C’era una casa tanto carina … senza soffitto …

casinavaladier

Rileggere, oggi, che i pezzi della Casina li ritrovi in vetrina, le alate parole di Francesca Giuliani spese in occasione dell’inaugurazione del, relativamente recente, “restauro” della Casina Valadier sulle pagine de La Repubblica … se non proprio al rimpianto muove, almeno, alla commozione per una cerimonia tanto sobria e toccante … e il solo ricordo di quella entusiasmante stagione capitolina ci spinge alla soglia delle lacrime: …

“Festa d’inaugurazione alla Casina Valadier, notte di musica e delizie della gola per duemila invitati nei saloni della palazzina ottocentesca del Pincio. Una passerella di autoblu e tacchi a spillo, flash e celebrità verso la doppia scalea che si apre sul retro dell’edificio neoclassico e porta al colonnato simbolo del monumento, splendente di luci e fresco di tinteggiatura chiara per il gran debutto dopo dieci anni di chiusura e due di restauri. Sul fare del tramonto il taglio del nastro alla presenza del sindaco Walter Veltroni (“Siamo riusciti a sanare una ferita”) affiancato da Vittorio Ripa di Meana, presidente della società che gestisce la Casina. Poi, via via, l’arrivo degli ospiti: i protagonisti della politica Rutelli, Follini, Bertinotti e Meandri, poi Alba Parietti, Stefania Sandrelli e Laura Biagiotti, ma anche Cesare Romiti, Fabiano Fagiani e Chicco Testa. E ancora: Giampaolo Letta, Giovanni Malagò e Matteo Cordero di Montezemolo, Flavio Cattaneo, Bruno Vespa e Clemente Mimun. Gente di finanza e di economia, restauratori ed architetti tutti con il drink in mano, conquistati dall’atmosfera, dal tramonto color pastello, dalla vista sui tetti di Roma e dal buffet apparecchiato nel giardino fra i tavoli e sotto gli ombrelloni illuminati dalle fiaccole. Mondana ma sobria e soft, con la gente in abito da sera come da invito, la festa non ha trascurato di rivolgere un’attenzione speciale proprio ai lavori condotti in collaborazione con tre soprintendenze e illustrati nei dettagli a tutti i presenti in un video proiettato su maxischermo con l’accompagnamento musicale di quella vecchia canzone per bambini di Sergio Endrigo “C’era una casa tanto carina, senza soffitto, senza cucina…”. La vecchia Caffeaus ottocentesca è oggi un bellissimo ristorante-caffè-vineria con gli arredi rosso vinaccia e i soffitti dipinti: una finestra su Roma che torna ad aprirsi come se fosse inedita, un monumento riconquistato a pochi passi dalla terrazza del Pincio, costruito su progetto del genio dell’architettura neoclassica Giuseppe Valadier negli anni tra il 1816 e il 1837. La prima notte della nuova Casina Valadier è proseguita a suon di musica dal vivo tra jazz e swing, chiacchiere e conversazioni di lavoro fino a tardi sotto le stelle del Pincio, dal taglio del nastro a quello della torta. Tanti volti noti del mondo dello spettacolo: Ettore Scola, Pietro Garinei e Virma Lisi, Carlo ed Enrico Vanzina, Manuela Arcuri e Margherita Buy e tutti praticamente in blocco gli addetti ai lavori del Comune, gli assessori D’Alessandro, Borgna, Minelli, in giro fra le poltrone di vimini, in chiacchiere e convenevoli ai tavolini illuminati da piccole candele. Anche i piatti, presentati dallo chef Antonio Sciullo e sotto la direzione di Maria Antonietta Pacelli, meritano attenzione. Dai frittini di antipasto al risotto agli asparagi e maggiorana, dalle trofie con melanzane fino al trionfo di dolci, mousse, babà e bavaresi, per concludere con una supermimosa da 150 chili decorata col simbolo della Casina, quel colonnato neoclassico tornato lucente di fresco. Da sabato l’apertura al pubblico, la Casina Valadier è di tutti.”

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2 risposte a C’era una casa tanto carina … senza soffitto …

  1. manuela marchesi ha detto:

    La Casina Valadier è di tutti manco per un cavoloo!!! Bella serrata dalla recinzione, ben salda su una platea cementizia per creare i locali tecnici necessari alle sue splendide e rinnovate fortune di ristorazione-con-vista (la vista, grazie al cielo, è quella di sempre).
    In onore dei suoi ingressi e in funzione dei tavolinetti del dehor sono stati sacrificati alberi, è stata esclusa dal pubblico uso una fontanella strategica per fare una bevuta prima di scendere in città. Spesso da sotto gli ombrelloni viene diffusa musica che, se pure a volume discreto, aggiunge una “nota trendy” e toglie l’ascolto dell’aria che passa tra gli alberi…
    Mi ripeto e non me ne cale nulla, ma la lettura della “cronaca di una inaugurazione molto annunciata” mi ha ancor più acuito il fastidio per il linguaggio tipico di “la Repubblica” usato anche quando ha avuto da parlare di mondanità capitolina. L’incenso sprigionato da certi turiboli ha fatto perdere i sensi e il senso della sana amministrazione alla squadra veltroniana.

    Chicca – un refuso gustosissimo dell’articolo: “(…) Poi, via via, l’arrivo degli ospiti: i protagonisti della politica Rutelli, Follini, Bertinotti e MEANDRI (…)”…

  2. pasquale cerullo ha detto:

    Ecco, infatti, la Casina non è di tutti ma degli invitati o dei paganti. L’idea di città aperta ma quando, dove… Per vedere l’Ara Pacis bisogna pagare il biglietto… per cosa? per la sua manutenzione… ma la manutenzione di cosa? dell’involucro, per mantenere l’involucro dell’Ara Pacis semmai, che poi che c’è da manutenere, la climatizzazione interna? del marmo… e allora la colonna traiana perché non la preserviamo con un bel preservativone gigante climatizzato? Che c’è di così speciale da assicurarci l’eternità dell’opera? La luce solare, tagliata dalle brise soleil va a stagliarsi con lame orizzontali sulle pareti dell’ Ara , scuri e chiari netti, uno squilibrio fotosensibile che è molto peggio di una luce diffusa naturale.

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