In riferimento a: “POLITICS, PHILOSOPHY, CRITICAL THEORY, AND HUMAN PERCEPTION“ … una prima risposta di Isabella Guarini: …
“Nikos Salingaros non specifica le questioni da me poste su cui non sarebbe d’accordo, per cui la risposta, che sto elaborando dopo aver tradotto il testo, potrebbe ancora generare discussioni.
In primis, penso che sia stato il mio riferimento all’uso della geometria come base della composizione architettonica. A ciò Nikos Salingaros potrebbe opporre la sua teoria della “evolutionary compulsion” che nei millenni avrebbe indotto gli esseri umani a stabilire relazioni tra il corpo fisico e la percezione mentale. E sarebbero tali relazioni, tra il mondo fisico e la percezione della mente umana , che fanno sviluppare il senso di benessere, di appartenza e riconoscibilità e consentono agli esseri umani di costruire strumenti artificiali per la vita ( sopravvivenza), dagli utensili alla città.
Evolutionary compulsion forces human beings to establish a system of relationships between the physical body and the human mind’s mental perceptions, which enable us to experience the world and our existence. These relationships provide us with our sense of wellbeing, our sense of belonging, and our deeper sense of who we are. Through the physical and the visual aspects of human perception, the body managed humankind’s earliest interactions with the world. Evolution developed a neurological structure in humans by which they could negotiate the immediate conditions of their lives. Through the surrounding informational fields — physical and visual information embedded in the natural structure of the world — humans successfully evolved to construct artifacts for living. These creations range from jewelry, to furniture, to buildings, and ultimately to cities.
Tuttavia, quando gli esseri umani si sono distaccati dal rapporto con la realtà quotidiana della vita, come negli anni trenta, ispirandosi all’astrazione intellettuale, soggettiva, politica o filosofica, vi sono state catastrofi. e atrocità.
As the human mind continued to develop through the impulse of emotion, there came a point where humans were able to manufacture abstract ideas and thoughts, outside the physical reality that confronted them on a daily basis. The schism between the subject/object natures of perception permits the manufacture of an alternative reality. This mental capacity has been the protagonist of human thought and enquiry for millennia — leading to some of the greatest achievements of the human mind — at other times it led humankind towards the greatest atrocities imaginable. During the last century, architecture — as the formation of a world outside our bodies — has been consigned by contemporary doctrine to the intellectual creations of a purely subjective mind.
Penso che oggi permanga il distacco dalla realtà fisica sostituita dalla realtà virtuale di cui si nutrono i nostri studenti. Se ho ben interpretato la tesi posta dal saggio di Salingaros, dico subito che sono d’accordo, in generale, nell’ambito della definizione di realtà fisica a cui gli architetti debbono fare riferimenti. Per me, inoltre, la realtà è complessa, fatta di materialità naturale e storica, per cui intendo la storia, come materializzazione delle relazioni tra la fisicità della natura e sua percezione intellettuale, medium che ci consente di arricchirci della esperienza accumulata senza ripeterne le tappe evolutive. Insomma considero la storia come un facilitatore delle relazioni tra realtà fisica e percezione intellettuale con cui si sono esperiti il senso del benessere e dell’appartenenza e della riconoscibilità..
Il riferimento alla geometria è un esempio di astrazione dalle forme naturali, come strumento di conoscenza e progettazione , quando si rende necessario all’uomo di riprodurre artificialmente le forme naturali per costruire attrezzi e componenti costruttivi per il proprio benessere e per la loro riproducibilità nella società.
Nell’immagine della sezione di un tronchetto d’albero, come nella foto allegata, è riscontrabile la forma di un cerchio quasi perfetto che potrebbe aver dato l’impulso di riprodurlo quando se ne fosse determinata la considerazione di ricavarne un beneficio. Ma quanto tempo sia passato dalla percezione della forma naturale alla sua riproducibilità artificiale, non è dato saperlo perché si perde nella notte dei tempi, per cui a chi oggi studia il cerchio come astrazione geometrica e matematica non verrà mai in mente che la sua esistenza materiale è nelle forme naturali e che la sua perfezione in astratto è un compromesso stabilito per convenzione, per facilitarne la diffusione della conoscenza e l’applicabilità. Ma non è tutto così lineare e semplice, perché la realtà delle forme naturali è complessa e la traducibilità artificiale è un risultato a cui si perviene o per evoluzione delle forme semplici o per capacità percettiva fondata sulla divinazione delle relazioni tra il mondo fisico e mente umana. “





L’uomo non è completamente “naturale”, porta nel mondo una dimensione artificiale che miti, filosofie e religioni provano a spiegare da millenni… Ricordate i graffiti del bue preistorico? Un pò imitazione, un pò innaturale “divinazione”…
saluti
cristiano
Postilla alla prima risposta a Salingaros.
Il processo ed evento
di Isabella Guarini
Prima di esprimere il mio punto di vista in merito alla critica del regionalismo, vorrei specificare il mio pensiero sul concetto di evoluzione delle forme architettoniche , necessario per non cadere nell’equivoco e nell’accusa di conservatorismo.
Se accettiamo che l’opera d’architettura sia determinata dalla mutazione prodotta dal processo di accumulo di eventi creativi, dobbiamo anche accettare l’assunto che per manifestarsi, processo evolutivo ed evento creativo, necessitano della mediazione di discontinuità.
Nel passaggio dal tempio greco in legno a quello in pietra la mediazione è costituita dagli incendi frequenti che, distruggendo gli eventi esistenti, favorirono il determinarsi di eventi creativi diversi da quelli che li avevano generati, conservando nell’articolazione della struttura il codice genetico originario.
Per verificare l’assunto teorico dell’origine complessa dell’arte non è importante stabilire le cause delle discontinuità, catastrofi naturali, guerre, imperfezioni costruttive ed esaurimento delle risorse naturali, bensì accertare l’esistenza delle discontinuità tra processo ed evento.
L’architettura romanica è un segmento di facile applicabilità dell’assunto teorico costituito da processo-discontinuità- evento. Con l’affermarsi del cristianesimo i templi pagani furono progressivamente ridotti in frammenti per la costruzione di basiliche cristiane. La differenza tra la mutazione del tempio greco, da ligneo in pietra, e quella del tempio pagano in basilica cristiana sta nella riconoscibilità o meno delle forme originarie. Nel tempio greco il codice genetico è rappresentato con l’intenzione di essere tramandato in forma riconoscibile, come nell’architettura rinascimentale, mentre nella basilica paleocristiana e romanica il codice genetico costituito dai frammenti dei templi pagani distrutti viene nascosto dalla metamorfosi, intesa come trasfigurazione.
Anche in età moderna e nel momento di maggior diffusione, l’architettura è stata rappresentata come un evento senza legami con la sua stessa storia. Questa interpretazione basata sull’astoricità moderna costituisce un equivoco fatale per la qualità dell’architettura contemporanea delle città in cui viviamo.
Così D’Agostino s’incazza ancoradi più!