoria di pietra e alloggiare i cavalletti di cemento armato che spingono la copertura verso l’alto, generando fendenti di luce lì dove mai per il passato erano state possibili sospensioni della materia muraria, tra il tetto e il muro portante, tra cielo e terra.
Perciò, cos’è il rapporto con il cielo se non la sospensione della materia di cui siamo fatti?