Il futuro è … nel Tratturo …

pecora

Ritorno all’Appennino …

Santo Stefano di Sessanio …

Il futuro possibile di un patrimonio “minore” …

L’Italia salvata da una pecora …

In questi ultimi anni in Italia, sull’onda del prevalente dibattito internazionale, si è fatto un gran parlare di architettura e di sviluppo della città contemporanea; ci si è dilungati sui nuovi linguaggi, sulle nuove tecnologie, sui limiti dello sviluppo, sulle ipotesi più e meno sostenibili di una pratica progettuale e costruttiva ove le leggi dell’economia, del mercato e della finanza la fanno da padroni nel promuovere e nell’indirizzare verso esiti omologati e globalizzanti.
La grande crisi di questi ultimi tempi costringe però ormai a riconsiderare, accantonandoli, i modelli prevalenti di sviluppo che hanno, fin qui, portato alla devastazione del nostro territorio, alla costruzione di città praticamente invivibili, alla distruzione del nostro bene più prezioso: il paesaggio.
Va colta quindi con grande interesse l’occasione offerta dall’esperienza di Santo Stefano di Sessanio ove troviamo applicata un’ipotesi affatto alternativa di recupero e di sviluppo di un patrimonio minore, tipico e caratteristico di tante regioni del nostro paese, dalle Alpi alle isole del Mediterraneo, per intenderci, e che dimostra delle reali possibilità e delle prospettive ancora aperte per restituire senso e dignità a gran parte del nostro patrimonio altrimenti destinato alla definitiva obliterazione.
Si deve all’intuizione, all’intelligenza e alla perseveranza di un personaggio come Daniele Kihlgren, un po’ industriale e un po’ filosofo, un po’ architetto e un po’ antropologo, infatti, se un borgo come Santo Stefano è potuto ritornare alla vita rinascendo da una situazione di totale emarginazione, peraltro tipica di tante altre realtà della dorsale appenninica segnate dalla povertà e dalla ristrettezza di risorse che ne hanno, nel tempo, decretato l’abbandono.
Paradossalmente, oggi, nella crisi di un modello di sviluppo prevalentemente legato al consumo e alla conseguente devastazione dei luoghi, qui, sono proprio gli aspetti che ne hanno decretato la crisi ad essere argomento potenziale della rinascita. Luoghi abbandonati e perciò rimasti intatti come Santo Stefano si offrono quindi ad un recupero attento e capace di metterne in luce le caratteristiche e le qualità proprio partendo da quei valori intrinseci che ne hanno connotato la storia, spesso, millenaria.
Sviluppandosi lungo la dorsale appenninica, un’infinità di piccoli borghi ha rappresentato per secoli l’armatura urbana prevalente di un sistema insediativo, produttivo e difensivo legato intimamente al suo territorio e che, una volta venute meno le ragioni economiche che l’avevano vista fiorire, è sopravvissuta come un relitto intatto e abbandonato. Ora proprio le caratteristiche che ne avevano decretato l’abbandono si pongono alla base del nuovo modello di sviluppo.
Da Santo Stefano a i Sassi di Matera è quindi tutto un susseguirsi di piccole e grandi realtà organizzate dal punto di vista insediativo lungo le direttrici degli antichi tratturi (le vie storiche della transumanza pastorizia stagionale, le vere autostrade dell’economia antica) che potrebbero, in un futuro non lontano, grazie anche ad un uso intelligente delle nuove risorse europee sullo sviluppo sostenibile, ritrovare il senso e il valore di una loro ritrovata centralità produttiva.
Importante quindi nel caso di Santo Stefano anche e soprattutto la metodologia applicata per raggiungere lo scopo di un recupero non fine a se stesso, ma capace di proiettarsi operativamente attraverso formule innovative, innanzitutto, capaci di rendere vive una tradizione e una cultura sull’orlo della loro definitiva obsolescenza.
In particolare, sembrano assai significative alcune formule metodologiche contemplate dal progetto di recupero che prevede tra l’altro: a) un uso esclusivo del materiale architettonico originario o di recupero; b) la conservazione della destinazione d’uso all’interno della organizzazione domestica originaria; c) l’arredamento con materiali poveri tipici della montagna appenninica; d) la riproposizione di alcuni aspetti delle culture materiali autoctone. In tal senso “l’approccio di tutela si spinge fino alla conservazione di quelle tracce di vissuto sedimentate negli intonaci, nelle stratificazioni del costruito … che rimandano al destino di povertà delle popolazioni della montagna appenninica. … Proprio in questi segni di sofferenza del tempo, sedimentati col susseguirsi delle generazioni, si ritrova l’anima più profonda di queste pietre, il genius più autentico di questi luoghi legati profondamente al destino delle popolazioni che hanno costruito e abitato questi spazi vivendo glorie e decadenza della civiltà pastorale”.
Nell’iniziativa promossa da Kihlgren si intrecciano quindi le dimensioni di una operazione imprenditoriale che nell’ipotesi dell’albergo diffuso trova naturalmente la sua ragion d’essere economica, ma altresì quelle di una ricerca estetica e progettuale che nella conoscenza delle antiche tecniche rintraccia il presupposto metodologico, la memoria e il significato etico di un approccio culturalmente alternativo.
G.M.

(da: “Bauwelt” 46.08)

Questa voce è stata pubblicata in Architettura. Contrassegna il permalink.

Una risposta a Il futuro è … nel Tratturo …

  1. emanuele arteniesi ha detto:

    Un video sul borgo di Santo Stefano di Sessanio. Gli interventi di consolidamento di Kihlgren sul tessuto edilizio storico hanno salvato buona parte del borgo dagli effetti del terremoto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.