D’Agostino … incazzatissimo …

Salvatore D’Agostino, che evidentemente ci legge con profitto e con una certa assiduità, … e del quale avevamo intravisto e ascoltato qualche poco decifrabile borbottio in alcuni oscuri suoi commenti recenti, … finalmente, … raccoglie le forze e ce la mette giù dura … anzi … durissima … accomunandoci ad altre incolpevoli vittime dei suoi strali … e collettivamente …

ci incenerisce …


“Cari Muratore, Guarini e Salingaros,
Guarini: «Penso che oggi permanga il distacco dalla realtà fisica sostituita dalla realtà virtuale di cui si nutrono i nostri studenti.»
Vi ricordo che anche le più belle prospettive, spaccati assonometrici, piante e sezioni disegnate a china/matita erano rappresentazioni virtuali del progetto. Sono semplicemente cambiati gli strumenti.
Gli studenti non sono gli unici a nutrirsi di realtà virtuale, come dimostrano le vostre dispute su questa piattaforma virtuale ‘archiwatch’.
Mi auguro che l’equivoco virtuale non sia utilizzato per alimentare il solito tormentone del “distacco generazionale” per evitare il dialogo e barricarsi su sterili posizioni ‘passatiste’.
Invece, sono le vostre tesi a essere scollegate dalla realtà, parlate della città e dell’architettura senza nessun riferimento alla vera condizione dell’architettura in Italia:
corruzione politica;
cantieri insicuri;
imprenditori improvvisati;
università logora e baronale;
manodopera mal equipaggiata e spesso al nero;
tangenti;
architetti demotivati e in sovrannumero;
architetti rampanti;
considerazione della disciplina dell’architetto pessima;
critica immatura e incapace a leggere la realtà perché legata ai poteri forti;
critici del decoro, perbenisti e borghesi (esempio questo blog);
provincialismo e interventismo politico mediatico;
ignoranza sui nuovi linguaggi architettonici;
ignoranza sull’architettura del passato;
ignoranza sulle potenzialità dei nuovi strumenti informatici;
incapacità a relazionarsi con la gente;
incapacità a leggere l’architettura per empatia;
incapacità a leggere la non architettura
e ostinatamente chiusi in parole senza senso come “periferia” e “centro storico”.
Ma vi chiedo è possibile cambiare rotta e ricostruire questa nostra Italia, cercando di non alimentare il ‘super ego’ nascosto nel nostro essere sempre italiano medio?
L’ultimo che ha pensato di avere la ricetta risolutiva, pubblicando anche un libro dal titolo emblematico: “L’Italia che ho in mente”, ci sta inabissando.
Ma non capite che con queste idee da piccolo borghesi ‘mi sono fatto da solo’ o ‘la gente non capisce’ avete rovinato i sogni della vostra e delle nuove generazioni?
L’architettura del futuro ha bisogno di: ascolto, condivisione, intelligenza e senso dell’urbanità.
Chiudo con un paradosso di C. Guzzanti: «Se i partiti non rappresentano più gli elettori, cambiamoli questi benedetti elettori…»
Saluti,”

Salvatore D’Agostino

Non credo di aver compreso, in pieno, il senso di tanto risentimento, …
anzi, buona parte di quanto ho appena letto mi resta, per lo meno, oscuro, … mentre, altrove, invece, concordo, addirittura, …
ma tant’è … se uno si vuole incazzare … si incazzi pure, …
se ci vuol leggere, … ci legga, … altrimenti si risparmi la fatica, …
ma non ci accomuni ad altri incolpevoli oggetti delle sue vindici filippiche … ognuno ha (o almeno dovrebbe avere) … la sua testa …
e con quella il diritto di sbagliare … da solo …

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5 risposte a D’Agostino … incazzatissimo …

  1. Davide Cavinato ha detto:

    Alcuni punti mi sembrano un tantino sopra le righe. Sulla gran parte, e mi riferisco ai punti centrali, non si può non essere d’accordo.

  2. Pietro Pagliardini ha detto:

    Prof., mi sono messo con grande urbanità in ascolto e ho condiviso i sogni della nostra e della vostra generazione che è scollegata dalla realtà in un distacco generazionale barricato su posizioni passatiste.

    Caro prof. lei che si nutre di realtà virtuale sta su una piattaforma ma non riesce a cogliere le rappresentazioni virtuali del progetto a china/matita perchè la critica del decoro, perbenista e borghese alimenta architetti demotivati e in soprannumero, nonché mano d’opera mal equipaggiata e al nero.

    Lei non ha capacità empatica ma solo simpatica e incapacità di relazionarsi con la gente. E in più è incapace a leggere la non-architettura e non festeggia nemmeno i non-compleanni, ma solo i provinciali, perbenisti e borghesi compleanni.

    “L’Italia che ho in mente” è diversa, come la mia banca, ed ho pensato ad un cambiamento di rotta, ad una ricetta risolutiva che si può esprimere con un paradosso: “Ma che stò a dire?”

    Saluti
    Pietro

  3. Assunta ha detto:

    Il problema di noi Italiani é che sappiamo solo lamentarci, non é il momento…..dobbiamo ricordarci da dove proveniamo e chi siamo…prima di arrivare a questo!!

  4. Emmanuele Pilia ha detto:

    Prof. Muratore, non sono molto d’accordo con la condotta che ha deciso di intraprendere in questa situazione: è molto facile difendere la propria posizione aggredendo, senza di fatto rispondere alla critica mossa da Salvatore D’Agostino, che per l’altro, mi sembra piuttosto chiara. Fare finta di non capire è un mezzuccio utilizzato molto spesso nei dibattiti politici in televisione, dove le parti perfettamente, d’accordo tra loro, continuano a non capirsi di proposito, smorzando così ogni intento propositivo. E mi spiace che ad usare questo mezzuccio così scorretto, l’esporre e la derisione in pubblica piazza (perchè sì, nonostante sia “virtuale”, questa, è una pubblica piazza) del reo, senza per l’altro concordare il tutto con il “commentatore”, sia una persona di cui ho stima, seppur non condivida moltissime delle idee.
    Per quanto riguarda i contenuti: vogliamo negare che i mali dell’architettura italiana sono, per così dire, politici-culturali, prima ancora che architettonici?
    La cosa assurda che si ha in tutto questo chiaccherare del futuro dell’Italia è che quando al tavolo di discussione, composta da ormai da molto tempo “non-più-giovani”, pretende di sedersi chi più di altri dovrebbe preoccuparsi di questo fantomatico e retorico “futuro”, sono proprio i giovani, i detentori del futuro, questi vengono derisi, scacciati, presi per immaturi. E questo perchè, ricalcando gran parte dei discorsi di Carmelo Bene, per i meno giovani il futuro è già passato, ed il presente è l’esito del futuro passato. Un presente che ha solo da migliorare, che è quindi il peggior presente auspicabile nel futuro appena passato, è la testimonianza di un fallimento. Fallimento che le decisioni odierne faranno sì che si ripeterà, un pò per incapacità ad ascoltare, un pò per mancanza di umiltà.

  5. Lo scopo di questo blog è quello di sparare a zero contro tutto e tutti, per noi è arrivato il momento di cambiare, far capire alla gente l’importanza dell’Architettura e far tornare ad amare l’Architettura.
    Movimento per la difesa dell’Architettura contemporanea

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